Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 1 novembre 2017
Mela problematica
Ho avuto una giornata difficile ieri, pur essendo in ferie. Il mio mitico Mac ha avuto dei problemi ed assieme a lui ho sofferto fino alla parusia del ritorno alla normalità ed efficenza.
So per certo che Steve dall'alto mi ha messo alla prova, per saggiare la mia indefessa appartenenza al suo mondo fatato (non vorrei dar l'impressione di star facendo pubblicità! Non prendo soldi, lo giuro su Van Basten; constato, evidenzio e riporto.)
Un piccolo problema su un programma video (che sia un messaggio subliminale di abbandonare quella vena creativa?) mi ha permesso di scoprire l'altissima efficenza del servizio utenti Apple Ho parlato quasi due ore con un'operatrice albanese senza spendere un centesimo, ed oltre a constatarne la professionalità e la padronanza dell'italiano, mi ha stupito la pacatezza e l'affiancamento profuso al fine di risolvere l'enigma. Fonti celesti mi riferiscono di come Steve sia stato nel frattempo tranquillizzato con variegate tisane per l'inusitata problematica sorta.
Mi sono ad un certo punto assorto e perduto nei ricordi lontani degli infiniti crash della concorrente, degli schermi blu terrificanti, dei file strani e misteriosi comparenti talvolta e che soro l'ardire di un sommergibilista e la sconsideratezza giovanile consentivano di cancellare, tra una sudorazione e l'altra. E poi le installazioni, pantagrueliche, le relative disinstallazioni di programmi che richiedevano tonicità psicofisica, freddezza glaciale da tiratore scelto, attese snervanti da sala parto.
Problema risolto alla sera da un altro consulente, questa volta italiano e paciosamente saggio ed edotto in materia.
Ora il Mac è ripartito, ho scoperto che ha sofferto per una mia dabbenaggine sconsiderata. Steve è ritornato serafico tra i serafini. E io sto nuovamente suonando la carica per l'attacco frontale a chi oramai sapete.
Hasta la Victoria Siempre. E viva la Mela (parere personale che non vuol influire chicchessia in alcun modo. Su Van Basten invece sono pronto a combattere anche con stoccafissi, verso chiunque s'azzardi a mettere in dubbio la sua appartenenza agli dei dell'Olimpo!)
martedì 31 ottobre 2017
Tutto qui?
Scusi l'ardire Mr. Puigdemont; dopo la sua spasmodica ricerca d'indipendenza, che non oso commentare non conoscendo né costituzione, né storia catalana, lei con un manipolo di arditi compagni al primo venticello, meglio definirlo tornado, che fa? Va a Bruxelles per chiedere asilo politico?
C'è da chiedersi, da esterni, se alla fine della giostra, fosse tutto qui, se la battaglia, giusta o non giusta, anche se è pur vero che apparentemente vi stavate per schiantare contro un'improvvida serie di difficoltà forse neppure considerate appieno in fase progettante, appena iniziata si concluda con una fughetta, un "battufolante" e comico riparo da processi e prigionia che anche l'ultimo dei decerebrati avrebbe messo in conto.
Allora dov'è Senor Puigdemont il coraggio, l'impavida battaglia, sognata dagli avi, contro il sistema centrale madrileno?
Scappare è l'ultimo dei problemi per chi crede in una nuova forma di potere, ricercante patti e accordi per una serena separazione.
Lei ha dimostrato, a mio modestissimo parere, di non ricercare appieno l'indipendenza ma, quella stessa forma di potere che vorrebbe annichilire con la pacifica lotta, fregandosene delle ripercussioni, in special modo economiche, che scindersi da Madrid avrebbe procurato alla Catalogna.
Un bluff che riconsegna ogni proclama e visione libertaria in mano alla centralità dello Stato.
Si riguardi Mr Puigdemont! L'inverno belga non è propriamente secco e sereno! Decisamente no!
lunedì 30 ottobre 2017
La solerzia
Faccio il biglietto online per andare in treno da Piacenza a La Spezia. Contento di non dover fare file alla biglietteria, mi accorgo che con il cambio a Parma ho solo sette minuti a disposizione e, non essendo in Giappone, consapevole che sette minuti per le ferrovie italiane sono un nonnulla, vedo sul binario difronte un treno che sta partendo per Ancona e che fermando a Parma mi lascerebbe un quindici minuti di lasco, molto più consoni e tranquillizzanti. Chiedo gentilmente al capotreno, un ragazzo con impercettibile barba, molto fiero del ruolo, la possibilità di poter salire sul treno, esibendogli il mio biglietto elettronico. Il suo fermo diniego relazionato ad un regolamento, da un lato mi conforta, ce ne fossero di puntigliosi così, penso; dall’altro mi fa incazzare anche perché non gli ho chiesto, credo, la luna ne il suo Iban. Cerco, diplomaticamente, di trattare ulteriormente, facendo perno sul poco tempo a disposizione per il cambio. Lui inflessibile mi risponde che, purtroppo, deve dare la precedenza ai clienti in possesso di regolare biglietto. Il treno era praticamente vuoto e sul marciapiede c’era solo il pulitore di cartacce. Lo guardo infastidito, pensando che da Piacenza a Parma ci sono solo due fermate, Fidenza e Fiorenzuola, e non avendo avuto notizia di un esodo partente da queste due città alla ricerca forsennata di grana, deduco che il posto sul regionale rimarrà ampio e disponibile.
La solerzia a volte, incontrandola, innervosisce quanto l’incuria e il menefreghismo. Non avrei rubato nulla, avrei solo incontrato un solerte munito di buonsenso, un connubio impossibile a giudicare da questo capotrenino intransigente quasi quanto antipatico.
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