mercoledì 4 gennaio 2023

Robecchi

 

Strategie. La richiesta di ottimismo è la malattia infantile del melonismo
di Alessandro Robecchi
Ci sono parole fuori posto, che piovono male, che non c’entrano niente, così estranee al contesto che sembrano appoggiate lì per caso. O per convenienza, per ridicolo calcolo, o peggio per speranza, o peggio ancora come piccola assicurazione sui fallimenti futuri: parole che mettono le mani avanti. Una di queste parole, ricorrente al punto da essere noiosa, è “ottimismo”, non a caso sbandierata fieramente dal/la signor/a Giorgia Meloni nei suoi auguri (soprattutto a se stessa e ai suoi arditi) di fine anno. “Un 2023 di orgoglio e ottimismo”, augura il/la presidente del Consiglio, che vuol “sollevare questa nazione”, “rimetterla in piedi”, “farla camminare velocemente con entusiasmo”, e, ovvio, “dobbiamo farlo insieme”. Con il che si capisce bene il sottotesto: se voi non avete entusiasmo, ottimismo e non lo farete insieme, beh, un eventuale disastro sarà colpa vostra. Un classico.
Giorgia, donna, madre e cristiana, non è che inventa molto, diciamolo. Ancora ci ricordiamo quello là col sole in tasca, il Berlusca buonanima, che andava dicendo che i pessimisti si tirano addosso la sfiga da soli, e quindi non essere ottimisti non è un atteggiamento, ma un concorso attivo alla catastrofe. Vennero altri ottimismi, più organici all’ubriacatura liberale che piace tanto ai piani alti e altissimi del Paese. I primi giorni di Mario Monti fecero saltare l’ottimistometro nazionale, e pareva che fosse atterrata la Madonna in persona, il loden al posto del velo, per sistemare le cose con la sola imposizione delle mani della Fornero. Si è visto.
Altro sussulto di ottimismo sfrenato, la comparsa di Mario Draghi, quando pareva che l’Europa bussasse da ogni italiano con i contanti in mano dicendo “tenga buon uomo”, e i giornali titolavano sulla pioggia di miliardi in arrivo, praticamente già infilati nella nostra casella della posta. Si è visto anche lì, e basterebbe a mettere una moratoria di dieci anni sulla parola ottimismo, almeno in politica.
Quali motivi ci siamo oggi, essendo italiani, per essere ottimisti, è piuttosto misterioso. L’inflazione al dieci per cento, il lavoro che si precarizza sempre più, il welfare che svapora, le bollette, la guerra di altri che ci costa come se fossimo in guerra noi. Basta dare un’occhiata a ricerche e sondaggi per scoprire che il segno meno, in quanto a fiducia, domina incontrastato, e non sarà certo chiamare il Paese “Nazione” (o i camerati “patrioti”) che ci indurrà a cambiare idea. Di solito, l’ottimismo è un afflato piuttosto irrazionale (“Gli ottimisti sono la claque di Dio”, diceva mirabilmente Gesualdo Bufalino), mentre il pessimismo è mesto realismo. Una differenza che chiunque può capire se si sveglia con Giorgia ottimista, la benzina più cara, le autostrade più costose, il mutuo più stretto al collo, lo stipendio che vale meno e l’assistenza scomparsa per dare una mano ai presidenti delle squadre di calcio, i veri bisognosi del Paese.
Ma quando si invoca ottimismo – come il sor/sora Giorgia fa un po’ maldestramente, nel suo stile – si intende un’altra cosa. Si intende solitamente uno spirito collettivo, un vento che porta non solo consenso, ma convinzione, un’aria frizzante di partecipazione emotiva dei cittadini che oggi non si vede, non risulta, non c’è, e non ha motivo di essere.
Meloni faccia la sua strada in salita, non cerchi appigli, non invochi aiutini da casa come nei telequiz, non si appelli all’ottimismo della popolazione al quale ha finora contribuito soltanto bastonando i poveri e aumentando la benzina: non un grande contributo.

