Tra una sauna e l'altra
di Michele Serra
Il caso Epstein sembra fatto apposta per buttarla in caciara, come si dice a Roma. Nel senso che dentro quei files c’è una baraonda di nomi di potenti, semipotenti, cortigiani, vicecortigiani, americani soprattutto ma anche provenienti dalla provincia dell’impero: e a pochi di costoro sarà possibile attribuire responsabilità individuali e reati, se non la colpa (diffusissima) di sgomitare per comparire tra “quelli che contano”. Il resto è folla, la non piccola folla degli sgomitanti.
Ma nella baraonda si intuisce — e a volte si coglie proprio, nitidamente — che tra una sauna e l’altra i potenti pensavano agli affari, e a come evitare che qualcuno o qualcosa potesse interferire con i loro porci comodi: la politica, per esempio.
Nello scambio di battute — scripta manent — tra Epstein e Bannon (che è, ricordiamolo con una formula alla portata di tutti, l’ideologo del nuovo fascismo mondiale), emerge per esempio che i rapporti di costui con l’estrema destra europea non avevano solo il compito di rappattumare, paese per paese, le peggiori truppe antidemocratiche (in Italia: il Salvini). C’era anche il proposito di evitare “legislazioni contro le criptovalute”, evidentemente perché costoro, con le criptovalute, ci si ingrassano, e possono finanziare le peggiori cose.
E dunque, insieme all’obbrobrio della carne femminile, anche minorenne, adoperata come rinfresco per gli ospiti, quei files trasudano potere nel modo più diretto e al tempo stesso più occulto: ne parliamo tra noi, decidiamo noi, i politici sono solo pedine del nostro gioco. Il Salvini, poverello, si sarà sentito molto lusingato dall’apprezzamento di Bannon. Non sapendo, non capendo, chi era il burattinaio e chi il burattino.
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