lunedì 3 agosto 2026

Il cabacello maestro di vita!

 

Leggete questo articolo preso da Dagospia e capirete molte, molte cose! 



Giorgio Vallortigara a “Noos”: Von Holst aveva preso uno di questi pesciolini e gli aveva tolto la parte frontale del cervello, producendo un animale incredibilmente audace e coraggioso.

 

Per cui questo pesciolino, quando vedeva qualcosa di interessante, lasciava il gruppo e andava a cercarlo.

 

Ma la cosa interessante è quello che facevano gli altri che vedendo questo compagno audace e coraggioso prendevano di inseguirlo e in breve tempo lui diventava il leader. Ma questi pescetti non si rendevano conto che il loro leader era un leader totalmente decerebrato.

 

IL CONFORMISMO

branco di pesci 2


 

 

La forma più primitiva di “società”, nel senso più ampio della parola, è la formazione di schiere anonime, di cui i pesci viventi nel libero mondo marino ci offrono l’esempio tipico.

 

All’interno del branco non c’è alcuna struttura di nessuna specie, nessuno che conduce e nessuno che viene condotto, ma solo un enorme assembramento di elementi uguali.

 

Erich Von Holst
























Certamente questi si influenzano a vicenda, certamente ci sono alcune semplicissime forme di “comunicazione” fra gli individui che formano il branco.

 

Se uno percepisce un pericolo e fugge, contagia col suo umore tutti gli altri che hanno percepito il suo spavento. Quanto si sparga poi il panico in un grande branco di pesci, se sia in grado di indurre tutto il branco a voltarsi e a fuggire è una questione puramente quantitativa, legata esclusivamente al numero di individui che si spaventano e fuggono e dall’intensità con cui lo fanno.

 

Situazioni stimolo che attraggono il pesce possono trovare una risposta in tutto il branco anche se un solo individuo ha ricevuto gli stimoli. Il suo risoluto nuotare in una determinata direzione trascina certamente altri pesci e di nuovo è una questione di numero se tutto il branco si lascia trascinare o no.

 

branco di pesci 3

L’azione puramente quantitativa, in un certo senso molto democratica, di questo processo chiamato dai sociologi “induzione sociale” significa che un branco di pesci è tanto più lento nelle decisioni quanti più individui comprende e quanto più forte è il loro istinto gregario.

 

Un pesce che, non importa per quali ragioni, incomincia a nuotare in una determinata direzione non può fare a meno di capitare in poco tempo fuori dal branco e di ritrovarsi isolato nell’acqua libera.

 

Qui cade sotto l’influsso di tutti quegli stimoli che cercano di riportarlo nel branco; quanti più pesci, in base a stimoli esogeni qualsiasi, nuotano decisi nella stessa direzione, tanto più presto si tireranno dietro il branco; quanto più grande è il branco e quindi l’attrazione al ritorno, tanto meno lontani arriveranno i suoi membri intraprendenti prima di venire risucchiati come da un magnete all’interno o attorno al branco.

 

Erich Von Holst

Un grosso branco di piccoli e fittissimi pesci offre quindi un’immagine di pietosa indecisione. Si forma sempre una piccola corrente di singoli animali intraprendenti che si protende come uno pseudopodio di una ameba.

 

Più lunghi diventano questi pseudopodi, più s’assottigliano e più forte appare la tensione in direzione longitudinale. In genere tutta l’avanzata finisce in una fuga precipitosa in grembo al gruppo. È terribilmente snervante assistere a questi traffici e non si può fare a meno di dubitare della democrazia e di vedere i vantaggi di una politica autoritaria.

 

Che questo sia invece poco giustificato lo dimostra un esperimento molto semplice ma di grande portata sociologica, che Erich von Holst fece una volta con dei cabacelli.

 

Levò a un pesciolino di questa specie la parte anteriore del cervello dove sono situate tutte le funzioni di gruppo.

 

branco di pesci 1

Il cabacello senza cervello anteriore vede, mangia e nuota come un pesciolino normale, l’unico particolare aberrante nel comportamento è che non gliene importa niente se esce dal branco e nessuno dei compagni lo segue.

 

Gli manca quindi l’esitante riguardo del pesce normale che, anche se desidera nuotare con tutta l’intensità in una determinata direzione, già dopo i primi movimenti si volta verso i compagni e si lascia influenzare dal fatto che alcuni lo seguano e quanti. Di tutto questo, al compagno senza il cervello anteriore non gliene importava assolutamente niente; quando vedeva qualcosa da mangiare o se per una qualsiasi altra ragione voleva andare da qualche parte, nuotava via con decisione, ed ecco che l’intero branco lo seguiva.

 

L’animale senza testa era diventato appunto, per via del suo difetto, il capo indiscutibile del branco.

Siamo alla follia!

 



Credo sia andata così!

 


Pensandoci e ripensandoci...

