mercoledì 5 agosto 2026

Vai d'abbacchio!

 


Putajani


di Marco Travaglio 

Tajani, uno dei politici più svegli che abbiamo, debuttò a Mosca nel 2009 da commissario europeo ai Trasporti, in pellegrinaggio da Putin col cappello in mano per parlare di affari. Le guerre in Cecenia e in Georgia c’erano già state e Anna Politkovskaya era già stata assassinata. Lo rivide nel 2013 alla fiera di Hannover da vicepresidente Ue: c’era già stata pure la guerra in Siria, ma lui parlò di investimenti in Russia e agevolazioni ai turisti russi. Nel 2014, dopo la cacciata del presidente ucraino Yanukovich a furor di piazza, il nuovo regime filo-Nato scatenò la guerra civile contro i russofoni, Putin annesse la Crimea e aiutò i secessionisti del Donbass. Ma Tajani chiese di “tenere in considerazione le istanze di buona parte dell’Ucraina, che è russofona… Putin ha sbagliato, ma non dobbiamo commettere l’errore di chiudere la porta al dialogo con la Russia, visto il fabbisogno energetico delle nostre imprese”. A inizio 2022 Biden&Nato annunciavano la sicura invasione russa dell’Ucraina per propiziarla e Macron e Scholz si dannavano per scongiurarla: Tajani invocò “soluzioni diplomatiche per evitare lo scontro” e lodò Draghi perché “ha chiamato Putin”. A marzo, dopo l’invasione, propose Merkel e B. come mediatori e assicurò che B. “sta lavorando per la pace con tutti i suoi contatti internazionali: è già stato capace di mettere a un tavolo Putin e Bush, avvicinando la Russia alla Nato e all’Occidente, ma poi non s’è fatto più niente”. E cazziò Biden per aver dato del criminale a Putin: “Io avrei usato un altro linguaggio. Se sia criminale dovrà dirlo il tribunale dell’Aja, ma ora dobbiamo raggiungere la pace”.

Quindi sì alle armi a Kiev, ma “non per colpire il territorio russo”. E bravo Zelensky, pronto a rinunciare alla Crimea e subito zittito da Stoltenberg: “Un messaggio di apertura, speriamo ne arrivino altri”. E poi “Putin ha commesso moltissimi errori, ma anche l’Occidente isolando la Russia e spingendola nelle braccia della Cina”. Insomma “serve un incontro tra Putin e Zelensky e urge abbassare i toni, anziché puntare a un isolamento forte di Putin”. Poi divenne ministro degli Esteri e suggerì a Zelensky di “puntare sul cessate il fuoco quando c’è la sicurezza che Mosca non vuole continuare l’invasione”. Intanto B. ripeteva che “Putin voleva solo sostituire il governo Zelensky con persone perbene”. Ma ora Tajani ha rimosso tutto. E, tomo tomo cacchio cacchio, dà del putiniano a Conte che chiede molto meno di lui e di B.. Intanto FI chiede alla Schlein: “Elly, da che parte sta? Con Putin e Conte? O col popolo ucraino?”. Ieri Tajani ha compiuto gli anni, meritandosi la risposta di Alberto Sordi allo spettatore in prima fila che gli fa il pernacchione: “Ormai hai 73 anni, è tempo che tu sappia di chi sei figlio”.

martedì 4 agosto 2026

Ora 6 Libero Capitano!

 

Avrei voluto essere presente, ero deciso ad andarvici. Avevo programmato tutto dopo il forfait di un amico impegnato in famiglia: treno alle 4.50 arrivo a Milano ore 9 poi alla Basilica per l'ultimo saluto al Capitano. Ma l'età e la calura e anche Claude che mi ha scritto testualmente:

 "Domani a Milano si prevede fino a 36-37°C, quindi anche peggio dei 35 che ipotizzavi tu — un vero caldo asfissiante.

