“Il Board di Trump non porta la pace, ma semina bombe”
“Non è un cessate il fuoco”, dice Francesca Albanese, Relatrice speciale per i diritti umani nei Territori occupati, di fronte agli ultimi 32 morti in un raid israeliano a Gaza. “Si sono ridotti i numeri degli uccisi, ma in meno di quattro mesi – ricorda Albanese – l’esercito israeliano ha ammazzato oltre 500 persone solo a Gaza. E anche in Cisgiordania c’è violenza, inferta in altro modo. Ma si parla di pace. C’è uno sfaldamento del sistema di protezione dei diritti umani, già fallace in Palestina. A Gaza non si muore solo di proiettili, si muore di ipotermia, di fame, si muore sotto le macerie buttate giù dalle bufere e per la mancanza di cibo e medicine”.
L’accelerazione della colonizzazione in Cisgiordania mostra la linea israeliana.
Hanno perso la bussola. Da una parte i coloni, una porzione robusta della società israeliana, ben rappresentata nelle istituzioni, di là un’altra parte della popolazione appare silente, indifferente. Sto scrivendo la mia prossima inchiesta che è sulla tortura: c’è un parallelo tra quello che si infligge ai palestinesi dietro le sbarre e quello che si fa fuori. Si cerca di annientarli nel corpo, nell’anima e nell’identità collettiva.
A Gaza non hanno risolto neanche la crisi umanitaria.
Oggi possiamo dire che la pressione di Trump affinché si parlasse di pace aveva due obiettivi: velocizzare l’ingresso degli Usa nelle vicende mediorientali. Del resto, Israele è un’appendice dell’imperialismo Usa nel Medio Oriente. L’altro obiettivo era mettere a tacere l’opinione pubblica internazionale: la Flotilla aveva creato un colpo di frusta che ha mobilitato tanta gente e che i governi occidentali vicini a Israele non potevano gestire. Così tutti, anche nel governo italiano, si sono affannati a parlare di pace.
Faranno un’altra Flotilla, più grande.
Certo, ma bisogna capire che c’è un nemico comune e la Costituzione italiana è in pericolo. La Palestina ha scatenato una presa di coscienza, sono scese in piazza anche persone a cui non sarebbe importato nulla della Palestina 2/3 anni fa. E questo ha portato ai decreti che funzioneranno da bavaglio nei confronti della libertà di espressione, alle misure contro chi è sceso in piazza, alle schedature.
Annunciano altri elicotteri Apache, prodotti anche da Leonardo, dagli Usa a Israele.
Anche dalla Germania e dall’Italia continuano ad arrivare armi e assistenza tecnica. E comunque si sono intensificati gli scambi commerciali tra Italia e Israele. Siamo al punto più basso della diplomazia italiana in Medio Oriente.
Il piano Trump prevedeva, per la fase 2, il Board of peace di nomina Usa, che sembra destinato a gestire anche altre crisi. Può funzionare?
Sì certo, il Board di Trump si sostituirebbe al Consiglio di Sicurezza Onu. Sconcerta che altri Stati aderiscano: si mira a sfaldare il sistema multilaterale dell’Onu, più o meno democratico.
Per ora nel Board ci sono Argentina e altri Paesi sudamericani, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Emirati, ma non i Paesi Ue e il Regno Unito. Funzionerà anche così?
Sì, l’impero Usa decide e non trova opposizione, ma è disfunzionale dal punto di vista del rispetto delle regole e del mantenimento della pace. Non si rendono conto delle bombe di risentimento e sofferenza che stanno seminando in Medio Oriente. La fase 2 prevede la costrizione dei palestinesi sopravvissuti alla fase più acuta del genocidio in zone di concentramento, staranno nelle riserve. È come il colonialismo contro i nativi in America.
Il segretario Guterres ha lanciato l’allarme per la crisi finanziaria dell’Onu.
Se gli Usa si sono ritirati, altri non hanno pagato le somme dovute. Per qualche mese l’Onu sarà in grado di pagare le operazioni in corso, ma non altri programmi. All’Alto commissariato per i diritti umani ci sono tagli di organico fino al 30%.
Lei è una relatrice speciale dell’Onu sotto sanzioni Usa come i giudici della Corte penale internazionale che hanno incriminato Netanyahu. Come va la vita sotto sanzioni?
Male, il cappio si fa sempre più stretto, non riesco più a ricevere un pagamento. E sono l’unica che non è sostenuta dal proprio Stato: in altri casi sono stati i governi a fare da garanti. Sono sanzioni draconiane senza possibilità di appello.
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