Pro-pal: l’autrice Rooney è trattata da terrorista
La scrittrice irlandese Sally Rooney, sostenitrice del popolo palestinese, smetterà di vendere i suoi romanzi nel Regno Unito. Nessuna censura, ammoniscono i nostri giornali liberali: Rooney li ha ritirati “spontaneamente” dal mercato britannico, in accordo con la casa editrice Faber & Faber, dal momento che sarebbe stato reato riceverne i proventi. L’autrice infatti aveva annunciato di voler usare i suoi diritti di autore per finanziare il gruppo Palestine Action dopo che, nel luglio 2025, il governo britannico (ma non l’Irlanda) lo ha messo al bando in base al Terrorism Act 2000. Ciò comporta conseguenze molto gravi: non solo far parte di Palestine Action, ma anche esprimere sostegno o invitare a sostenerlo costituisce un reato penale punibile fino a 14 anni di carcere. Palestine Action propone azioni dirette e radicali, come attacchi, sabotaggi e imbrattamenti a infrastrutture di aziende legate all’industria della Difesa che riforniscono l’esercito israeliano (in particolare i siti delle filiali britanniche di Elbit Systems); cioè lotta, non solo a parole, contro il complesso militare industriale che sostiene lo sterminio dei palestinesi; non certo contro gli ebrei. Dall’entrata in vigore del bando, la polizia britannica ha arrestato oltre 3.700 persone legate a manifestazioni o espressioni di supporto all’organizzazione. L’Alto commissario Onu per i diritti umani Volker Türk ha definito la misura un “inquietante abuso delle leggi antiterrorismo”. Molte Ong per i diritti civili accusano Londra di voler criminalizzare il dissenso politico equiparando il danno alle cose alla violenza contro le persone.
Nel dare la notizia dell’autocensura di Rooney per non finire in galera, il Corriere gongola, dopo anni passati a convincerci che ella fosse una scrittrice superlativa solo perché la moda lo imponeva (da La Lettura del 1° novembre 2024: “L’irlandese Sally Rooney, di cui è in uscita Intermezzo, si racconta a Marco Missiroli in un’intervista esclusiva, la prima con un giornale italiano”); ora semplicemente la insulta: “Sally Rooney, oltre a essere la Liala dei millennial con pretese intellettuali, è anche una sfegatata militante pro Pal, che è arrivata a rifiutare di far tradurre in ebraico i suoi libri più recenti (una scelta in odore di anti-semitismo)”. Gli prudono le mani, ai nostri editorialisti di Cultura: non vedono l’ora di applicare la legge disegnata da Gasparri insieme ai “riformisti del Pd” per punire la critica contro i crimini di Netanyahu e della sua banda di assassini messianici, criminalizzandola come un violento atto di antisemitismo. Il Corriere liquida Rooney con sarcasmo: “Ora anche i britannici dovranno rassegnarsi a fare a meno di lei”. Eh eh eh. Invece, la cosa dovrebbe preoccupare la stampa libera, ma anche il Corriere. È forse una bella notizia che una scrittrice sia costretta, in questo folle clima di messa al bando di chi critica Israele, a non vendere i suoi libri in un Paese ideologicamente e militarmente compromesso col genocidio, e non per il contenuto di quei libri, evidentemente innocui (“Liala”), ma per le sue idee politiche? Si teme forse che possa radicalizzare qualcuno attraverso gli occhi e indurlo a iscriversi a Hamas? Che le causali dei bonifici che lei gira alle associazioni pro-Pal passino per osmosi nelle sue pagine, come il veleno ne Il nome della rosa? Non subivano la stessa sorte gli scrittori russi che si opponevano a Stalin e venivano perseguitati, arrestati e costretti all’esilio? Non siamo noi quelli democratici, laici, gli eredi dell’Illuminismo, che citano (peraltro a vanvera, attribuendola a Voltaire che non l’ha mai scritta né pronunciata) la frase: “Non sono d’accordo con te, ma darei la vita perché tu possa esprimere la tua opinione?”.
È vero: siamo sempre noi, specie noi italiani, quelli che impediscono agli artisti russi di esibirsi e che bloccano le lezioni di Paolo Nori su Dostoevskij per fare dispetto a Putin: adesso iniziamo con gli “antisemiti” ex lege Gasparri-Delrio? (Già nel 2018 la casa editrice francese Gallimard decise di non pubblicare più gli Scritti polemici di Louis-Ferdinand Céline, quelli sì veramente antisemiti, come profilassi verso lettori ritenuti scemi, e come se l’autore non fosse uno dei più grandi geni della letteratura). Stai a vedere che non siamo noi i campioni di tolleranza, i custodi del bene superiore della Cultura contro dogmi e dittature, che condanniamo l’Iran, da cui partì la fatwa dell’Ayatollah Khomeini contro lo scrittore Salman Rushdie perché riteneva blasfemo il suo romanzo I versetti satanici. Siamo noi che ci vantiamo di esportare la democrazia nelle terre degli infedeli insieme con i padroni dell’Occidente, gli Usa. Usa dove peraltro, en passant, il ministro della Guerra ha annunciato giorni fa di voler trasmettere un’esecuzione per fucilazione via streaming. Sono sempre gli altri, i barbari; ma ci stiamo lavorando.
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