sabato 25 luglio 2026

Via di corsa!

 



Come gira ora il mondo!

 

La marchesa del Grillo 


di Marco Travaglio 

“Se hai una condanna passata in giudicato, la pena te la devi scontare: vale per tutti”, diceva la Meloni nel 2023. “Per tutti” si fa per dire: la marchesa del Grillo intendeva “per gli altri”. Infatti il suo governo ha varato una serie di “scudi penali” per categorie protette da immunità di gregge: i medici che sbagliano, gli agenti che menano, i politici che commettono abusi d’ufficio e prossimamente i top manager che fanno morire la gente (sennò Moretti rischia di scontare la pena per la strage di Viareggio e un domani pure Castellucci per quella di Genova). Poi c’è lo “scudo erariale” per politici e amministratori che buttano denaro pubblico. E l’impunità parlamentare extralarge: in origine l’autorizzazione delle Camere era solo per intercettare un eletto; ora vale pure per il non eletto che parla con l’eletto ed è estesa financo a chat e email. Ma non per tutti: le intercettazioni di Scarpinato sul telefono dell’ex collega Natoli si possono serenamente usare in Antimafia e pubblicare, sebbene sia un senatore non indagato né sospettato di nulla, anzi proprio per questo: è un ex pm antimafia, per giunta 5Stelle, quindi vale tutto.

Invece le chat e le email di Renzi&C. su Open, di Delmastro col prestanome del clan Senese, della Santanchè imputata in quattro processi, di Ferri con Palamara &C., di Romano indagato per corruzione, non si possono acquisire. E se il Tribunale dei Ministri chiede di processare Nordio, Piantedosi e Mantovano per il mancato arresto di Almasri, la destra risponde picche e, già che c’è, salva anche la dirigente Bartolozzi, che non è né ministra né parlamentare, ma lo diventa per contagio. Idem per le chat sul cellulare dell’ex dg del Mef sul risiko bancario: appena i pm glielo sequestrano, lui li avvisa che parlava con nove tra ministri e parlamentari (otto di destra e uno del Pd). Quindi si ferma tutto. Se hai un amico in Parlamento e ci scambi un paio di messaggi, puoi pure ammazzare qualcuno. Ma anche senza chat con politici: appena arriva la condanna, dicono che sei un brav’uomo e non devi scontare la pena. Chico Forti, che assassinò un vecchio disabile a Miami, viene accolto a Ciampino da eroe. Almasri, omicida, stupratore e trafficante di migranti, viene liberato e riconsegnato a Tripoli col volo di Stato. Roggero, che trucidò due ladri sparandogli alla schiena, è mèta di pellegrinaggi in cella e offerte di candidature. Gli agenti che han fermato per sempre il marocchino fuori di testa a Bologna sono assolti dal governo prim’ancora dell’autopsia. Invece Ranucci, bersaglio di una bomba mafiosa, è un farabutto. E Conte e Arcuri, archiviati e prosciolti in tutti i processi, vengono lapidati in commissione Covid. Per gli innocenti e, peggio ancora, le vittime, c’è il massimo della pena.

venerdì 24 luglio 2026

Grande Flagello nr 1

 



Ma per favore!

 



L'Amaca

 


Alla ricerca di rotte sconosciute

di Michele Serra


Le immagini della lunghissima coda, sotto il sole e sull'asfalto, per accedere al rifugio che porta alle Tre Cime di Lavaredo, dicono con una certa evidenza che il turismo di massa va a danno prima di tutto dei turisti. La montagna è per eccellenza il luogo dei grandi spazi e dei grandi silenzi, viverla come un'occasione di calca e di costrizione è un vero e proprio paradosso.

Il problema dell'overtourism (leggi: quante persone possono stare in un metro quadrato senza sopraffarsi a vicenda?) è enorme; e difficile da affrontare. Non è sostenibile l'idea che spazio e silenzio debbano essere un privilegio per pochi. Né può reggere, d'altra parte, l'ipotesi che il diritto alla bellezza possa portare a sopraffarla — come sta accadendo a Venezia e Firenze. Dunque qualcosa si dovrà pur fare, che non sia solo mettersi in coda e pazientare.

Una cosa che si può fare, per esempio, è abbandonare la coda. Nell'overtourism ha un peso enorme l'effetto gregge, il desiderio di essere laddove sono tutti perché il numero rassicura «culturalmente»: se tutti sono qui, ci sarà pure una ragione, dunque mi ci metto anche io. Ma il numero — vedi la sovrappopolazione, vedi la sua ricaduta ambientale — ha smesso da tempo di essere una prova a favore. La nostra presenza formicolante sul pianeta è oggettivamente un problema, non una virtù, e per affrontarla bisogna rivedere parecchi dei nostri parametri di giudizio.

