mercoledì 25 giugno 2025

Provo vergogna!



Per la prima volta provo vergogna per coloro che sono chiamati a giudicare in nostro nome, in nome del popolo italiano: Impagnatiello, il topo di fogna che ha assassinato la sua compagna incinta di sette mesi, Chiara Tramontano, non paga per la premeditazione, no, secondo il tribunale non c’era premeditazione… mumble… mumble 
E quindi quel bastardo quando mesi prima dell’assassinio si andava ad informare sul web su come avvelenare una persona, quando gli somministrava piccole dosi di topicida, non premeditava nulla? Questo, a mio parere, è una vergogna immane, un’ottusità eclatante, uno sfregio a Chiara. E soprattutto alla sua bimba in grembo.

Ops!

 



L'Amaca

 

Eutanasia della democrazia
di MICHELE SERRA
Letti tutti assieme, le dichiarazioni e i messaggi di Donald Trump sono più terrificanti dei suoi bombardieri. Non esiste logica leggibile, se non la vanteria come sola idea guida: io qui, io là, io su, io giù. Il resto è totalmente sconnesso non solamente dalla realtà, ma perfino dal se stesso di pochi minuti prima.
Si va dal pacifismo immotivato al bellicismo forsennato, dalla minaccia ultimativa alla pacca affettuosa, si invoca Dio e si evoca la distruzione, si benedice e si maledice, si proclama la pace e si muove guerra, Paesi e Nazioni, spesso nominati alla rinfusa, come una comitiva di nomi non del tutto familiari, sono amici o nemici a seconda dell’ultima scrollata di cellulare. Niente, nessun concetto, nessun sentimento, nessun giudizio lega le cose tra di loro, cerca di spiegarle e di ordinarle, nessun disegno, nessun obiettivo sortisce dalle parole di Trump: se non la venerazione inesausta di se stesso e l’idea delirante di un’America onnipotente e onnipresente, come un supereroe della Marvel: e tutto il resto è noia.
Un pazzo, si direbbe, non fosse che questa pazzia è l’espressione ultima (speriamo non esiziale) della democrazia e del favore popolare. Trump non come nemico della democrazia, ma come sua espressione finale: ci si pensa raramente ma forse ci si sbaglia.
L’ipotesi è che la democrazia, vecchia e sfinita, lo abbia scelto come esecutore della sua eutanasia. E quello che verrà dopo sarà tutta un’altra storia.

Provo imbarazzo!

 



Natangelo

 


Grande Robecchi!

 

