Aspettando i Blues Brothers
di Michele Serra
Non è una notizia: nella banda di latinos di Milano che ha ucciso a coltellate un ragazzo c'è anche un trapper, o almeno uno che ci provava su TikTok. La notizia sarebbe stata che nella banda c'è un bluesman, o un madrigalista, o uno che ama lo yodel.
Si capisce che il condizionamento ambientale ha il suo peso, la trap è per davvero la musica delle periferie urbane, esprime davvero quel tipo di esistenza. Si capisce anche che nel branco il conformismo (essere conforme agli altri) è un codice quasi obbligato, e probabilmente il cantante di yodel, in una banda di latinos, verrebbe invitato a levarsi di torno. Sarebbe accolto come accadde ai Blues Brothers in un locale di country tradizionale: rischiarono il linciaggio.
Però non bisogna mai smettere di sperare. Il primo che si accorgerà che quel cappelluccio con la visiera al contrario, quei tatuaggi, quei catenoni, quel gergo, fanno di lui un conformista, identico agli altri, replica di una replica, avrà fatto la rivoluzione. Sarà finalmente libero.
Potrebbe essere ostracizzato, costretto a cambiare quartiere. Oppure, chissà, colpire l'immaginazione delle ragazze, diventare un leader tanto inatteso quanto ammirato, così da potere leggere, un giorno, nelle cronache: «cantante di yodel guida una banda di latinos». Non sarebbe emozionante? Oppure, ancora meglio: «Giovane madrigalista fonda una scuola di canto al Corvetto: decine di giovani abbandonano la strada per seguire i suoi corsi. Dice Ramon "el Chalchalero", ex leader dei Kings Killer: mi ha salvato Monteverdi». Le rivoluzioni nascono dove meno te lo aspetti.
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