Ha ragione la Meloni
Siccome la Meloni, nervosa per i sondaggi, non ne azzecca una neppure per sbaglio, citando sentenze e processi a casaccio per spingere al Sì qualche disinformato in più, le serviva giusto qualcuno che la riportasse almeno per un giorno dalla parte della ragione. E chi poteva essere il genio? Macron. La premier commenta l’assassinio a Lione del giovane attivista di destra Quentin Deranque e il “clima di odio ideologico che attraversa diverse Nazioni”. Macron, anziché associarsi e magari invitarla a dire lo stesso sulle vittime dall’Ice trumpiana, la zittisce: “Non commenti gli affari francesi: ognuno resti a casa sua e le pecore saranno ben custodite”. Strano: la sua ministra Laurence Boone, quando la Meloni vinse le elezioni nel 2022, minacciò di “vigilare sullo stato di diritto” a casa nostra. Così la Meloni ha buon gioco a ricordarglielo con un velenoso post scriptum: “Non vogliamo tornare ai tempi delle Br, a cui la Francia dava asilo…”.
Ma è fin troppo generosa. La Francia continua a sottrarre alla nostra giustizia 10 terroristi che hanno sparso sangue in Italia negli anni di piombo. Furono arrestati nel 2021 su richiesta del ministro Bonafede (governo Conte 1). Ma la magistratura francese negò la loro estradizione grazie alla famigerata “dottrina Mitterrand”, vaneggiando di “processi non equi”, come se il nostro non fosse uno Stato di diritto. Il più noto è Giorgio Pietrostefani (ex Lotta Continua, condannato a 22 anni con Sofri come mandante del delitto Calabresi), che Parigi non estrada in base a una frottola: che cioè sia stato condannato in contumacia (invece ha presenziato a tutti e i 7 gradi di giudizio). Poi ci sono sei ex Br: Sergio Tornaghi (ergastolo per l’omicidio Briano); Giovanni Alimonti (11 anni e mezzo per banda armata e tentato omicidio del vicequestore Simone); Marina Petrella (ergastolo per l’omicidio Galvaligi, i sequestri D’Urso e Cirillo, quest’ultimo con l’uccisione di due agenti di scorta, e l’attentato a Simone); Roberta Cappelli (ergastolo per gli omicidi Galvaligi, Granato, Vinci e gli attentati a Simone e Gallucci); Maurizio Di Marzio (5 anni per l’attentato a Simone); Enzo Calvitti (18 anni e 7 mesi per banda armata e terrorismo). Gli altri tre sono Raffaele Ventura (ex Autonomia Operaia, 20 anni per l’omicidio Custra); Luigi Bergamin (Proletari armati per il comunismo, 25 anni per banda armata e concorso nell’omicidio Santoro); Narciso Manenti (Nuclei armati contropotere territoriale, ergastolo per l’omicidio Gurrieri). Dieci latitanti per undici morti ammazzati, le cui famiglie attendono giustizia da 40-50 anni grazie alla complicità francese. Altro che “ognuno a casa sua”. Chissà che direbbe Macron se ora l’Italia desse asilo agli assassini di Quentin Deranque.
Nessun commento:
Posta un commento