Non in mio nome. Alzare l’asticella della dignità contro la loro barbarie
DI ALESSANDRO ROBECCHI
Dunque c’è un aggressore (due: Israele e Usa) e un aggredito (molti: Gaza, Cisgiordania, Libano, Iran). Poi c’è chi applaude gli aggressori, chi finge di balbettare dall’alto della sua insignificanza (gran parte dell’Europa), chi addirittura rivendica (il cancelliere tedesco Merz: “Israele sta facendo il lavoro sporco per noi”). L’aggressione comprende l’annientamento di un intero popolo (la soluzione finale dei palestinesi nel campo di sterminio di Gaza), la colonizzazione violenta dello stesso popolo in un’altra zona (la Cisgiordania), l’attacco a suon di bombe di un Paese non allineato, già seduto al tavolo delle trattative (l’Iran). Questa volta, niente false prove sventolate all’Onu (Colin Powell e il finto antrace, con l’Iraq), niente cretinate da piccolo uomo (Tony Blair che aveva trovato le prove “su Internet”, sempre Iraq): solo la parola di un criminale (Netanyahu) e le bombe del suo socio (Trump). Insomma, l’Impero non ha più bisogno di scuse per annientare chi si oppone ai suoi disegni, lo fa e basta.
In quasi due anni abbiamo visto alzarsi l’asticella ogni giorno. Israele ha distrutto 36 ospedali nella Striscia di Gaza. Ha deliberatamente assassinato 60.000 civili (numero in ampio difetto), tra cui 20.000 bambini, colpiti con bombe incendiarie nelle loro tende di profughi o uccisi da cecchini con colpi singoli (testimonianze di molti medici internazionali in servizio a Gaza), ha usato e usa la fame e la sete come armi di guerra, ha bloccato la consegna di medicinali, ha mentito senza tregua. Ogni giorno si è alzata l’asticella della barbarie, il che significa che d’ora in poi chiunque farà tutte queste cose orribili potrà dire che sono già state fatte, che sono rimaste impunite, che sono state approvate da filosofi di complemento, pensatori, politici, intellettuali “liberali”, media compiacenti e altri, impegnati a convincerci della superiorità morale di chi spara in testa ai bambini.
Una tacca dell’asticella riguarda parole ormai vuote: gli aggressori possono vantarsi della qualifica di “democrazie”, e questo pare rendere accettabile ogni vilipendio all’umanità. Anche se poi, quando vai a vederle da vicino, queste democrazie fanno un po’ ribrezzo, tra chi pratica l’apartheid, chi deporta gli immigrati e chi dice che un genocidio è “un lavoro sporco” fatto “per noi”.
Un’altra tacca dell’asticella sono le spese militari: ancora si dibatte sulla folle cifra del 2 per cento del Pil e l’Impero chiede il 5. I governi sudditi annuiscono.
Resta una domanda, a questo punto ineludibile. Che ne è invece della “nostra” asticella, del “nostro” limite al peggio? Della difesa della “nostra” – privata, intima – umanità?
Intendo un limite invalicabile etico, morale, che ognuno di noi ha nel cuore e nella mente. La alzeremo anche noi? Ci adegueremo? Come resisteremo – noi uomini e donne perbene – al montare della barbarie? Come ci rapporteremo con chi la diffonde, la difende o la nega? Come potremo non considerare nemico chi permette tutto questo, fosse anche il vicino di casa, il corsivista paraculo, il giornalista che “non vuole rogne”, il distratto, l’indifferente? Come faremo, insomma, a non essere in guerra anche noi, contro chi permette tutto questo? Sarà una guerra lunga, infinita, faticosa. Politica, ma soprattutto umana. Non collaborare, non prestarsi, non credere alla propaganda, non avere rapporti col nemico. Non solo dire “Non in mio nome”, ma praticarlo tutti i giorni. Per una volta, alziamola noi, l’asticella, che sia quella della dignità.

Brava Elena!

 

