Ipocrisia canaglia. Credersi buoni davanti alla guerra. Che è immorale
“Grande è la confusione sotto il sole, e la situazione è eccellente”, diceva il presidente Mao. Altri tempi, mettiamola così, e spiace smentire le parole del Grande Timoniere, ma la situazione non è eccellente per niente. Le guerre ci assediano, sono qui anche se non lo sono veramente, e non si parla di guerra ibrida, di propaganda, di scaramucce dialettiche. Siamo più terra-terra: si parla di inflazione al galoppo, di fare il pieno di benzina, di faticare ad arrivare alla fine del mese, di diritti in discussione, se non già del tutto evaporati (studio, casa, sanità, eccetera), di destinare soldi – molti soldi – al riarmo.
E poi c’è un vizio, diciamo così, che prevede che i governi si schierino da una parte oppure dall’altra, che affinino il loro sistema di alleanze, di priorità, che decidano cosa conviene e cosa non conviene, ammantando il tutto con un’ipotetica “questione morale”. E qui, va detto, tremano i polsi, perché la faccenda ha aspetti decisamente surreali. Per esempio la scelta “etica” di non comprare il gas russo su fermo consiglio americano (compriamo il loro, adesso, che costa di più), mentre il presidente Usa annuncia acquisti di diesel russo, un bel testacoda.
Leggo il comunicato di Giorgia Meloni sull’attacco Houthi all’aeroporto di Riad, in Arabia Saudita. Sostegno. Solidarietà. Ci mancherebbe. E poi, letterale: “Gli attacchi contro civili e infrastrutture sono inaccettabili e devono cessare”. Bello. Viene da dire: ci sto, dove si firma? Salvo poi scoprire che nell’ultimo decennio l’aeroporto di Sana’a, in Yemen, ha subito quasi trecento attacchi sauditi (più le stragi della popolazione civile), senza che Giorgia Meloni abbia espresso lo stesso afflato umanitario gridando che è “inaccettabile”. Anzi, le limitazioni all’export di armi e missili italiani verso l’Arabia Saudita (governi Conte I e II), sono state annullate nel 2023 (governo Meloni). E quanto agli attacchi alle infrastrutture – “inaccettabili” – basta digitare “Gaza” su Google Maps per vedere che non un ospedale, una scuola, una moschea, una strada sono rimasti in piedi dopo la furia genocida di Israele. Anche lì non abbiamo sentito proteste meloniane in difesa di vite e infrastrutture: zero sanzioni. Per non dire del più clamoroso attentato della Storia a un’infrastruttura europea – il gasdotto NordStream – che la famosa Europa ha digerito fischiettando perché l’hanno fatto gli ucraini e non i russi.
Leggo trasecolando un tweet piuttosto assertivo di Franco Bassanini, Grand Commis del potere italiano ed europeo: “Ci riforniamo da paesi che non bombardano ospedali, scuole e asili”. Perbacco. Qui la doppia morale emerge come un’eruzione vulcanica, perché la storia recente (quasi cronaca) ci dice che invece ci riforniamo proprio da quelli, e compriamo il gas liquido, per ordine di Trump, dal paese, gli Usa, che pochi mesi fa ha ucciso 180 bambine in una scuola iraniana. Diciamo che Bassanini ha sbagliato esempio, ecco.
Consiglierei, dunque, un minimo di prudenza, se non sul piano politico, almeno su quello etico: che non si cerchi di agghindare di “moralità” o di “giustizia” la nostra parte rispetto alle altre parti, e se si vuole usare la “questione morale” sulla guerra, la si usi per i civili di Gaza, dell’Iran, dello Yemen, dell’Ucraina, per le vittime, insomma, non per chi spende molti soldi per ammazzarle. Perché la guerra è merda pura, desiderio di dominio e senso degli affari, più che una faccenda di buoni e cattivi, e in ogni caso – spoiler – i buoni non siamo noi.
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