La fatica
dei genitori
DI MICHELE SERRA
Non sapevamo nulla», dicono i genitori dei ragazzini fermati a Milano e
portati in Questura. Non sapevamo dov'erano, cosa facevano, cosa
pensavano — dicono. Non sapevamo nulla. Solidarietà totale — per quanto
mi riguarda — con questi adulti soli di fronte all'ignoto dell'adolescenza.
Sì, certo, si dovrebbe fare più attenzione. Sì, certo, si dovrebbe essere più
presenti. Sì, certo, bisognerebbe essere genitori migliori. Dopodiché, è
onesto ricordarsi che è un terno al lotto. Un'incognita. Che si fa quel che
si può. L'adolescenza è un tuffo nel mistero più fitto, quello di un
bambino, una bambina, che improvvisamente muta corpo, muta assetto,
muta pensiero, diventa uno sconosciuto.
I miei genitori (parliamo dell'epoca pre-smartphone) niente sapevano di
me. Ripenso ai momenti nei quali potevo essere pericoloso, o in pericolo.
È andata bene, forse l'unica divinità davvero esistente è l'angelo custode.
Ripenso al mio transito breve, squassante, dall'infanzia alla pubertà e alla
giovinezza, un lampo. Sono stato fortunato, come figlio e come genitore,
non ho mai dovuto fare tappa in una Questura. Al massimo — come figlio
— in un Pronto Soccorso, e come genitore anche. Poi tutto si è risolto
bene, la vita è forte.
La vita è forte, il tempo che ci attende è lungo. Se ne ricordino i giudici, i
legislatori, i politici che si occupano dei ragazzini — anche di questi
ragazzini sfasciatori, maleducati, insopportabili. Avere pena e cura di
loro vuol dire anche avere pena e cura dei loro genitori. La badante
ucraina, l'operaio marocchino, la single italiana che dicono: non ho avuto
il tempo, non ho avuto la forza di occuparmene. Chi è senza peccato
scagli la prima pietra.
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