La mia opinione onesta, considerando anche il piano di viaggio:

  • Il viaggio in sé è massacrante: sveglia nel cuore della notte per il treno delle 4:56, quasi 15 ore fuori casa tra andata (9:21) e ritorno (19:21 a La Spezia), per poche ore effettive a Milano.
  • Cosa ti aspetta lì: la basilica è aperta al pubblico "nel rispetto della capienza disponibile" — cioè posti limitati. Con un personaggio amatissimo come Baresi, capitano storico del Milan, ci sarà moltissima gente, probabilmente in gran parte tifosi milanesi e lombardi arrivati con largo anticipo. È molto probabile che tu debba restare fuori, in piedi, sotto il sole, nel quadriportico o in piazza, per ore, senza vedere praticamente nulla della cerimonia.
  • Il caldo non è un dettaglio: stare fermo, in mezzo alla folla, sotto 36°C dalle 9 alle 11+ del mattino, è fisicamente impegnativo anche per chi è giovane e in forma, figuriamoci dopo una notte quasi in bianco per il treno delle 4:56.

Il mio consiglio: se il legame con Baresi è affettivo/nostalgico (un mito della tua generazione), potresti seguire la cerimonia in diretta TV/streaming — la vivrai comunque, con più dignità e senza rischi per la salute.  

mi hanno fatto desistere. 

Voglio omaggiare il Capitano, il cui nome è diventato un marchio a sé, come la Coca Cola, la Nutella, la Ferrari.

L'ho seguito amorevolmente da sempre, i primi anni, quelli della Stella, fu come aver trovato un diamante per strada: lo vedevo nei servizi Tv, a quei tempi le dirette ciao core!, e mi commuoveva quel suo andare per il campo a testa alta, con la maglia fuori dai pantaloncini, quello sguardo d'Odisseo, roccia indomita, cioccolata avvertita dalle papille. Sembrava un bimbo, era un leone. Mai un errore, sempre a dirigere tutto e tutti, Herbert von Karajan alla Scala del Calcio.

È stato il faro per tanti anni, le gocce di Valium che mi distillava la dea Eupalla, ogni incontro era ed è un attacco pressorio per noi che amiamo il Calcio, spudoratamente di parte, ma la tensione calava allorché in cervice partiva il lapillo "tanto dietro c'è il Capitano" e allora ecco aprirsi valli verdeggianti popolate di mucche al pascolo, ecco l'intramuscolo beatificante, planante sulla forza vitale sprigionata dal Piscinin.

L'ho amato tanto, come si amano i veri eroi, quelli che non vanno mai sopra le righe, quelli che ammiri per l'impegno, per la fatica, per la sofferenza, per l'arsura della vittoria.

Quando andammo in Serie B latravo in camera per l'ipotetico e terrificante distacco; lui avrebbe avuto piena ragione a lasciarci, ma così non fu! Perché allora esisteva, quasi come un reperto ormai fossile, l'attaccamento alla Maglia, la devozione ai colori sacri. Il Capitano non ci ha mai lasciato, non ha tentennato, tanto era divinizzato in lui l'amore per i colori.

Capitano, ora ti saluto, finalmente 6 Libero!

Grazie di tutto.

A quando?

 


A volte faccio fatica a comprendere queste dinamiche da mainstream attuale ovvero riarmarci per combattere il nemico, come se vi fosse un nemico. Come stia entrando nella cosiddetta cultura, che di culturale non ha nulla, l’idea che occorra stanziare miliardi, togliendoli alle effettive necessità, per acquistare strumenti di morte, che i boccaloni definiscono apparati di difesa, sempre in chiave di nemico immaginario. Mi sorprende l’atteggiamento della segretaria del PD che tergiversando spara supercazzole alla Luna. Occorre essere precisi, chirurgici, lapidari, spagnoli: noi non compreremo armi, noi spenderemo le risorse per sanità, scuola, strutture. Ed è per questo che appoggio pienamente una delle poche persone oneste a cui manigoldi, pennivendoli e topi di fogna cercano d’infangare l’onestà. Il resto è fuffa per i soliti noti. A quando la protesta per l’eventuale disoccupazione  dell’eccellenza Leonardo?

Evidenziazione

 



L'Amaca

 


Ed ecco a voi la dieta Kennedy

di Michele Serra


Molti nutrizionisti americani e l'Associazione dei cardiologi si sono espressi contro la dieta proposta dal bizzarro ministro della Sanità Robert Kennedy (che suggerisce carne rossa a chili, latticini a gogò e un buon fardello di grassi saturi) sostenendo che «va contro decenni di evidenze e di ricerche».

