Conte-Avs, avanti contro i bellicisti alla Gentiloni
Sembra che un ex ambasciatore a capo di un reputato istituto di ricerca nostrano abbia dichiarato: “Un giorno gli storici potranno analizzare le cause del conflitto russo-ucraino, noi dobbiamo sospendere il giudizio e schierarci”. È una logica molto diffusa tra gli analisti che attingono, coscientemente o meno, all’eredità culturale di Carl Schmitt, politologo tedesco secondo il quale la dimensione costitutiva del potere è data dalla dialettica amico-nemico. La politica sarebbe quindi una decisione arbitraria in grado di scegliere i nemici interni ed esterni allo Stato. Si comprende quale involuzione autoritaria prefiguri una concezione simile e per sua natura opposta alle teorie di Hans Kelsen, inclini a una regolamentazione giuridica del potere.
Ho letto l’intervista rilasciata a La Stampa dall’ex premier Paolo Gentiloni, un politico che ha fatto la sua carriera all’ombra di Renzi e si è contraddistinto, rispetto al suo padrino, per la pacatezza delle posizioni, un moderato esemplare, il miglior interprete della componente maggioritaria democristiana del Pd. Le sue tesi belliciste proprio per questo fanno un certo effetto. Gentiloni critica la Meloni, rea di non partecipare alle coalizioni di “volenterosi” che su input macroniano si formano in Europa. Dovrebbero presidiare l’Ucraina o quello che ne resterà quando l’avanzata della Russia, oltre alla Crimea e ai quattro oblast, riuscirà a conquistare anche Odessa. Il sostegno finanziario e militare a Kiev, secondo Gentiloni, deve restare granitico dopo oltre quattro anni di guerra. Un milione di vittime ucraine non sembrano farlo esitare. Le cause del conflitto non esistono e comunque non sono rilevanti. Non importa se l’Ucraina, che aveva nella sua Costituzione la neutralità, fu trasformata in uno Stato vassallo di Washington, addestrata militarmente per trucidare le popolazioni russofone e trascinare Mosca in una guerra preventiva. Sappiamo che senza la malefica influenza occidentale il conflitto avrebbe potuto concludersi nel marzo del 2022. Ma questi sono dettagli per Gentiloni, che richiama all’ordine governo e opposizione: schierarsi con lo Stato profondo americano, con i neoconservatori contro Trump è essenziale per avere la benedizione dei Dem statunitensi: una fede che ha ormai rimpiazzato i valori costituzionali.
Le forze politiche sono scrutinate sulla base di un unico parametro: adesione al bellicismo della maggioranza Ursula. Che questa guerra sia contraria agli interessi economici, energetici e geopolitici dei popoli europei è un dubbio che non deve sfiorarci. Il popolo ucraino deve continuare a essere massacrato in quanto la mediazione che, data la situazione sul campo militare, implicherebbe la resa dell’Ucraina, non è accettabile: solo la continuazione di una guerra di attrito potrà indurre la Russia alla resa. Mi domando se Gentiloni abbia letto qualche saggio storico sulla Russia, paese che ha sempre mostrato resilienza e orgoglio straordinari e, pagando prezzi enormi, non ha mai voluto cedere, se attaccata da Napoleone o dai nazisti, anche quando non era una potenza atomica. Oggi possiede 6mila testate nucleari. Il finlandese Stubb e Gentiloni sperano ancora di far soffrire la Russia affinché la popolazione butti giù Putin. Così la pazienza strategica del più moderato e prevedibile leader russo, se la guerra continua, cederà il passo ai falchi e a una rappresaglia ben più brutale sull’Ucraina. Se questo accadrà in autunno, come Repubblica annuncia ogni giorno, Gentiloni e l’intera maggioranza Ursula avranno la spudoratezza di affermare: “Ve l’avevamo detto!”. Abbiamo fabbricato un nemico ad hoc, respinto tutte le proposte di mediazione, provocato e intimorito Mosca armandoci fino ai denti e affermando con candore che saremo pronti alla guerra nel 2030. La Russia non rimane inerte ad attendere l’attacco occidentale. Com’è possibile che un politico moderato, caratterialmente mite, giochi d’azzardo con una potenza nucleare senza valutare i rischi? Gentiloni si ostina a chiamare “difesa europea” le coalizioni di volenterosi a guida Regno Unito con una forte componente baltico-scandinava. La cooperazione militare con un Paese esterno all’Europa non può che essere il braccio europeo armato della Nato.
Bisogna dare atto a Giuseppe Conte di essere l’unico politico a parlare di genocidio del popolo palestinese e di mediazione diplomatica, e a dire No al riarmo europeo. Se il Movimento 5 Stelle e Avs saranno in grado di mantenere salde le loro linee rosse contro le scelte opportunistiche dettate dall’esigenza di entrare in alleanze più vaste, potranno accrescere il consenso nella società civile. Il mondo del dissenso (tenuto unito da Disarma e tanti movimenti che nascono come funghi) dovrebbe guardare alle forze politiche in Parlamento che proteggono i valori costituzionali, la pace e lo Stato sociale.
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