venerdì 4 maggio 2018

Meditate


venerdì 04/05/2018
LECCA LECCA
Il 5x1000 a “libero” è di famiglia

dal Fatto Quotidiano

Titolo: “Il San Raffaele di Roma guarisce i bambini”. Occhiello: “Merita il 5 per mille”. Sulla prima pagina di Libero ieri compariva questo articolo, a firma di Renato Farina, con seguito a pagina 15. L’articolessa dell’ex agente Betulla ci spiegava poi con dovizia di particolari come “l’istituto romano ha a cuore i più piccoli con gravi problemi di sviluppo”. Per questo motivo “donare la propria quota è un atto d’amore che si fa per la ricerca sanitaria”.

Nell’articolo si racconta quanto “la struttura all’avanguardia nelle terapie di riabilitazione” faccia per la cura dei piccoli pazienti, mentre nell’ultima parte viene ben spiegato come fare a donare all’ospedale il 5 per mille, con dovizia di particolari per i lettori meno avvezzi alla compilazione della dichiarazione dei redditi. Ma quanto sono diventati buoni quei cattivoni di Feltri & C. C’è solo un piccolo particolare che a un lettore disattento potrebbe sfuggire: l’ospedale in questione, il San Raffaele Pisana, è di proprietà della Tosinvest, ovvero della famiglia Angelucci, editori di Libero. In pratica, il quotidiano invita i lettori a versare il 5 per mille al proprio editore, guardandosi bene dal dirlo. Chapeau per l’eleganza.

Start!


Parte oggi da Israele una manifestazione diversamente sportiva improntata sull’ottimismo dei partecipanti, tendenzialmente infatti rivolti al Positivo, che per venti giorni prenderà in Giro l’Italia!

Opinioni Fini


venerdì 04/05/2018
Noi italiani, sudditi senza diritti

di Massimo Fini

Luigi Di Maio ha riportato all’onor del mondo la secolare questione del ‘conflitto di interessi’. Berlusconi ha subito gridato all’“esproprio proletario”. In realtà la questione del conflitto di interessi ne sottintende un’altra che la precede e la innesca: per anni si è tollerato che un unico imprenditore possedesse l’intero comparto televisivo privato nazionale in contrapposizione alla Rai pubblica (o, per meglio dire, partitica: negli anni Ottanta la Dc controllava la prima Rete, i socialisti, a esser più precisi, i craxiani, la seconda, il Pci la terza). Una situazione sostanzialmente illegittima perché in una democrazia liberale l’oligopolio impedisce quella libera concorrenza che è il sacro mantra, almeno a parole, di questo sistema. Ci pensò Bettino Craxi a mettere al riparo Berlusconi da una sentenza della Suprema Corte che dichiarava l’incostituzionalità dell’intero sistema televisivo, attraverso una legge, la legge Mammì, che consentiva a Berlusconi di mantenere, con tre Reti (Canale 5, Italia Uno, Rete 4) la sua posizione dominante. Craxi fu ricompensato da Berlusconi con un finanziamento illecito di 21 miliardi di vecchie lire al Psi.

La legge Mammì, perché la cosa non apparisse così sporca com’era, imponeva a Berlusconi un solo obbligo: sbarazzarsi del suo quotidiano, Il Giornale. E l’allora Cavaliere lo vendette a suo fratello, Paolo. Il che dice, prima che saltassero fuori tutte le sue responsabilità penali, in qual conto questo soggetto tenesse le regole e le leggi.

Il problema del ‘conflitto di interessi’ si affaccia quando Berlusconi, pur rimanendo tenutario di un oligopolio televisivo condiviso con la Rai, diventa un uomo politico. La sua vittoria nelle elezioni del 1994 è dovuta in buona parte al possesso in solitaria delle tv private, non tanto al momento del confronto elettorale ma nei lunghi anni che l’hanno preceduto durante i quali Berlusconi aveva potuto educare gli italiani alla propria cultura o piuttosto subcultura. L’italiano nasceva naturaliter berlusconiano. Era stato Umberto Bossi, in combinazione con le inchieste giudiziarie di Mani Pulite, a scuotere l’albero della Prima Repubblica, facendone cadere le mele più marce, ma fu Berlusconi, che non aveva mosso un dito, a coglierne i frutti.