Le Alpi sono molto grandi (perfino Venezia è più grande di quello che sembri vista da San Marco o dal Canal Grande), intere vallate, benché bellissime, hanno scarso uso turistico, e perfino in agosto, specie se sali di quota, la montagna è ancora montagna, deserta e silenziosa. Forti della inevitabile rinuncia (alle Tre Cime, volendo, si andrà in bassa stagione) ci si deve abituare a decidere la propria destinazione abbandonando le rotte più conosciute.

Basta!

 



RX

 

L’Italia incanaglita da 2 partiti: una sfida fra assassini e segugi 


di Pino Corrias

A incanaglire la Nazione, due partiti complementari si riuniscono ogni sera dentro agli schermi che ci contengono, fino a formare il nuovo campo largo, che è grande e accogliente quanto il vecchio campo santo: il partito degli Assassini e quello dei Segugi.

Il primo offre paura e promette vendetta. Vuole pistole, carcere, deportazioni. Ogni caso di cronaca è buono per stendere altro filo spinato intorno al quarto e poi al quinto decreto sicurezza, rivendica il diritto di armarsi, difendersi, sparare. Per questo corre a omaggiare il suo nuovo eroe, il gioielliere Mario Roggero, due rapinatori in fuga uccisi con un colpo di pistola alle spalle, anni di processi, nessun ravvedimento, oggi la pretesa della grazia, domani l’incasso di un seggio parlamentare, l’interdizione dai pubblici uffici abrogata a furor di popolo con il Salvini Matteo che dice: “Per noi sarebbe un onore”.

Poi c’è il partito dei Segugi. Che non sparge sangue, lo esamina come fosse un piatto di portata fumante. Ne parla una sera dopo l’altra – giornalisti golosi, criminologi astuti, pensionati disperati, conduttori in carriera, giovani inviati a caccia di citofoni – tutti col tovagliolo stretto al collo, sgocciolando indizi e masticando ricostruzioni sempre più fantasiose, sempre più demenziali. Da Cogne a Erba. Da Avetrana a Garlasco. Il partito dei Segugi si muove in fila indiana da un cadavere all’altro, da una villetta all’altra, seguito dalla moltitudine delle rispettive comitive, incantate dalle bufale lisergiche, come davanti alle alghe sciogli-pancia della indimenticata Wanna Marchi, e alle lacrime della madonna di Trevignano. Si eccitano per ogni frammento di dna finito nel sugo delle indagini, si contendono con furia la traccia 33, come gli antichi inquisitori facevano con i frammenti delle mandibole, reliquie del santo. Se manca una prova, basta il sospetto. Se manca il sospetto, basta un’ipotesi. Se manca anche quella, non perdetevi la puntata di domani. La morte è pregiata merce politica per il partito degli Assassini che arruola persino i leoni a minacciare i codardi – il generale Vannacci docet – campa promettendo vendette contro l’invasione dei negri e degli islamici. Mentre è puro intrattenimento per quello dei Segugi: le salme sono sempre disponibili, non invecchiano, non chiedono diritti d’autore, garantiscono ascolti per anni. I due partiti non solo si scambiano il pubblico, le vittime e i carnefici, ma li integrano nel medesimo racconto. Palleggiano con le rispettive isterie. È certamente colpevole Sempio, la sfinge di Garlasco. Sono senz’altro innocenti i due poliziotti che in un cortile del Pilastro si ritrovano tra le mani il cadavere di Fakir che da immobilizzato gridava “Aiuto!”.

Il partito degli Assassini produce allarme sociale e insieme il risarcimento al rancore che brucia nella brace della paura. I Segugi la distribuiscono. Gli uni invocano deportazioni. Gli altri preparano il pubblico affinché le pretenda o almeno le digerisca. Per entrambi la polizia è innocente a prescindere e l’immigrato è a prescindere colpevole. È un’economia perfetta che punta all’egemonia culturale. Con immediata destinazione elettorale a corroborare la vecchia formula di “legge e ordine” anche quando degenera in “arbitrio e disordine” come l’altra sera a Bologna, o nelle città americane infestate dall’Ice, la nuova polizia trumpiana. Ragionamenti, analisi dei fatti, pietà, sono diventati un intralcio. Rallentano il racconto, indeboliscono la propaganda. Il dubbio non stana i colpevoli e non fa share. La televisione che un tempo vendeva sentimenti, anche all’ingrosso, oggi rincorre i social che trafficano nel sangue e nei suoi derivati. La politica di tutte le destre sovrintende l’incasso. Il partito degli Assassini e quello dei Segugi sono i due soci di quella stessa impresa. Noi siamo la clientela.