venerdì 27 gennaio 2023

Mai dimenticare!



In questa foto del bimbo Istvan Reiner, di 4 anni, sorridente prima di andare a morire, sono racchiusi tutti i motivi per non dimenticare mai la vergogna massima dell’Umanità.

Tuttoaposto?

 




Chapeau!

 

La nostra unica arma
di Marco Travaglio
Sembra un secolo che ci siamo ritrovati in oltre 100 mila in piazza San Giovanni a Roma per un’iniziativa italiana sul cessate il fuoco e il negoziato in Ucraina. Invece era solo il 5 novembre. Speravamo che quella marea umana scalfisse il monolite della lobby delle armi che soffia sul fuoco attraverso i suoi camerieri infiltrati nei governi europei, compreso il nostro. Ma ci vuol altro per intaccarlo. A questo serve l’ossessiva e tragicomica caccia a giornalisti, spie, hacker, troll, influencer e hater putiniani che s’infilano pure nelle urne, ribaltando le elezioni dell’intero orbe terracqueo: a nascondere le asfissianti e scandalose ingerenze americane in Europa. Non solo in Italia dove, sotto il duo Draghi-Meloni, si obbedisce agli ordini yankee ancor prima di riceverli. Ma anche in Germania, dove il saggio cancelliere Scholz ha dovuto rinunciare alla saggia ministra della Difesa Christine Lambrecht perché osava difendere l’interesse nazionale ed europeo dalle pressioni Usa sui Leopard. Scholz ha resistito fino all’altroieri. Poi Biden, di nuovo in mano ai falchi, ha ignorato gli inviti alla prudenza del Pentagono e del generale Milley (anche lì le teste più lucide sono i militari) e annunciato l’invio di 21 Abrams per piegare Berlino, salvo poi precisare che – pur avendone migliaia in giro – quei 21 tank gli Usa devono ancora costruirli. Invece i Leopard tedeschi arrivano a marzo.
Quando si scoprirà che non bastano neppure quelli, l’escalation salirà ancora. Fino all’invio di truppe, che poi è l’unica mossa in grado di fare la differenza sul campo, dove la controffensiva ucraina s’è fermata e si attende quella russa. Sarebbe l’ufficializzazione della terza guerra mondiale che, nella dottrina militare di Mosca (ma anche della Nato), prevede l’atomica tattica. Qua e là, nei talk, le Sturmtruppen da divano già ne parlano: “Eh certo, se ci verrà chiesto anche questo sacrificio, dovremo pensarci…”. Non sanno, gli idioti, che una guerra atomica non ti dà neppure il tempo di telefonargli, alle truppe. Ma a questo siamo. Giorgia Meloni l’aveva detto il 26 ottobre alla Camera in un passaggio, da tutti sottovalutato, della sua replica prima della fiducia: “A una pace giusta non si arriva sventolando bandiere arcobaleno nelle manifestazioni… L’unica possibilità di favorire un negoziato nei conflitti è che ci sia un equilibrio tra le forze in campo”. Quindi, siccome la Russia possiede 5.977 testate nucleari e l’Ucraina zero, per garantire “l’equilibrio delle forze in campo” invieremo a Kiev anche 5.977 testate nucleari e fino ad allora non sosterremo alcun negoziato? In attesa di risposte, è l’ora di tornare in piazza a sventolare bandiere arcobaleno: l’unica arma che abbiamo contro questa banda di squilibrati.

giovedì 26 gennaio 2023

Come no!

 


Ma certo si figuri, ci mancherebbe! Il signor MMD, boss che si vanta di aver ucciso così tante persone da riempire un cimitero, chiede le miglior terapie e cure per la sua malattia! 

Mentre gente comune, onesta lotta negli ambulatori per accorciare le code frutto di una gestione da terzo mondo, mentre i ricchi possono andare a consulto dai luminari oncologici e i poveri no, mentre le cliniche di super lusso sorgono come funghi, questo assassino che non si pente dei suoi misfatti, esige cure e medicinali all'avanguardia. 