Furono innalzate alcune cortine fumogene per mascherare il fatto inaudito per una democrazia liberale che un premier potesse possedere, e in misura così rilevante, organi di informazione determinanti (né Merkel, né Macron, né Trump, solo per citare gli esempi più significativi, hanno tv o giornali). Inoltre poté mettere le mani – ma questo lo avevano fatto anche, prima di lui, tutti gli altri leader e sottoleader politici – su ampie porzioni della Rai pubblica, che dovrebbe appartenere ai cittadini e in cui invece scorrazzano a loro piacere, a seconda dei rapporti di forza, quelle associazioni di diritto privato, quelle bocciofile, chiamate partiti. Le cortine fumogene erano il blind trust, il ‘consiglio dei tre Saggi’, tutte cose di cui naturalmente si sono perse le tracce. E così il ‘conflitto di interessi’ è rimasto un tumore della nostra democrazia.

Berlusconi sostiene che la questione non esiste, perché è da tempo che si disinteressa delle sue televisioni e comunque “tutti sanno che sono l’editore più liberale che esista”. Simili cose turche le può dire solo un soggetto paranoide che crede sinceramente – io la penso così – alle sue menzogne. E in ogni caso anche se ciò che dice fosse vero non è che cose del genere possono dipendere dalla ‘bontà’ di un imprenditore. È come se un industriale dichiarasse che con lui i diritti sindacali sono inutili perché è solito trattar bene i suoi lavoratori. Comunque Berlusconi si tranquillizzi. Nessuno, nemmeno Di Maio, credo, vuole espropriarlo delle sue aziende. Sono realtà imprenditoriali divenute troppo importanti, anche dal punto di vista occupazionale, per toglierle a chi le ha fondate e costruite con una capacità che nessuno può mettere in discussione.

Se però, come dice di continuo, vuol bene a quello che chiama “il mio Paese” (per la verità sarebbe anche il nostro, ma lasciamo perdere) dovrebbe ritirarsi dalla politica. Invece resta lì, come un macigno. Impedendo con la sua presenza, nelle temperie attuali, un’alleanza con le destre di Salvini e Meloni.

Dall’altra parte c’è un macigno più piccolo: Matteo Renzi. Che, sempre in nome del ‘bene del Paese’, ma in realtà per “un ego smisurato” come lo ha definito Di Maio, non dissimile da quello di Berlusconi, si oppone a qualsiasi accordo con i grillini. Non solo non pensa al ‘bene del Paese’, ma nemmeno a quello del suo partito. Après moi le déluge!

E così noi italiani, sudditi senza diritti, a cominciare da quello di scegliersi il proprio destino, ostaggio di uomini politici, alcuni delinquenti, altri irresponsabili, “continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”.

giovedì 3 maggio 2018

Perplessità



1739



Un numero, un semplice numero capace di spiegare tutto quanto attorno a noi soffoca l'umanità: 1739 miliardi di euro, la spesa in armi del mondo nel 2017. 
Che dire? Hai voglia di impegnarti in missioni caritatevoli, di inviare buffetti alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale che soffre fame, malattie e quant'altro. 
Hai voglia di impegnarti in attività di fratellanza, di batterti per il riconoscimento di diritti, di denunciare le tristi diseguaglianze, la pidocchiosa ricchezza di pochi, l'aberrante povertà di molti. 
Davanti ad una cifra di tale portata, spiegante ad eventuali civiltà extraterrestri la deflagrante stupidità umana, non resta che ammainare ogni velleità di rivincita, ogni speranza di rinascita. Se il mondo nel 2017 è riuscito a privarsi di 1739 miliardi di euro per acquistare strumenti di morte, di annientamento di simili, allora vuol dire che il potere, la forza, l'economia, il pensiero dominanti sono talmente saldi, pietrificati, immarcescibili in questa ottica di morte che ogni altro discorso evapora come neve al sole. 
Delinquenti di ogni razza assetati di denaro, ruotano in ogni dove per vendere morte, sottraendo potere di acquisto in medicine, tecniche agrarie portanti materie prime laddove nulla cresce, se non razzi e mitragliatrici. 
Le grandi multinazionali delle armi eleggono da molto tempo il più potente politico terrestre, il presidente americano e, naturalmente, gli Stati Uniti sono al primo posto in questa classifica stilata dall'Istituto Internazionale di Stoccolma per le Ricerche sulla Pace (Sipri) con una spesa di ben 610 miliardi. 
Seguono Cina, Arabia Saudita, quando facciamo benzina pensiamo che una parte dei nostri soldi verrà destinata al lugubre acquisto bellico, India, che ha ancora milioni di persone per strada a mangiare rifiuti, e Russia. 
Noi, nel nostro piccolo, siamo dodicesimi a 29,2 miliardi di dollari, non male se pensiamo ai giovani senza lavoro e alla moltitudine di persone che pranza e cena alle mense della Caritas. 
Provo un senso di inadeguatezza misto a vergogna. Si, mi vergogno di far parte di questa umanità svilita, sfrontata e senza nessun tipo di ritegno, sorda ai lamenti dei più, oramai assuefatti all'indecorosa fine nei meandri dell'anonimato e della rassegnazione. 
Non so a voi, ma a me questo numero, 1739, dona queste dolorose sensazioni.