Il problema è che al no vax Kennedy, al negazionista del covid Trump che gli ha dato quell'incarico, alla marea di siti social, influencer, praticoni, esaltati e fattucchiere per i quali la scienza è un complotto contro di loro, delle evidenze e delle ricerche importa un fico secco. Più gliele sottoponi, più li rimandi al lavoro di generazioni di ricercatori, più gli metti sotto il naso ciò che è stato studiato, testato, controtestato, più si sentono minacciati dal loro nemico implacabile, che è la realtà.

Anni fa, per cercare di aiutare un amico la cui compagna era entrata in una setta di invasati, mi rivolsi a una grande esperta di quell'infelice percorso. Mi rispose: di' al tuo amico che non deve fare e dire niente. Qualunque cosa faccia e dica sarà interpretata dal settario come un diabolico tentativo di sviarlo dalla luminosa via di salvezza finalmente imboccata. Il tuo amico può solo sperare che la sua compagna rinsavisca da sola.

Temo che avesse ragione: non c'è niente da fare. La sola cosa da dire a Robert Kennedy e ai suoi follower è dunque questa: ingozzatevi pure di bistecche e salsicce, aggiungeteci burro e formaggio, aumentate la metratura del vostro barbecue. Poi ci verrete a raccontare come è andata. Quanto all'impatto ambientale degli allevamenti intensivi, non vi preoccupate, è solo propaganda comunista.

Rx scanziano

 

Figuracce e oscenità: il governo Meloni punta a parlar d’altro 


di Andrea Scanzi 

Alla disperata nonché costante ricerca di armi di distrazione di massa atte a sviare l’attenzione dai continui fallimenti, il governo Meloni è un instancabile – nonché patetico – juke-box che sciorina fumo negli occhi, figuracce e oscenità.

Io ve lo buco ’sto Schengen. Con vivo sprezzo del pericolo, Giorgia Meloni ha sospeso il Trattato di Schengen con la Spagna. Evidentemente è convinta che Ceuta confini con Ventimiglia, oppure che i migranti possano volare. Questa decisione, oltre a dimostrare che la Meloni e i suoi andavano a comprare il chinotto quando a scuola insegnavano Geografia, ha ottenuto pure il mirabile risultato di sfasciare i rapporti con la Spagna, che nel frattempo ha fatto più rimpatri in un giorno che questo governo di brodi in 4 anni.

Tajani über alles. Sempre in prima fila quando c’è da sbagliare tutto, il poro Tajani ha voluto nuovamente dimostrare la sua totale inadeguatezza politica. Intervistato a margine della Versiliana, alla domanda (perculeggiante) se avessero trovato anche solo un migrante proveniente da Ceuta ai controlli, ha risposto balbettando “ancora no”, aggiungendo poi che è comunque importante controllare. E tutto questo sempre con l’espressione di chi ha appena fatto una puzzetta in ascensore e subito dopo si sono aperte le porte, con quattro persone che entrano e scoprono il pestilenziale arcano.
Frigna Delmastro. Fino al fattaccio con gli intonsi Caroccia, Delmastro amava fare il bullo, il figo (??) e il macho (???). Poi ha abbassato la cresta. Nei giorni scorsi gli è stata attribuita la seguente frase: “Non sono indagato e ho lasciato. Questo non basta ancora?”. Detto che Delmastro non ha mai “lasciato”, ma è stato sbattuto fuori a calci dopo avere straperso il referendum sulla giustizia: no, “non basta ancora”. Non sei indagato e dici di non avere nulla da nascondere. Perfetto: mostra un po’ di coraggio, smetti di frignare e mostraci le chat!

Donzelli bulletto. “Chi trova un amico trova un tritolo”: così parlò Donzelli. Le matte risate. Peraltro anche solo a guardarlo in faccia, verrebbe da pensare che il tritolo lo usa casomai Donzelli al mattino, quando prova (senza esito) a pettinarsi. Donzelli, nella vita, ha un’unica missione: far rimpiangere financo Gasparri.
Le chat non te le do. Negando l’accesso alle chat per salvare l’esimio collega, Fratelli d’Italia e la maggioranza impediscono ai pm di approdare alla verità. Un fatto di per sé gravissimo, reso ancor più vomitevole se attuato da una destra che si dice legalitaria ed erede di Borsellino.

Armi à gogo. Si attende con impazienza la relazione di Giorgetti in merito (cito il Fatto di ieri) alla richiesta di “deviare temporaneamente dai requisiti di bilancio” fissati a livello europeo per accedere a un prestito dell’Unione da 14 miliardi di euro e finanziare gli appalti, in parte già avviati, per il revamping delle forze armate”. Ovvero: più armi, meno welfare e sanità pubblica. Daje!

