Champagne al Csm: Ferri rieletto membro togato dopo lo scandalo
Manca il risultato ufficiale, che arriverà oggi, ma Cosimo Ferri, la testa pensante assieme a Luca Palamara dello scandalo nomine, del dopocena all’hotel Champagne di Roma, tornerà a essere consigliere togato del Csm in quota giudici di merito, grazie al recupero proporzionale reintrodotto dalla riforma Cartabia per dare spazio, nelle intenzioni, agli indipendenti, ai candidati fuori dalle correnti. Ma il destino, si sa, è cinico e baro e tra gli indipendenti c’è Ferri che è stato il re del “correntificio” da magistrato, come leader di Magistratura Indipendente e consigliere Csm nel 2006-2010, e anche da plurisottosegretario alla Giustizia e da deputato renziano. Tornato in ruolo a marzo, come giudice civile a Roma, si è candidato per il Consiglio nel collegio 2 dei giudicanti dove ha preso 258 voti, insufficienti a passare con il maggioritario. Ma ce la farà con il proporzionale grazie all’appoggio di altri quattro candidati, fra cui due espulsi da MI, proprio per la loro candidatura fuori dal gruppo: i giudici Annarita D’Onofrio e Vincenzo Depalma,
Ferri torna a Palazzo Bachelet da unico impunito dello scandalo nomine, perché all’epoca dei fatti, maggio 2019, era deputato: è stato salvato da questa maggioranza parlamentare di centrodestra, più renziani e calendiani, che hanno negato ai giudici disciplinari del Csm di utilizzare le intercettazioni. Ferri, nel 2024, era l’unico magistrato ancora incolpato grazie alla sua strategia processuale di dilatare i tempi fino a 5 anni dopo i fatti. Di mezzo c’è stato anche un conflitto di attribuzione del Csm versusCamera e poi un secondo no di Montecitorio a cui il collegio presieduto da Fabio Pinelli ha deciso di non opporsi. E così è venuta a mancare la prova a carico, ovvero le conversazioni all’hotel Champagne (e non solo) in cui Ferri, Palamara, Luca Lotti, allora deputato renziano e indagato a Roma per Consip, pianificavano una strategia per le nomine politicamente sensibili dei procuratori di Roma e Firenze con, allora, 5 consiglieri del Csm, costretti poi alle dimissioni. A livello disciplinare tutti condannati, Palamara, come si sa, con la radiazione e gli ex consiglieri con la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio per periodi variabili, tra i 9 e i 18 mesi. Invece, Ferri, è stato assolto per “essere rimasti esclusi gli addebiti disciplinari”. Uno sconsolato Pg, Simone Perelli, aveva detto: “Se non si possono usare le intercettazioni le conclusioni sono necessitate”.
Ma se l’elezione di Ferri catalizza l’attenzione, non può sfuggire il dato significativo per l’elezione dei 20 togati: il prossimo Csm va nettamente in direzione progressista: Area è prima, importante successo della lista “Autogoverno diffuso”, partita dalla base di Milano, con l’attuale togato indipendente Roberto Fontana, e appoggiata da Magistratura Democratica. Infatti, nel collegio “Nord giudicanti” questa lista ha oltre il 40% dei voti. Bene anche la centrista Unicost. Dimezzata MI a causa delle divisioni interne tra chi è fedele al nuovo corso del presidente dell’Anm, Giuseppe Tango e del segretario Antonio D’Amato e chi sta con Ferri e Claudio Galoppi, ex Csm, ex segretario di Mi ed ex consigliere giuridico di Elisabetta Casellati. Contando gli eletti anche con il proporzionale ufficiali oggi, Area prende il posto di MI con 7 consiglieri; 4 Autogoverno diffuso e Md, Unicost stabile con 4 consiglieri, Mi scende da 7 a 4. E Ferri.
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