Trump è solo il più nitido del “club della Guerra”
DI ELENA BASILE
The show must go on, lo spettacolo deve continuare, sintesi del mondo postmoderno, post-strategico, post-giuridico, post-razionale e post-morale nel quale ormai viviamo. Accomodiamoci pure meglio sul divano per ascoltare i nuovi grilli parlanti, di solito rappresentanti dei Dem americani, che oggi scaricano le responsabilità della guerra all’Iran su Donald Trump, il parvenu del potere, un semianalfabeta politico che si barcamena tra lobby e Stato profondo per restare al potere. L’astuzia non gli manca, come se tra un genocidio e bombardamenti che fanno vittime civili stesse concludendo un nuovo affare e stesse guadagnando grazie ai soliti metodi camorristi ingenti fortune.
Lo spettacolo continua mentre la morte avanza e con essa l’oblio delle vittime. L’attacco americano, seguito a quello israeliano, contro un Paese firmatario del Tnp, sottoposto a controlli dell’Aiea e aperto ai negoziati, ripete le tattiche dello Stato profondo statunitense, ne riflette l’arroganza unipolare, il sostegno a guerre di espansione imperiale che non distinguono, se non per la forma, i Democratici dai Repubblicani e da Trump. Quest’ultimo, come la premier Giorgia Meloni, è benedetto dai poteri che contano in quanto riesce, andando al potere, a essere un elemento di coesione sociale e politica, rappresentando i perdenti della globalizzazione, il trash bianco, coloro che i partiti del centrodestra e del centrosinistra, i democratici statunitensi e i repubblicani di antica tradizione, non riuscivano più a rappresentare. La Politica ha abdicato al suo ruolo. In questa fase del capitalismo finanziario, si è eletti e benedetti se una volta al potere ci si arrende agli interessi delle lobby della finanza, delle armi e di Israele. Purtroppo la rilevanza delle personalità politiche e la loro autonomia è minima. Deliziamoci allora davanti alla tv, osserviamo la nostra presidente del Consiglio affermare, nonostante il mandato di arresto della Cpi, che Netanyahu può visitare l’Italia, sentenziare che auspica un cambiamento di regime in Iran, farsi baciare sulla testa da Biden e flirtare con Trump, dispensare sorrisetti e occhiate birichine ai colleghi del club europeo. Questa è ormai la politica, uno spettacolo che contraddice i nostri più elementari principi costituzionali, i valori umanitari, le norme del diritto internazionale, la coerenza strategica.
Del resto i tre moschettieri membri dell’E3 – Starmer, Merz e Macron – sono così diversi dalla Meloni? Forse con maggiore stile e cultura, ma con meno arguzia e astuzia, rappresentano lo stesso malefico vuoto politico. Dopo i bombardamenti illegali in Iran, hanno chiesto al presidente di un Paese colpito nella più totale illegalità di tornare al tavolo dei negoziati. Piantano una pistola nella tempia dello Stato negoziatore e la chiamano mediazione! Dinanzi al genocidio di Gaza, Merz, in un momento di verità, afferma che Israele “sta facendo il lavoro sporco” al posto dell’Europa. Da tempo affermiamo che Trump è il volto più vero dell’impero, il volto barbaro nella sua violenza, senza falsi sentimenti, senza le lacrimucce della Harris che ha sostenuto come lui il genocidio di Gaza, oppure la guerra che utilizza gli ucraini come carne da macello contro la Russia. Gli attacchi americani ai siti nucleari all’Iran sono stati il debito pagato con astuzia da Trump a chi gli ha permesso di essere eletto: i sionisti evangelici, la lobby di Israele e i petroliferi. Con astuzia, in quanto il bombardamento potrebbe anche non determinare l’escalation non avendo di fatto provocato i disastri possibili: colpire il nucleare e provocare la fuoriuscita di radiazioni. Teheran, ben consigliata dalla Russia e dalla Cina, ha risposto simbolicamente avvertendo Usa e Qatar prima di lanciare i missili sulle basi americane. L’escalation potrebbe pure fermarsi. Mi sembrerebbe possibile tuttavia che Mosca e Pechino aiutino ora Teheran a munirsi della bomba nucleare. Il Tnp è morto e con esso i residui di fiducia e di cooperazione con questo Occidente imbastardito.
Naturalmente mamma tv ci farà credere tutt’altro. Politici e classe di servizio si alterneranno sugli schermi per alzare il ditino contro l’avventurismo trumpiano. Applicando i noti doppi standard, ci faranno tuttavia credere che le autocrazie rappresentano un pericolo da cui l’Occidente democratico ha il diritto di difendersi. Il democratico Zelensky si è infine svelato, affermando che il regime russo farà la fine di quello iraniano. Le divergenze tra gli imperialisti ripuliti europei, i loro grilli parlanti e i pirati Trump, Musk, Bolton, sono tattiche. Se il regime change fosse certo e sicuro, andrebbero tutti d’accordo. Trump, Renzi, Merz, Macron, Meloni, Panebianco, Mieli, Rampini, Fubini, Tocci. Sbaglio? Cane non morde cane, ammoniva qualcuno. Se no, si paga con l’ostracismo. Ebbene, la libertà di pensiero ha un prezzo.