mercoledì 4 febbraio 2026

Vista Referendum

 

Giustizia on demand 


di Marco Travaglio 

Più il governo prova a convincerci di non voler ridurre, ma aumentare l’indipendenza dei magistrati, più dimostra di volerli ai suoi ordini. La Meloni, volata a Torino al capezzale del poliziotto picchiato in piazza appena in tempo prima che fosse dimesso dall’ospedale, ha spiegato alla Procura che il reato è “tentato omicidio”. Possibile, ma può pure essere “lesioni personali a pubblico ufficiale”: il pm e il gip che hanno arrestato un presunto aggressore hanno optato per il secondo. E solo provvisoriamente, perché poi dovranno pronunciarsi, sulla misura cautelare, il Riesame e la Cassazione e, sul merito, il gup e i giudici di primo, secondo e terzo grado: premier e governo non sono (ancora) previsti. E meno male, perché a quasi un mese dall’assassinio a sangue freddo di Renée Good da parte dell’Ice, le squadracce dell’amico Trump, né la Meloni né i ministri hanno detto una chiara parola di condanna su quella barbarie e su quella gemella costata la vita ad Alex Pretti. Quindi non sono le persone più qualificate per discettare di omicidi e violenze. Tant’è che stanno architettando un altro pastrocchio per trasformare le nostre forze dell’ordine in qualcosa di simile all’Ice, con scudi penali quando sparano e fermi preventivi di gente caso. Cioè per far decidere al governo ciò che in ogni Stato di diritto decidono i giudici.

E non vale solo per i poliziotti: quando Chico Forti, pregiudicato negli Usa per omicidio volontario premeditato, fu estradato per scontare il resto della pena in Italia, la Meloni lo mandò a prendere col volo di Stato e lo accolse a Ciampino con tutti gli onori, manco fosse Cristoforo Colombo. Forse pensava che le toghe rosse americane, per quanto separate dai prosecutor, avessero condannato un innocente, o l’aveva saputo dalle Iene. Più di recente ha detto che, con le carriere separate, “non avremmo avuto la vergogna di Garlasco”: nessuno ha capito se parlasse della condanna di Stasi in appello e in Cassazione o dell’immonda gazzarra politico-mediatica scatenata da tanti suoi amici sulla nuova indagine piena di nulla contro Sempio; ma soprattutto come faccia lei a sapere chi ha ucciso Chiara Poggi. Invece Nordio, presunto ministro della Giustizia, ha spiegato che su quel delitto “bisognerebbe avere il coraggio di arrendersi” perché “è difficilissimo dopo 10, 20, 30 anni ricostruire la verità giudiziaria: lasciamola agli storici”, evidentemente ignaro del fatto che gli storici non si occupano di cronaca nera e, soprattutto, che l’omicidio non si prescrive mai, dunque è la legge a vietare ai magistrati di “arrendersi”. Noi comunque siamo grati a Meloni e Nordio: più parlano e più anche chi odia la magistratura preferisce che le indagini continui a farle lei, vista l’alternativa.

Nessun commento:

Posta un commento