E un vaffanculo no? 

Dovere di uno stato democratico è garantire le cure per tutti, carcerati compresi. 

Ma da lì a cercare le miglior medicine irraggiungibili per i comuni mortali, è tutta un'altra cosa! 

E rivaffanculo!  

Molto interessante

 

La posta di Daniele Luttazzi. Molto, molto interessante. 

L’altra metà di Agnelli: tra Bilderberg, P2, soldi offshore e il tribunale

E ora, per la serie “Una pentolaccia piena di vespe”, la posta della settimana.

Caro Daniele, mi è parsa molto fuori luogo la beatificazione di Gianni Agnelli. Il presidente Mattarella lo ha addirittura definito “alfiere del prestigio della Repubblica”. Da quando evadere le tasse per centinaia di milioni con società offshore è prestigioso? Da quando vale tutto? (Rita M.)

di Daniele Luttazzi 

Dal 1994, ovvero da quando il piano piduista di rinascita democratica cominciò a essere implementato: i lavori sono ancora in corso. Certo, nessuno ha ricordato quello che scrisse Luigi Cipriani (“Nel 1952 nacque ufficialmente il Bilderberg Group. Nel 1967 venne alla luce che il Bilderberg era finanziato dalla Cia. Fra i componenti italiani del Bilderberg c’erano Giovanni Agnelli, Vittorio Valletta, Guido Carli, Amintore Fanfani e Giovanni Malagodi. Tra gli statunitensi: Gerald Ford, Henry Kissinger, David Rockefeller, Andrew Goodpaster, comandante delle forze Usa in Europa, Allen Dulles della Cia, e il generale Morstad, comandante della Nato. Nel 1973 Giovanni Agnelli e David Rockefeller si fecero promotori di una sorta di nuovo Bilderberg, allargato al Giappone: la Trilateral, con funzioni analoghe a quelle del Bilderberg (…). Il massone Valletta inventò le schedature dei lavoratori Fiat. 
A capo del servizio di spionaggio interno Fiat c’era un ex colonnello di aviazione, Mario Cellerino, pilota personale di Gianni Agnelli, che per vent’anni era stato nei Servizi segreti. Per la Fiat lavorava anche Marcello Guida, questore, ex carceriere di Pertini a Ventotene, implicato nel caso Pinelli a Milano e costruttore della pista anarchica per piazza Fontana. (…) Roberto Fabiani, giornalista de L’Espresso (massone e confidente di Licio Gelli) scrisse nel libro I massoni in Italia (1978) che Gianni Agnelli, con altri industriali, faceva parte della massoneria, nella quale fu introdotto da Valletta, e della P2. Agnelli disse ai giudici che la Fiat aveva finanziato la massoneria di Lino Salvini. Fra il 1971 e il 1976, 15 miliardi, una cifra enorme. Sappiamo che attraverso Edgardo Sogno, iscritto alla P2, i finanziamenti finirono anche alla loggia di Gelli, ma in un Paese che riabilita pure Craxi (basta definire la sua latitanza ‘esilio’, e anche lui diventa un alfiere del prestigio della Repubblica), cosa vuoi pretendere? A me ha colpito, nell’intervista concessa in simultanea ai due giornali di cui è editore, Repubblica e La Stampa, la franchezza con cui John Elkann ha risposto alle domande dell’ex direttore Ezio Mauro e del direttore Massimo Giannini per tracciare un ricordo di Gianni Agnelli a 20 anni dalla morte (“La lezione di mio nonno: mi ha insegnato a privatizzare gli utili e a socializzare le perdite”). 
Fa il paio con la franchezza degli ex operai Fiat intervistati dai due giornali per il panegirico dell’Avvocato (“Per 30 anni ci hanno mangiato tutti”). Da incorniciare l’incipit: “Privatizzare gli utili e socializzare le perdite col ricatto dei licenziamenti: è il lascito morale che Gianni Agnelli ha consegnato a John Elkann, che col fratello Lapo e la sorella Ginevra è in causa con la madre, Margherita, la quale sostiene di essere stata fregata al momento degli accordi sull’eredità Agnelli: non era a conoscenza dell’ingente patrimonio offshore, non dichiarato al Fisco, dell’Avvocato. ‘Ma se lo sapevano tutti!’: questo in soldoni l’argomento sarcastico degli avvocati difensori dei tre figli. Sono in ballo miliardi di euro, soldi che tutti sapremmo come utilizzare. Se il tribunale riconoscerà a Margherita la legittima (il 50%) dell’eredità di mamma Marella, Margherita toglierà a John il controllo della società Dicembre, che gli dà la maggioranza in Exor attraverso l’accomandita olandese ‘Giovanni Agnelli B.V.’. Andrea Agnelli: ‘Vorrei avere io i vostri problemi’”.

