mercoledì 22 luglio 2026

L'Amaca

 


Qualche speranza nel nuovo mondo

di Michele Serra


Agli inizi del web, e dei social, leggere l'opinione degli esperti rassicurava: ti spiegavano un mondo nuovo, te lo rendevano meno incomprensibile. Oggi queste spiegazioni sono sempre utili, ma assai meno rassicuranti. Per non dire che mettono ansia.

«I social sono ontologicamente fatti per polarizzare le discussioni», scrive Federico Ferrazza nella sua newsletter per Repubblica. Il riferimento è al caso Roggero e ai tanti analoghi (anche in altri Paesi) nei quali l'algoritmo funziona da reclutatore di due squadre contrapposte. In mezzo, niente. Niente che sia in grado di attirare l'attenzione (e dunque fare quattrini) adoperando il ragionamento, la dialettica, l'approfondimento. Il sistema è costruito così, così è la sua struttura economica e culturale. Dì qualcosa di appena più difficile da capire, e nessuno ti darà retta. Capire è una perdita di tempo.

Come ognuno può intendere, è un problema politico e prima ancora culturale di dimensioni gigantesche. Riguarda masse oceaniche, il loro orientamento, il loro comportamento sociale, il loro voto. Con il motivato sospetto che questa catalizzazione delle opinioni non sia affatto neutrale: avvantaggia la parte politica meno avvezza a una lettura analitica delle cose. «I tecno-oligarchi aderiscono a una visione del mondo in linea con la propaganda della destra mondiale», dice Leonardo Bianchi intervistato da Matteo Pucciarelli. La destra populista, ovviamente. Quella «classica», oggi defunta, i libri li leggeva.

Dallo stesso Bianchi un barlume di speranza: Magyar in Ungheria, Mamdani a New York hanno vinto senza usare i social come clave propagandistiche. «Utilizzare gli strumenti dei tuoi avversari spesso non è apprezzato». Forza, dunque. Nel nuovo mondo forse le vecchie abitudini (per esempio: pensare che la menzogna e l'ignoranza sono vizi, non virtù) possono attecchire.

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