Tanto per dire

 

Armi e petrolio: ecco chi fa affari con quei conflitti

ALTRO CHE CRISI - Svettano Rheinmetall e Saab. Titoli su dal 10% al 126%: nel ‘22 la corsa al riarmo ha spinto molte aziende

DI GIULIO DA SILVA

Grandi affari sotto le bombe e i missili che piovono sull’Ucraina. Nell’anno della guerra i mercati finanziari mondiali sono crollati, l’indice S&P 500 di Wall Street ha perso il 20,6%, l’indice principale della Borsa di Milano (Ftse Mib) è arretrato del 13,3%, i bond hanno sopportato ribassi che vanno dal 15% al 20% e oltre. Ma c’è un numero ristretto di azioni che hanno fatto rialzi stellari. Chi guadagna con la guerra sono soprattutto le aziende che producono armi e le società dell’energia, petrolio, gas e infrastrutture per il settore.

Al primo posto c’è la tedesca Rheinmetall, produce carri armati, blindati, cannoni, gli armamenti che sono il cuore della guerra tra Russia e Ucraina. A fine 2022 le azioni della società di Dusseldorf hanno raggiunto i 186,05 euro, con un guadagno del 126,5% rispetto al valore di fine 2021. Rheinmetall in novembre ha comprato un’azienda di munizioni in Spagna, la Expal, per un valore di 1,2 miliardi, inoltre è interessata all’Oto Melara. Un grosso balzo lo ha fatto un’altra tedesca, Hensoldt, specializzata in elettronica per la difesa. I titoli hanno chiuso l’anno a 22,10 euro, +76,5% in 12 mesi. All’inizio del 2022 è stata perfezionata la compravendita del 25,1% di Hensoldt dal fondo Usa Kkr a Leonardo, per 606 milioni di euro. In Europa si segnalano anche i forti progressi della francese Thales (+79,5%), elettronica e satelliti, e della svedese Saab (+78,3%), che produce il caccia Gripen. Ancora in Francia Dassault Aviation, che costruisce i micidiali caccia Rafale, ha avuto una crescita del 66,5 per cento. La britannica Bae Systems, numero uno in Europa per la difesa, ha guadagnato il 56,3% raggiungendo una capitalizzazione di 26,4 miliardi di sterline (davanti a Thales, 25,5 miliardi di euro). Anche Leonardo, dopo alcuni anni di quotazioni depresse, ha beneficiato parzialmente dell’ondata di rialzi, con un aumento del 27,9% fino a 8,06 euro e una capitalizzazione di 4,67 miliardi. Negli Stati Uniti le aziende militari hanno ricevuto nuove importanti commesse dal Pentagono, anche per forniture all’Ucraina, ma le quotazioni sono cresciute meno che in Europa. Il numero uno mondiale per giro d’affari, Lockheed Martin, produttore degli F-35 e, in joint venture con Raytheon, dei missili Javelin, ha guadagnato il 36,9% e ha chiuso l’anno con una capitalizzazione di 127,5 miliardi di dollari. Per valore di Borsa è superata da Raytheon (148,36 miliardi), il gigante che produce i missili Patriot e Stinger, le sue azioni hanno progredito del 10,5 per cento. Guadagni più consistenti per Northrop Grumman (+40,96%), produttrice dei droni Global Hawk e del bombardiere strategico in sviluppo B 21, e General Dynamics (+19%). In ribasso le azioni di due grandi gruppi aeronautici che hanno attività prevalente nell’aviazione commerciale, Boeing negli Usa (-5,4%) e Airbus in Europa (-1%). Impennata delle azioni dei gruppi petroliferi, soprattutto negli Stati Uniti, per il boom del prezzo del petrolio conseguente alla guerra. Occidental Petroleum è prima con +117,3%, seguita da Hess (+91,5%) e ExxonMobil (+80,3%), gigante con una capitalizzazione di Borsa di 454 miliardi di dollari. Seguono Schlumberger (+78,5%), Halliburton (+72%), Marathon (+64,8%), ConocoPhillips (+63,4%) e Chevron (+52,9%). In Europa è in testa Tenaris (+79,9%), la società con sede in Lussemburgo controllata dalla famiglia Rocca che produce tubi d’acciaio per l’industria petrolifera. Seguono le britanniche Bp (+43,7%) e Shell (+43,4%) e la francese TotalEnergies (+31,4%). Di fronte a questi rialzi impallidisce il timido recupero dell’Eni, 8,6 per cento. Ma a Milano le azioni cresciute di più sono quelle di D’Amico, società di navigazione che ha beneficiato dell’esplosione dei prezzi dei noli marittimi: i tioli sono quasi triplicati da 0,095 a 0,373 euro (+292%).

