Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 15 agosto 2026
Lezione sociologica
Il “consumismo egocentrico” ci divide da tutti: anche da noi
Oggi è difficile definire la situazione di un piccolo luogo, figuriamoci di un’intera nazione. Azzardo il nome del male italiano. Lo chiamerei consumismo egocentrico. Sul consumismo aveva detto molto e bene Pier Paolo Pasolini. Lui si è fermato, vittima in un certo senso pure lui del consumo, il consumo sessuale. La dissipazione del mondo portata avanti dal meccanismo produzione-consumo è andata avanti e si è fatta pervasiva. Credo riguardi il mondo intero, ma io conoscono un poco solo l’Italia e dell’Italia voglio parlare.
Mi sembra che sia fuori strada chi mette il peso dei problemi sulla bilancia destra-sinistra. Non mi pare che siano colpevoli o meritevoli di come stia andando la nostra nazione. La società che vediamo non è modellata dalle classi dirigenti, piuttosto le classi dirigenti sembrano modellate da una società medusa in cui ogni individuo si premura di farsi spazio piuttosto che provare a capire cosa c’è in ogni spazio.
Può essere una città o un paese, può essere al Nord o al Sud, sempre si manifesta il sentimento di un luogo inadeguato abitato da esseri umani a disagio. Il consumismo egocentrico è l’incrocio del consumismo con il trasloco dal reale all’irreale, dalla vita della terra alla terra senza vita del mondo digitale.
Ai tempi di Pasolini il consumismo si confrontava comunque con una struttura sociale ancora forte. Esistevano i partiti, le comunità, erano chiari gli interessi e chi li difendeva e chi li osteggiava. Da un certo punto in poi qualcosa si è rotto, ognuno si è ripiegato sulla propria vita e si è ritrovato col proprio fantasma, perché una vita tesa a essere tutto alla fine è niente. Il volere è diventato un non so più cosa voglio, cosa mi serve, con chi devo stare, chi devo evitare. Le relazioni di amore e di amicizia sono entrate in una moltiplicazione dissipante. Io non so dove sei, tu non sai dove sono. Ci si incontra sempre allo stesso bivio: la noia o il rancore. Relazioni che si svuotano riempendosi. Dalla liquidità di Bauman alla società gassosa: ognuno vive in una sua mongolfiera, non abitiamo più la Terra, non siamo allineati negli stessi spazi. Il consumismo egocentrico ci divide da tutti e anche da noi stessi, diventiamo una creatura ambigua, non si capisce se siamo la cosa che diciamo di essere o il suo contrario, se siamo i divulgatori di noi stessi o i roditori del nostro essere che si è assottigliato fino all’inconsistenza: non saranno certo le merci di cui ci addobbiamo a darci realtà. Rischiamo di diventare come un albero di Natale in cui l’albero non c’è più, sono rimasti solo gli addobbi.
Evocare il fascismo in una situazione del genere è come giocare a palle di neve nel deserto. Il male è la mercificazione di tutto, anche delle anime e un processo di questo tipo non è di destra, né di sinistra, è il capitalismo che è allo stesso tempo feroce e abulico. Non c’è il progetto di portare il mondo in un posto piuttosto che in un altro. Anche la deriva autoritaria di Trump sembra più giocata sul farsi notare che su un progetto politico meditato. È un mondo di improvvisatori in ogni campo e la somma di queste improvvisazioni è un mondo senza destino, una palla che rimbalza in modo imprevedibile, può essere il discorso tra gli amanti o le diatribe tra gli Stati.
Non ci si può fermare e svuotarsi di ogni orpello. Il consumismo egocentrico ci trasforma in scintille che non vengono da nessun fuoco. Non diamo calore a nessuno e nessuno prende calore in questo mondo freneticamente immobile. Se c’è una cura è solo vedere il male, dargli il nome giusto. Altro, per ora, non riusciamo a fare. Ma non sarà sempre così. Anche il consumismo egocentrico ha preso la via dell’apparenza e dunque potrebbe dissolversi prima che capiamo come combatterlo.
In difesa
Pregiudicato? Dipende
Ci sono voluti Ranucci e Lavitola perché la stragrande parte del mondo politico e giornalistico trovasse l’unanimità su una regola-base del vivere civile: “Non si frequentano pregiudicati”. E chi più di noi potrebbe felicitarsene? Chi scrive ha firmato libri sugli impresentabili in Parlamento e ha fornito a Grillo la lista dei 23 pregiudicati che infestavano le Camere per pubblicarlia sull’Herald Tribune (era il 2005 e nessun giornale italiano volle vendergli una pagina) e poi declamarne i nomi nella piazza del V-Day per mandarli affanculo. La risposta unanime della stragrande maggioranza del mondo politico e giornalistico era: “populisti”, “giustizialisti”, “fascisti”, “odiatori”. Ora invece, con una discreta confusione mentale, sono i giornalisti a non dover frequentare pregiudicati, mentre i politici devono frequentarli. E possibilmente esserlo essi stessi.
L’altra sera, su Rete4, Mariastella Gelmini moraleggiava su Ranucci che “ha perso il barlume della ragione” (sic) e ha “sbagliato a frequentare un faccendiere”, ergo non può più condurre Report. Avete capito bene: la Gelmini, l’amicona del faccendiere pluripregiudicato Bisignani, che fu quattro volte deputata, poi ministra, infine capogruppo di FI, il partito di B., pregiudicato per frode fiscale e affiancato da una sfilza di pregiudicati per mafia, camorra, ’ndrangheta, corruzione, truffa, prostituzione ecc. Forse aveva perso pure lei il “barlume della ragione”, perché non fece mai una piega. Non si accorse neppure che sull’aereo di Stato che scarrozzava B. nelle missioni internazionali viaggiava stabilmente Lavitola, pagato per comprargli senatori un tanto al chilo e corrompere governanti di Saint Lucia in cambio di dossier anti-Fini. Già, perché il pregiudicato Lavitola nasce socialista con Craxi (pregiudicato) e poi forzista con B. (pregiudicato). Avete mai sentito qualcuno di questi tartufi rimproverare qualcuno per aver frequentato Craxi, B. e Lavitola? B., da pregiudicato, andava su e giù dal Quirinale per fare e disfare governi, appoggiando quelli del dem Letta e di Sua Santità Draghi. Qualcuno disse mai a Napolitano, a Mattarella, a Letta, a Draghi, che non stava bene ricevere il pregiudicato B., che per giunta frequentava e pagava il faccendiere Lavitola? Qualche giornalista storse il naso all’idea di farsi pagare dal pregiudicato B. dirigendo i suoi giornali o scrivendoci? Non risulta. Eppure sono gli stessi che oggi scoprono, per Ranucci e solo per lui, che non deve lavorare in Rai perché ha frequentato un pregiudicato, senza peraltro (almeno che si sappia) commissionargli reati, parlarne bene in tv o farci affari. Quindi, per maggiore chiarezza, la nuova regola del vivere civile va riformulata così: i pregiudicati sono santi finché non incontrano Ranucci.
venerdì 14 agosto 2026
Di questo passo...
Di questo passo, non avendo nessun simbolo da esporre se non ludibrio e fetecchie insulse, dopo averci provato col Maestrone Guccini appena defunto - con un coraggio da far invidia a Massimo Decimo Meridio - adesso tocca a Don Milani!!! Ma ci rendiamo conto?
Vedrete che il neroperdisempre s'approprierà a breve di Gramsci, il Che e Carlo Marx!
Roba da non credere!
Don Milani... ma andate a fare in c...!




