Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 8 maggio 2026
L'Amaca
Il diritto sta sopra le fazioni
di Michele Serra
L'aperto sostegno di Pedro Sánchez a Francesca Albanese viene commentato con sollievo a sinistra e con toni ostili e beffardi a destra. Ma non dovrebbe funzionare così, perché la questione non è se Albanese sia politicamente simpatica o antipatica; se dica cose affini o contrarie alle opinioni del pubblico che fischia o applaude.
La questione è se le sanzioni del governo Usa (non simboliche: anche economiche) ai danni di una cittadina europea nonché funzionaria delle Nazioni Unite, e anche ai danni dei giudici della Corte Penale dell'Aja, sulla base di come hanno liberamente svolto il loro lavoro, siano lecite o illecite; se siano una comprensibile presa di posizione politica, oppure una intimidazione gravissima, e inaccettabile. In senso più lato, se l'intolleranza della Casa Bianca nei confronti di chiunque essa consideri non amico, non sottomesso, non docile, debba ricevere, in Europa, una risposta forte e decisa, o se si debba glissare e incassare il colpo in virtù degli ormai fantomatici "solidi rapporti di alleanza con gli Stati Uniti" (anche se l'atlantismo, dal punto di vista ideologico, è un concetto che nel 2026 ha già un sapore museale).
Non sono tempi, questi, per commentini da bar sulle disgrazie del "nemico" (tale risulta essere l'italiana Albanese per la destra politica e mediatica italiana). Sono tempi nei quali i princìpi del diritto internazionale barcollano, e si deve decidere se provare a tenerli in piedi o lasciarli crollare. Sánchez lo ha fatto. È questo che interessa, il resto è la ciancia risaputa delle fazioni.
Spagna nel cuore
Spagna batte Italia
Se fosse uno scherzo, sarebbe di pessimo gusto. Ma è tutto vero. Il governo italiano e la Commissione europea fanno a gara a risparmiare qualsiasi sanzione al governo sterminatore d’Israele, mentre sanzionano la Russia e ne perseguitano gli artisti alla Biennale di Venezia. Intanto il governo spagnolo porta in trionfo Francesca Albanese, cittadina italiana e relatrice Onu sui territori palestinesi occupati, e chiede all’Ue di proteggere legalmente con lo “Statuto di blocco” sia lei sia i giudici della Corte penale internazionale sanzionati dagli Usa per aver fatto il proprio lavoro: la Albanese per aver stilato rapporti per l’Onu sulle condizioni terrificanti dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania; i giudici della Cpi per aver spiccato mandati di cattura per Netanyahu e i suoi complici (l’avevano fatto per molto meno anche per Putin&C., ma quello andava bene a tutti). “La Spagna – ha detto il premier spagnolo Pedro Sánchez, anticipando la lettera scritta alla Von der Leyen – non sta zitta né distoglie lo sguardo: è un’ora decisiva per il diritto internazionale. Sono state imposte mesi fa sanzioni ai giudici della Cpi e alla relatrice per la Palestina per aver fatto il proprio dovere: hanno difeso il diritto internazionale contro il genocidio a Gaza e la loro vita è diventata un calvario”. Ma “se l’Ue attivasse subito lo Statuto di blocco, le sanzioni sarebbero neutralizzate. Madrid è al lavoro per ottenere l’appoggio di altri Stati in vista del Consiglio europeo del 18 giugno. L’Ue non può restare con le braccia conserte di fronte a questa persecuzione”.
Invece la commissione Ursula – che gode dell’appoggio del governo Meloni e pure del Pd – non muove un dito neppure dinanzi all’appello del leader di uno dei suoi Stati membri. Del resto la maggioranza dei Ventisette, Italia e Germania in testa, s’è appena opposta financo a sospendere l’Accordo di Associazione Ue-Israele. E sia la Commissione Ue sia il governo italiano non dicono né fanno nulla di concreto contro il sequestro degli attivisti della Flotilla, illegalmente detenuti a Askhelon dopo essere stati rapiti dai pirati di Netanyahu in acque europee su una barca italiana, cioè sul nostro territorio sovrano. Anche quell’abominio lo denuncia solo Sánchez. Ora le chiacchiere stanno a zero. Anziché protestare contro il governo e recitare la solita filastrocca “riferisca in Parlamento”, il Pd ha una sola cosa da fare: passare all’opposizione della Commissione Ursula e chiedere al Pse di fare altrettanto. E magari, se gli reggono le gambe, appellarsi a Mattarella perché dica una parola contro le sanzioni Usa all’italiana Albanese e il rapimento degli attivisti su una nave italiana. Sempreché non sia troppo impegnato con la grazia alla Minetti.
giovedì 7 maggio 2026
Alziamo le mani
A questo punto non serve più dire nulla. Solo guardare, atterriti e nauseati, un ministro della Pubblica Istruzione sproloquiare in questo modo indegno!
L'Amaca
È il giornalismo, bellezza
di Michele Serra
Tra le (poche) notizie rassicuranti, l'impressionante record dei 13 milioni di abbonati al New York Times — giornalismo "classico" sebbene tecnologicamente riformato — è una delle più significative. Un giornale è un'agenzia di selezione delle notizie e di impaginazione del mondo. Lo comperi e lo leggi se ti fidi di un lavoro che non è il tuo, così come quando vai dal dentista piuttosto che trapanarti da solo i denti, o sali su un aereo sapendo che non sarai tu a pilotarlo (anzi: proprio perché sai che non sarai tu a pilotarlo).
Il successo di un giornale è dunque in schietta controtendenza rispetto all'idea che ognuno di noi sia in grado, navigando, di capire in proprio come funziona il mondo; confezionando un collage di letture varie, articoli, materiali i più disparati che possono essere anche, se non tutti alcuni, di buona qualità: ma non sono "un giornale". Un giornale non sei tu che lo confezioni. Lo leggi proprio perché concepito e deciso da altri, e ti alleggerisce dall'ossessione/illusione di "farcela da solo". Pagando uno specifico servizio professionale, riconosci ad altri una padronanza della materia che sai di non avere.
Ovviamente il rischio che l'informazione "fai da te", sprovvista di filtri e di anticorpi, esposta a qualunque virus cognitivo, e però gratuita, continui a prosperare nella parte meno avvertita e più esposta dell'opinione pubblica, è quasi una certezza. Ma se anche i lettori del NYT dovessero essere un'élite, un'élite di tredici milioni di persone è una consolazione culturale e politica. Dopo anni di contagio dal basso verso l'alto, chissà che l'alto non riesca a contagiare il basso, prima o poi.



