venerdì 30 ottobre 2026

L'Amaca

 


Il passaporto

a chi ne è degno


DI MICHELE SERRA


Lo scandalo non è solo che i Bolsonaro (sembra il titolo di una serie tivù,

tipo le Kardashian o i Flintstone), per via di un trisavolo veneto, abbiano

avuto in dono il passaporto italiano come un'onorificenza che il nostro

governo ha concesso esclusivamente per ragioni di complicità politica; e

avendo zero attinenza, l'Italia, con il Paese dove vivono (vivevano) e con

la lingua che parlano.

Lo scandalo è soprattutto che centinaia di migliaia di ragazzi italiani nati

qui da genitori immigrati non abbiano quella cittadinanza che sarebbe il

più ovvio, il più naturale dei diritti. Per la precisione: più ancora di un

diritto, essere italiani è una loro condizione. Uno stato di fatto non

riconosciuto.

Sono cento, mille volte più italiani dei Bolsonaro i bambini e i ragazzi figli

di stranieri che frequentano le nostre scuole pubbliche; i lavoratori

regolari che con le loro tasse pagano le loro e le nostre pensioni; la tanta

«gente perbene», direbbe Meloni, che è arrivata da lontano per stare

meglio, e ci è riuscita. E anche per farci stare meglio: le badanti, il

personale paramedico e medico, gli operai, i contadini, gli artigiani, i

professionisti. E in cambio ha ricevuto la negligenza di autorità distratte

o diffidenti.

La cittadinanza è un concetto che non ha niente a che fare con l'etnia, i

cromosomi, la genealogia. Certifica che si è parte di una comunità. Che si

è tenuti a rispettarne le leggi. Che si condividono con altri cittadini gli

stessi diritti e doveri. Che diavolo c'entrano i Bolsonaro? Niente, per loro

il passaporto che anche voi e io abbiamo in tasca è solo un salvacondotto.

Un alibi per farla franca.


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