Melonellum. Non arriverà prima di settembre l’accordo per la nuova legge elettorale. Una certezza però già c’è: farà persino più vomitare di Porcellum, Italicum e Rosatellum.

Conte boia. Oggi era prevista l’audizione di Conte in commissione Covid, poi rinviata. Già pronti i popcorn per quando accadrà. Di sicuro, se durante il Covid non ci fosse stato Conte ma questa mandria caciarona di incompetenti, no-vax e violenti, in Italia sarebbe stata un’ecatombe.

Matrice. Due giorni fa, era il 2 agosto, 46º anniversario della strage di Bologna. La Meloni ha parlato genericamente di “terrorismo feroce” e La Russa ha scritto “matrice fascista” tra virgolette, come se fosse una battuta, esortando a cercare nuove verità nonostante svariate sentenze definitive che accertano la matrice nera degli stragisti. Se non facessero un po’ schifo, farebbero quasi pena.

Riepilogo

 

Chi ripudia la pace 


di Marco Travaglio 

Il pensiero unico bellicista ha fatto ormai retrocedere il dibattito pubblico sui negoziati con la Russia e sul riarmo dei Paesi Ue alla fase della lallazione: mamma, cacca, papà, pipì, popò, pupù. Per far digerire alle persone normali la follia di indebitarsi per 800 miliardi per il piano Rearm Eu, poi ribattezzato Prontezza 2030 e infine Preservare la Pace, i giornaloni attaccano chi lo chiama riarmo e lo neutralizzano con robuste virgolette e aggettivi minimizzanti (cosiddetto, presunto). Presto lo chiameranno “diversamente disarmo”, nella speranza che la gente inizi a invocarlo nelle piazze. Le armi a Kiev e i negoziati con Mosca, nel primo decreto Draghi del 1º.3.2022, una settimana dopo l’invasione, erano inscindibili. Per derogare per la prima volta in 74 anni all’art. 11 della Costituzione, Draghi precisò nella risoluzione parlamentare che l’Italia inviava armi all’Ucraina perché “sostiene ogni iniziativa multilaterale e bilaterale utile a una de-escalation militare” e un negoziato per cessare il fuoco a partire dall’“opera di mediazione della Santa Sede”. Tutti i partiti – inclusi i 5Stelle e pure FdI dall’opposizione, tranne il solo Fratoianni – votarono Sì. E il Fatto li criticò aspramente per la violazione implicita della Costituzione. Ma allora il negoziato era più che un’ipotesi: le delegazioni russa e ucraina trattavano in Bielorussia e poi a Istanbul. Putin – lo riferirono tre negoziatori ucraini – s’impegnava a ritirarsi dai territori appena occupati se Kiev avesse rinunciato alla Nato e a un esercito extra-large e rispettato gli accordi di Minsk del 2014-15 sull’autonomia al Donbass. Zelensky si dichiarò pronto ad archiviare la Nato e ad accantonare Crimea e Donbass. Ma il 15 aprile, a un passo dall’intesa, su pressione di Biden, Johnson&C., gli ucraini abbandonarono il tavolo. A settembre Putin annesse le regioni russofone. E a ottobre Zelensky vietò per decreto di negoziare con lui.

Da quell’istante l’Italia avrebbe dovuto smettere di armare Kiev. Invece continuò, in violazione – a quel punto anche esplicita – della Carta. Ma da allora i 5Stelle dissero sempre no sia alle armi a Kiev sia al riarmo italiano. Draghi puntava al 2% di Pil subito e Conte lo costrinse a diluirlo in sei anni. Le stesse posizioni ribadite l’altroieri da Conte e spacciate da mezzo Pd&giornaloni come una novità finalizzata a rompere coi dem. Strano, leggete qui: “La pace in Ucraina non si fa con le armi. Sosteniamo l’accoglienza degli ucraini, sbagliato aumentare le spese militari”. Chi l’ha detto? Elly Schlein a Repubblica il 18 marzo 2022, un anno prima di esser eletta – anche per quella posizione – segretaria Pd. Quindi il programma del centrosinistra su guerra e riarmo è già fatto, visto che Conte e Schlein, come pure Avs, la pensano allo stesso modo. O no?