L’asse Usa-Berlino tiene sotto scacco l’Europa
I leader occidentali sono sfilati alla conferenza sulla sicurezza di Monaco. Non ci sono state novità particolari, se non la conferma di quanto ormai da tempo gli analisti più attenti affermano. L’Europa polacca, scandinava e baltica ha deciso che la guerra contro la Russia è inevitabile. L’Ucraina è stata un esperimento distruttivo del Paese e di una generazione di diciottenni ma, come gli almeno 500 mila morti nella guerra in Iraq, è un esperimento che valeva la pena, secondo le famose parole della democratica Madeleine Albright. Kiev doveva permettere di isolare la Russia e – come la Rand Corporation, think tank del Pentagono, suggeriva nel 2019 – eroderne il potere con una guerra a bassa intensità. Kiev è un utile diversivo per permettere all’Ue, braccio della Nato che spende il 5% del Pil a debito in armi americane, di accollarsi la guerra. Il cancelliere tedesco Merz – che incarna la nuova Germania, riunificata, armata e russofoba, dove si è posto fine in tempi accelerati, e nell’indifferenza dei leader europei, alla tradizione pacifista tedesca del dopoguerra e all’Ostpolitik di Brandt, pilastro della distensione – ha tuonato contro Mosca, facendo eco ai burocrati dell’Ue.
Rubio, segretario di Stato e consigliere alla sicurezza nazionale (i due incarichi sono per la prima volta assommati nella stessa persona), neocon ex nemico del presidente Trump, che ha costruito la sua carriera fomentando la diaspora cubana per l’illegale assedio economico e militare contro l’Avana, ha rassicurato gli europei: l’ordine euro-atlantico continua a vigere con regole diverse. Non ci sarà più bisogno della finzione del multilateralismo: Onu, Osce, Consiglio d’Europa e la stessa Ue sono destinate all’irrilevanza. L’Europa dovrà essere un alleato disciplinato, provvedere alla propria sicurezza e fare propri gli obiettivi neoconservatori di Washington, riassumibili nella difesa del dollaro, con la supremazia militare, contro gli emergenti che si raggruppano intorno al rivale strategico, la Cina.
Intanto in Europa gli artefici dell’ibrido Ue – non organismo integrato né libero scambio, burocrazia non eletta, priva di divisione dei poteri e di legittimità democratica, asservita a politiche neoliberiste e carente di diritti sociali -, dunque gli stessi artefici di questa Europa atlantica e braccio destro della Nato, senza alcun pudore purtroppo, tornano alla ribalta, illustrando come col voto a maggioranza e le cooperazioni rafforzate, rivolte ai Paesi fondatori e ai più disposti a marciare verso un’integrazione sempre più stretta, si potrà costruire un progetto federale, capace di autonomia strategica da Washington. Non spiegano come Berlino potrà accettare il debito comune, la fiscalità condivisa e una vera e propria convergenza economica che andrebbe a suo svantaggio nell’Europa degli interessi nazionali. Quanto alla difesa comune e al mercato unico dei capitali, si guardano bene dal chiarire se veramente nutrono l’illusione di una moneta europea che possa fare concorrenza al dollaro e se pensano che gli Stati nazionali sono ormai d’accordo a delegare i propri poteri alla capitale più forte, Berlino, come responsabile della difesa europea. Siamo di fronte a una nuova mistificazione grazie alla quale la classe dirigente europea asservita a Washington – a quello Stato profondo statunitense che, malgrado Trump, costituisce il vero potere euro-atlantico – vorrebbe dar vita con un’integrazione maggiore a un organismo più agile per poter prendere senza intralci le decisioni consone agli interessi americani. Spiace che tanti analisti cadano nella trappola e discettino contro il progetto federale europeo, sostenendo l’anacronistico ritorno allo Stato nazionale. Esso in realtà sarebbe ancora più fragile, asservito a Washington e alle lobby finanziarie.
La libertà di parola e i nostri diritti costituzionali, in un mondo in transizione, minacciato dalla corsa al nucleare, dalla robotica e dalla distruzione climatica, non sono più difesi. Il progetto di legge Del Rio-Gasparri equipara di fatto le critiche a Israele all’antisemitismo. Un’esperta italiana dell’Onu, sotto sanzioni Usa e mai difesa dal ministro Tajani, viene nuovamente attaccata da Germania, Francia e Italia per non aver detto che Israele è “nemico dell’umanità”. Ma, anche se l’avesse detto, non sarebbe certo una colpa. I massimi vertici istituzionali nostrani considerano la Russia paragonabile al Terzo Reich e noi non possiamo indicare un governo che ha sterminato oltre 70 mila palestinesi, praticato l’apartheid, attaccato i suoi vicini uccidendo in attentati terroristici individui appartenenti alla leadership, che dichiara l’Onu un covo di antisemiti e non applica dal 1967 la legge onusiana, dunque non possiamo indicare il governo di Israele, (chiamato Israele come il governo della Russia è chiamato Russia) un nemico dei nostri valori umanistici?
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