Celebrano Borsellino, ma amano gli assassini
Si direbbe che il governo legge-e-ordine guidato dalla Meloni nutra una certa simpatia per gli assassini, purché ricchi e potenti. Da lei, che ha raccontato allo sfinimento di aver iniziato a fare politica dopo l’attentato mafioso in cui perse la vita il giudice Borsellino e ha preso i voti promettendo che sarebbe “finita la pacchia” per i delinquenti, era lecito non aspettarselo. Coi dovuti distinguo su Forza Italia, composta perlopiù da gente il cui curriculum è praticamente sovrapponibile al Codice penale, la maggioranza ha dimostrato di avere un’idea piuttosto lasca della legalità.
Maggio 2024: grazie a un accordo diplomatico, rientra in Italia il produttore televisivo Chico Forti, condannato all’ergastolo negli Usa per l’omicidio di un australiano. Ad accoglierlo a Pratica di Mare, dove atterra il Falcon della nostra Aeronautica decollato da Miami, Giorgia Meloni, commossa come chi riceve un ostaggio, un eroe, un patriota. Tajani non sta nella pelle: “È una scelta che tutela gli interessi di un cittadino italiano, detenuto modello”. Il ministro dell’asserita Giustizia Nordio proclama festa nazionale: ”È un giorno di gioia per l’intero Paese”.
Gennaio 2025: il generale Almasri, ex comandante del carcere di Mitiga in Libia, accusato dalla Corte penale Internazionale di crimini contro l’umanità e violazioni dei diritti umani (torture e stupri anche su minori), viene arrestato dalla polizia italiana a Torino in esecuzione del mandato di cattura internazionale. Si attivano subito le burocrazie statali: il Ministero di Nordio (che non ha emesso la richiesta di custodia cautelare necessaria a confermare il fermo perché, motiverà poi, l’informativa era scritta in una lingua ancora non decrittata, l’inglese), ordina la scarcerazione del generale, che viene imbarcato su un aereo di Stato sotto tutela dei Servizi segreti e riportato direttamente a Tripoli, senza che la Corte dell’Aia sia informata o possa richiederne l’estradizione. Del resto, i radical chic e toghe rosse della Cpi non hanno chiesto l’arresto anche di quel giglio di campo di Netanyahu? Niente male, per una che prometteva di “dare la caccia agli scafisti per tutto il globo terracqueo” e twittava il video di uno stupro a opera di un nordafricano (a proposito: dove sono tutti gli stupratori e i pedofili che ci avrebbero invaso con la vittoria del No al referendum sulla separazione delle carriere?).
Ora la destra si contende la difesa del gioielliere di Cuneo condannato in via definitiva per aver giustiziato due rapinatori e averne ferito un terzo dopo averli inseguiti per strada. La Meloni si è intestata la difesa del commerciante: “Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo?”. La risposta giusta è: “La Cassazione”. Ma lei si avvale dell’expertise di ben altri giuristi, tipo Nordio, che ha già avviato l’istruttoria per chiedere la grazia a Mattarella, il quale l’ha dovuto convocare per spiegargli l’abbiccì, cioè che la pratica spetta al Capo dello Stato. Salvini, completamente bollito e sorpassato a destra da Vannacci da cui si è fatto fregare come un tordo, si è recato due giorni di fila nel carcere di Bollate per portare conforto al nuovo eroe; lui, che andava a citofonare a extracomunitari incensurati accusandoli di spaccio, disapprova la decisione dei giudici in punta di diritto, come se ne sapesse qualcosa. Forte di questi autorevoli difensori d’ufficio, l’uccisore sfida il presidente della Repubblica: “La grazia alla Minetti sì e a me no?”. In effetti, nessuno dei due si è pentito. Temendo la presa di Vannacci sul popolo dei pistoleri, Meloni si improvvisa neuroscienziata: “Se si subisce un’aggressione il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità ‘combattimento’: esiste un’ampia letteratura che spiega come l’adrenalina modifica tutti i sensi. Accade perfino a professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci a un comune cittadino”. Per le stesse ragioni ormonali, il governo ha già assolto i poliziotti sotto il cui peso è morto a Bologna Abderrahim Fakir, 43enne di origine marocchina. Bignami di FdI: “L’intervento risulta condotto con professionalità e modalità consone al tipo di esigenza che si era posta”: ci sono domande?
Il gioielliere aveva perso la merce d’oro e preziosi, ergo aveva tutto il diritto di rivalersi sui ladri a pistolettate; l’italo-marocchino ha perso la vita, schiacciato da poliziotti che “stavano facendo il loro dovere”: la vita di un poveraccio varrà un po’ meno della sacra proprietà di un ricco, o no?
Assassini, ma anche semplici evasori, frodatori, bancarottieri: è la nota indulgenza della destra per i forti, i furbi, i prepotenti. È la destra classista: tolleranza zero per i ladri di galline; immunità, impunità e assoluzione plenaria per chi detiene parte del patrimonio che costituisce il Capitale che a sua volta tiene in mano la politica.
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