 

Grillo anti-Conte esalta i giornaloni (e un po’ di Pd) 


di Eugenio Mazzarella 

È sconcertante la malcelata soddisfazione per le difficoltà del Movimento 5Stelle che si legge nella penna di pochi opinionisti dopo il ritorno sulla scena di Beppe Grillo a contestare a Conte lo “scippo” del Movimento e il “tradimento” della sua ispirazione originaria. E più in generale il tifo quasi che si avverte nella grande stampa per un ritorno in campo di Grillo, magari aiutato dal più “barricadero” e populista dei giovani che ha portato in parlamento, Alessandro Di Battista, per affossare o almeno indebolire Giuseppe Conte in vista delle prossime politiche. A non farci mancare niente, si assiste anche alla rivalutazione della soluzione “personale”, molto personale, che Luigi Di Maio ha trovato al fallimento della sua scissione dal Movimento alle scorse politiche, e al suo ritorno al realismo dopo le ingenuità degli inizi, con annessa “abolizione della povertà”. Che questo tifo lo faccia la stampa dei partiti di governo è ovvio, comprensibile, legittimo. Ci sta persino qualche compiacimento interno al Pd per un competitor fastidioso nel campo alternativo al governo Meloni, anche se, numeri alla mano, un ridimensionamento di Conte nelle urne ad opera di un partito dei grillini della prima ora sarebbe puro masochismo. E ridicolo credere che sarebbero recuperabili alla coalizione progressista (è molto più probabile che questo riesca alla Meloni con Vannacci). Ma perché tutta questa strisciante avversione ai 5Stelle di Conte, che appare quasi un’avversione di sistema, sull’onda lunga del non accordo elettorale voluto da Letta alle ultime politiche che spianò la strada al successo della Meloni? Prima di esporre l’idea che mi sono fatto di questo incongruo mood che nel dibattito sulla grande stampa coinvolge i 5Stelle di Conte, mi preme fare qualche premessa. Ho per tempo sostenuto, a varie riprese, che Beppe Grillo e Casaleggio padre sono stati dei benemeriti della democrazia italiana. Con genio, intuito, anche istrionismo, hanno portato o riportato a ragione politica, alla partecipazione elettorale milioni di italiani, dandogli o ridandogli cittadinanza nelle urne. Hanno capito che il populismo – che certo hanno usato come arma di sfondamento per imporsi sulla scena – porta con sé ragioni di popolo inevase dalla politica. Altra cosa è il deficit “populista” con cui hanno mancato molte risposte alle ragioni popolari che pure avevano individuato: l’aver confuso semanticamente, e nella pratica politica, “l’uno vale uno” come istanza dell’eguale dignità di ogni persona e di ogni cittadino, con l’uno vale uno, che non è vero, delle competenze che servono a dare soddisfazione proprio all’uno vale uno dell’istanza morale e politica generativa del Movimento. È stato un peccato che Grillo, venuto meno purtroppo Casaleggio, non abbia saputo sciogliere in positivo questo equivoco. E bisogna dare atto a Giuseppe Conte di averlo fatto con relativo successo, istituzionalizzando il Movimento, salvandone parte significativa del voto ed ancorandola ad una prospettiva di governo progressista del Paese. Motivo per cui se si capisce il risentimento personale di Grillo, poco si comprende il risentimento di “sistema” che circonda in non pochi ambienti i 5Stelle. Con la malcelata speranza che il loro consenso si assottigli, si ricollochi altrove o se ne torni nell’astensione. O forse lo si capisce troppo bene. La creatura di Grillo, anche nella versione Conte, e forse ancor più nella versione Conte, rende meno controllabile – dal lato progressista – la normalizzazione dell’allineamento della politica italiana a determinati “poteri forti” nazionali e transnazionali. Ai loro fini rende più difficile la stabilizzazione del Paese, “chiunque vinca”, su linee strategiche su cui non si vuole (o si ritiene di non poter) arretrare: fermo ancoraggio al neoliberismo, depressione del “pubblico” e favor ai privati nei servizi essenziali, allineamento internazionale alla smobilitazione bellicista del diritto internazionale e ai suoi interessi “imperiali” (che poco o niente ci convengono) ed economici. Se posso permettermi una richiesta a Grillo (che nasce dall’apprezzamento per quanto ha fatto per questo Paese), non torni in campo per contrastare Conte e il Movimento. Torni se vuole per dare una mano invece, e così la darà al campo progressista e al Paese. Torni ai suoi inizi in questo senso.



domenica 2 agosto 2026

O bela spesa!

 Nel pieno dell’ortodossia tanto amata dai padri: spaghetti ai muscoli, muscoli alla marinara , gianco frizzante e fuochi! Sembra quasi udire l’applauso degli antichi padri… certo mancava la mesciua ma ghè un caudo che già così i sudano i baloti!



Neppure stavolta

 


Non ce l’ha fatta neppure quest’anno! Con un discorso simile a quello dell’altr’anno che inizia così “Quarantasei anni fa il terrorismo ha sferrato uno dei suoi attacchi più feroci. Ha colpito al cuore la Nazione intera, con un attentato che ha disintegrato la stazione di Bologna, uccidendo 85 persone e ferendone oltre duecento.” la poveretta Premier non ha saputo, o dovuto, pronunciare la parola fascista, anteponendo la fobia Vannacci al rispetto doveroso delle vittime; per questo, ancora una volta, ha dimostrato di essere di parte. Spudoratamente di parte. Vergogna Presidente Meloni. Vergogna!

La Quantitativa

 La Quantitativa è subdola, non avverte coi canonici segnali, brontolii e quant’altro; è la quantità che l’annuncia e il primo atteggiamento è quello di soprassedere, allungare il brodo, terminare le attività in corso. Ma lei tende all’aumento della compressione: il passo diventa meno sciolto, allorché si raggiunge il livello avviene un sordo segnale, tipico di un vulcano che riprende l’attività. Sorgono le prime goccioline quasi invisibili in fronte, l’ordine di un wc attraversa il corpo come il via dell’attacco in battaglia; si diventa improvvisamente Bolle nel camminare, s’arde per la meta, per il rilassamento del post. Mai sottovalutare la Quantitativa!