martedì 3 gennaio 2023

Qualche dubbio




L'anno che verrà

 Tre gennaio, si riparte per una nuova avventura, chiedendosi, tra l'altro, dove scaturisca l'euforia post cenone, visto i segnali che il 2022 ha trasmesso al nuovo anno: la guerra anzi, le guerre, che stanno uccidendo poveri incolpevoli, compresi quei ragazzi russi che vengono macellati a causa delle mire nefande di un assassino psicolabile; il Covid che sta tornando alla grande e per il quale quel paese infinito generante il bastardo, grazie ad una politica insana che costrinse ad eterni lockdown senza alcuna vaccinazione a baluardo dell'epidemia, probabilmente minerà la salute mondiale dei prossimi mesi, senza che nessuno abbia la volontà di sbraitargli che la classe politica ancorata a violente repressioni dovrebbe andare a fare in culo; le disparità sociali sempre più acutizzate; la mancanza di una seria e consapevole politica mondiale atta a depotenziare il cambiamento climatico; le nefandezze perpetrate da sciacalli finanziari che detengono il timone che ci porterà a sbattere contro l'iceberg dell'imbecillità; il rimbambimento generale eclatante, evidenziato dal pullulare di gnomi inani che si autodefiniscono influencer, scrocconi astuti che han capito di che pasta siamo fatti, ovvero ondivaghi allocchi sbavanti difronte a scarpe di gomma dal valore di qualche decina di euro vendute a prezzi faraonici; l'idiozia lampante di pose festaiole che squartano la ragione e portano ad emulazione fine a se stessa; la mancanza di un'autorità mondiale in grado di stoppare gli scempi e le deturpazioni al buon senso civile, l'Onu è un circo mellifluo incapace di affermare con chicchessia qualunque proposta lecita; il distacco totale dalla realtà, dall'andare insieme incontro al nostro destino, rendendo le vite quaggiù il meno urticanti possibile. 

Per il resto tutto a posto... 

Meditate




Inaudito di casa

 

Certo che in duemila anni di storia mai si è verificato ciò che giovedì avverrà, un Papa che celebrerà le esequie del suo predecessore! Un evento inaudito, un unicum che molti adepti alle dietrologie, all'astrologia interpreteranno come evento nefasto, preludio di sciagure immani. Ma l'inaudito è già di casa da un pezzo su questo pianeta: è normale ad esempio che il cinquepercento detenga metà delle risorse terrestri? Che l'ordine economico sia retto dalla nefasta regola del tendere all'infinito i profitti, che le medicine siano in mano a poche multinazionali, che la ricerca farmacologia si occupi soltanto di problematiche altamente remunerative, che nessuno si concentri sul prossimo flagello ovvero i superbatteri, che la natura violentata dall'inquinamento e dall'emissione di gas sia ancora pedissequamente trascurata da ovvie, per loro signori, ragioni economiche? Che ancor oggi il nostro paese non sia in grado di svelare i complotti della stagione della destabilizzazione, come cioè abbia potuto quel bastardo di Gelli gran burattinaio soverchiare le regole democratiche senza alcun freno, come possa essere esistito uno stato parallelo con accordi tra mafia e servizi segreti? Che l'attuale compagine governativa si stia attualmente sollazzando nelle poco innevate località da vip senza che nessuno la faccia precipitosamente tornare nella capitale per piacere le proteste dopo aver legiferato a favore dei soliti noti, lasciando la maggioranza italica in balia di aumenti, strozzinaggi e sperequazione forsennata?
Sono molti i fatti inauditi; quello di giovedì sarà solo l'ennesimo.

