giovedì 22 ottobre 2026

L'Amaca

 


Anche i ricchi

pensano


DI MICHELE SERRA


Per dirla come al bar: quanto costerebbe, a un ricco, una tassa

patrimoniale, e quanto gli costerebbe pagarsi i vigilantes che lo

proteggono? E a parte i conti in tasca (vuoi scommettere che costerebbe

di meno la patrimoniale?), che futuro sognano, i ricchi? Quanto Welfare e

quanto filo spinato, considerando che il primo è il contrario del secondo?

Le tasse servono per pagare più scuole, più insegnanti, più poliziotti,

affidando allo Stato, alla collettività, il compito di educare, assistere,

quando occorre reprimere. Si chiama stato sociale ed è una soluzione di

tipo europeo — fino a che l'Europa esisterà in quanto tale, con buona

pace di Putin e di Trump. L'altra soluzione è di tipo sudamericano:

privatizzare la sicurezza, privatizzare tutto. Quartieri bunker e guardie

armate alla porta. Il "chi va là" come condizione quotidiana, e magari

qualcuno è così stupido che lo considera pure uno status symbol, vivere

blindato.

Se fossi un ricco, mi porrei la domanda. Farei come quella combriccola di

miliardari americani che hanno fondato l'associazione "Tax the rich".

Sono arcistufi di fare beneficenza: vogliono pagare più tasse. Sono più

intelligenti dei loro pari grado. Sanno che una società più equilibrata,

meno difforme socialmente, è la migliore garanzia per il futuro di tutti. E

anche per la sicurezza di tutti.

In mezzo a tanti appelli (giustificati) ai ragazzini delle periferie, "pensate

a quello che fate", vale la pena un appello simmetrico da rivolgere agli

straricchi: pensate a quello che fate. Se il capitalismo ha ancora un

cervello, lo adoperi. Se invece è solo una sequenza di algoritmi, il guaio è

grosso.


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