A volte...

 


Booom!

 

Aspetta e spara
di Marco Travaglio
La situazione in Ucraina è così scandalosamente chiara che nemmeno l’atlantista più ottuso osa ripetere la barzelletta “mandiamo armi per favorire la pace”. Preferiscono l’altra, un filo meno spudorata: “Negoziare non si può perché Putin non vuole”. Strano, perché è Zelensky ad aver proibito per decreto agli ucraini, dunque anche a se stesso, di negoziare con la Russia di Putin. Strano, perché il principe dei negoziatori, Kissinger, che a cent’anni è più lucido di chi potrebbe essere suo pronipote, continua a dire che negoziare con Putin è l’unica cosa che si può, anzi si deve fare per evitare la catastrofe nucleare. Tantopiù in una fase di stallo militare sul campo congelato dal Generale Inverno. Invece, per far dimenticare le carte top secret nel suo garage, Biden arruola in call Scholz, Macron, Sunak e Meloni, ma “non contro la Russia”, per carità: tanto, almeno in Italia, è tutto segretato e ci siamo già assuefatti a 250mila morti in 11 mesi. Fortuna che a informarci provvede il vicecapo dell’intelligence ucraina, Vadym Skibitsky: “Ora possiamo colpire il Cremlino”. Cioè fare, anche con le nostre armi, ciò che la nostra Costituzione “ripudia”: la guerra per risolvere le controversie internazionali.
Il ministro della Guerra Crosetto-Moschetto, previa telefonata yankee con la lista della spesa, manda lo scudo anti-aereo Samp-T, che costa 800 milioni (l’intero bottino rapinato ai disoccupati col taglio del Rdc), ma ovviamente andrà rimpiazzato con nuove spese militari, sennò si resta “senza scorte”. E giù nuove commesse ai suoi ex soci, clienti e committenti della lobby armata. Intanto a Kiev salta mezzo governo perché è uno dei più corrotti d’Europa – infatti lo vogliono tutti nell’Ue – e ruba a man bassa sui nostri “aiuti” (un giorno scopriremo dove finiscono le armi, ma già si intuisce). Però Zelensky sarà al Festival di Sanremo, fra un amore e un cuore, col celebre tormentone “Armi armi armi”. E i giornaloni sono tutti eccitati per gli Abrams e i Leopard. Repubblica: “Svolta nella guerra”, “Il patto dei panzer”, “Escalation”. Evvai! Corriere: “Così il G7 affiancherà la Nato. Adesso Biden vuole guidare un largo fronte unificato contro Russia e Cina”. Hurrah! Stampa: “Arrivano i carri armati”: Slurp! Finché c’è guerra c’è speranza. E giù botte a quei disertori di Scotto, Boldrini, Camusso e il pericoloso cattolico del Pd Paolo Ciani che votano finalmente contro le armi con 5Stelle e Sinistra. Una Spectre subito smascherata dall’agente segreto Paolo Mieli: “Tra i parlamentari recalcitranti alle armi all’Ucraina c’è Paolo Ciani in rappresentanza di Sant’Egidio, si forma così un crogiolo con i dalemiani, quelli di Sant’Egidio e i 5Stelle. Questo nucleo d’acciaio sarà quello che comanderà sulla sinistra italiana”. Ma magari.