Effettivamente

 

Conte vuol difendere il Rdc? Prima lo chieda
DI DANIELA RANIERI
Per fortuna la nostra stampa sa ancora riconoscere un politico delinquente quando lo incontra, e i nostri partiti dimostrano di saper – eccome! – cos’è la questione morale. L’ultimo dell’anno Dagospia “pizzica” Giuseppe Conte a pranzo nel dehors di un hotel a 5 stelle di Cortina e pubblica lo scatto, volevamo dire il cablo, che espone il reprobo alla esecrazione che merita.
La trista vicenda – un ex presidente del Consiglio, avvocato e docente universitario che a Capodanno va in vacanza sulle Dolomiti e non, come ci si aspetterebbe, a Ovindoli o sulla spiaggia sul Tevere aperta dalla Raggi – deflagra sui social, dove il Terzo ovvero Sesto Polo detiene il 39% dei consensi, e sulla stampa mainstream: “Il leader M5S Conte è stato fotografato a Cortina d’Ampezzo con la compagna, mentre sui social parla delle code alle mense dei poveri”, denuncia il Corriere, il che ferisce particolarmente la sensibilità di chi, come noi, credeva che Conte passasse le vacanze fino alla Befana alla onlus Pane quotidiano, insieme alle 4 mila persone al giorno che fanno la fila per mangiare perché preferiscono prendere il Reddito di cittadinanza che lavorare. Su Libero Sallusti vibra un editoriale: Conte “vuol farci credere di essere un novello San Francesco” e poi “svacanza (sic) a Cortina a 2500 euro al giorno”, il che prova la sua ipocrisia nel difendere il Rdc (per essere credibile Conte dovrebbe percepirlo), nonché della coerenza di Sallusti, che solo pochi giorni fa aveva detto di essersi sentito “una merda” (verbatim) per aver alimentato una polemica moralista su Bersani, a sua volta “pizzicato” mentre usciva da una boutique Louis Vuitton con un pacco, poi rivelatosi una sciarpa per la moglie, scelta massimamente avventata giacché si sa che i comunisti coerenti per Natale regalano alle mogli un samovar e un tozzo di pane raffermo.
I renziani, il cui capo scorrazza per il mondo (anche per fare conferenze sul cambiamento climatico) a bordo di jet privati che emettono in poche ore la CO2 che una persona normale produce in 4 anni, hanno denunciato il lusso ostentato da Conte, che evidentemente ha dei soldi da parte sui quali varrebbe la pena indagare (non è escluso che se li sia guadagnati facendo il giullare di corte al servizio di satrapi sauditi che fanno ammazzare i giornalisti: insomma, chissà che questo Conte non condivida la fedina umana e morale di Renzi), mentre i liberali di destra e di sinistra – che hanno passato anni a blaterare di invidia sociale della sinistra – difendono la scelta di Conte di spendere i soldi come vuole (amano i ricconi di qualunque colore), anche stappando lo champagne con la sciabola, ma non si faccia fotografare coi poveri, che peraltro fanno sempre un po’ schifo (ovvero faccia beneficenza, non politica).
Ecco, questo è il punto: per questa gente se un politico difende il Rdc (senza esserne percettore) e tutela i poveracci è voto di scambio, non semplice espressione del principio della rappresentanza, sempre ammesso che la nostra sia ancora una Repubblica parlamentare.