mercoledì 2 maggio 2018

Attonito


Ci fosse un'organizzazione mondiale seria, non come questa Onu diventata tempio della burocrazia in "fiaschettamentum aere", essa dovrebbe predisporre un servizio, soffice, quasi segreto, atto a rinchiudere eventuali acquirenti di un articolo uscito in questi giorni, in un centro di riabilitazione mentale, in stile prettamente maoista. 
Di che sto parlando?
Digitate carmardenim.com ed entrerete in un sito americano di abbigliamento dove troverete la madre di tutte le innovazioni modaiole, inabissatasi dentro all'imbecillità più pura. 
Troverete questa foto: per “soli” 168 dollari acquisterete questi jeans... leggermente tagliati... leggermente, quasi impercettibilmente...
Ma porca puttana! 168 dollari per farsi dare dell'imbecille? 
Futuri acquirenti, vi prego: per la metà, 84 dollari, m’impegno ad inviarvi una mail al giorno, per un anno solare intero, con scritto, a mo' di controprova, che siete degli imbecilli doc! 
Perché tentennate? Risparmierete la metà dei soldi e il risultato sarà identico a quello di uscire di casa così agghindati! 
Aspetto i vostri bonifici! 
PS (sto progettando i jeans XXX Exteme cutout pant! A soli 134 euro saranno composti solo dalla cerniera e da una tasca! Fatevi sotto imb.. ehm.. acquirenti! Affrettatevi!) 
Chissà poi perché coloro che sorvolano lo spazio nei loro dischi ultraveloci non vengano giù per resettarci! Venite, vi prego, non ce la faccio più!



Primo Maggio


Raccolte le innate pigrizie, constatato il plumbeo del cielo, ho trascorso un primo maggio secondo i precetti trascritti nel compendio  "Stravaccamentum die", un libro scritto da qualche frate satollo nei primi anni del XVII secolo.
Quando entri in questa particolare concezione spazio temporale, le più semplici azioni, dalle abluzioni allo svuotamento della vescica, diventano impedimenti rocciosi in puro stile alpino; l'ammorbidente che pervade il tuo animo blocca ogni proposito, ogni progetto. La tv diventa sovrana e solo grazie al decoder, permettente di tornare indietro, riesci in un tempo enormemente dilatato a visionare almeno un film, interrotto da molteplici penniche che si susseguano a ritmo circadiano. 
Le ore del giorno si tramutano in un'unico ed indecifrabile tempo, cadenzato dalla luce che filtra dalle tapparelle ortodossianamente calate a mezz'aria. Lo svuotamento in cervice raggiunge picchi impensati, tanto che diventa faticoso coordinare un'alzata per l'espletamento della minzione. 
Sul far del meriggio infine, scovando su Rai 1 il famigerato concertone sindacale del Primo Maggio, riesco, dopo sforzi mnemonici importanti, a rielaborare la classifica annuale delle inutilità scassamaroni, posizionando al solito l'evento musicale romano, con cantanti mai conosciuti prima senza senso né storia, un'incollatura dietro ad un pranzo di prima comunione, agli auguri a raffica di Natale, l'incontro con scalmanati narratori di vacanze e la terribile casualità che mi costringe ad ascoltare le narrazioni di due o tre celeberrime logorroiche che sfuggo da tempo immemore più che la Picierno una biblioteca.