Anche i ricchi
pensano
DI MICHELE SERRA
Per dirla come al bar: quanto costerebbe, a un ricco, una tassa
patrimoniale, e quanto gli costerebbe pagarsi i vigilantes che lo
proteggono? E a parte i conti in tasca (vuoi scommettere che costerebbe
di meno la patrimoniale?), che futuro sognano, i ricchi? Quanto Welfare e
quanto filo spinato, considerando che il primo è il contrario del secondo?
Le tasse servono per pagare più scuole, più insegnanti, più poliziotti,
affidando allo Stato, alla collettività, il compito di educare, assistere,
quando occorre reprimere. Si chiama stato sociale ed è una soluzione di
tipo europeo — fino a che l'Europa esisterà in quanto tale, con buona
pace di Putin e di Trump. L'altra soluzione è di tipo sudamericano:
privatizzare la sicurezza, privatizzare tutto. Quartieri bunker e guardie
armate alla porta. Il "chi va là" come condizione quotidiana, e magari
qualcuno è così stupido che lo considera pure uno status symbol, vivere
blindato.
Se fossi un ricco, mi porrei la domanda. Farei come quella combriccola di
miliardari americani che hanno fondato l'associazione "Tax the rich".
Sono arcistufi di fare beneficenza: vogliono pagare più tasse. Sono più
intelligenti dei loro pari grado. Sanno che una società più equilibrata,
meno difforme socialmente, è la migliore garanzia per il futuro di tutti. E
anche per la sicurezza di tutti.
In mezzo a tanti appelli (giustificati) ai ragazzini delle periferie, "pensate
a quello che fate", vale la pena un appello simmetrico da rivolgere agli
straricchi: pensate a quello che fate. Se il capitalismo ha ancora un
cervello, lo adoperi. Se invece è solo una sequenza di algoritmi, il guaio è
grosso.
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