Salvatore Sanfilippo: “Le macchine sono già intelligenti, ora la vera sfida siamo noi umani”
Il computer prima di Salvatore Sanfilippo era una macchina ignorante. Non era dotato di un archivio nel quale trovare risposte alle nostre domande. Vero o falso?
Falso. C’erano già, per fortuna, delle intelligenze artificiali aperte, scaricabili da chiunque. Il mio lavoro nasce dall’idea che questa circostanza andasse sfruttata. Cosa mancava? Di legare i pezzi nel modo migliore.
Siciliano, geniale, mostruosamente bravo, a cinque anni compulsava il computer di papà. Da allora sviluppa il genio o inizia l’ossessione?
Geniale dice? Forse ciò che reputiamo tale è solo la comunione tra capacità poco diffuse (ma non eccezionali) e un impegno non comune. Il fatto di non essere troppo nerd mi pare un indizio della mancanza di ossessione. Per me l’informatica rimane un diletto, e il diletto, quello vero, conduce a rendere seri e verificabili gli sforzi compiuti.
Nelle campagne di Campobello di Licata realizza un programma per l’infrastruttura digitale che si chiama Redis. Consente al computer di avere una memoria.
È un po’ come la memoria a breve termine: più veloce, più sfuggente, meno capiente. Ma l’arrivo di Redis in contemporanea con l’avanzata dei social agevola certi processi e spinge Redis in alto nelle classifiche di gradimento.
Chi fa i soldi con internet (Amazon, Instagram, Twitter, Airbnb etc) utilizza Redis. Perché ha accettato di condividere gratuitamente con chi invece fattura milioni su milioni?
Ho accettato di condividere il mio software con tutti, da chi fa ricerca a chi fa soldi senza scrupoli perché non posso scegliere l’identità del mio utente. La tecnologia abilita il progresso, io sono un accelerazionista, credo che il superamento degli eccessi del capitalismo passerà attraverso il sorpasso del sistema attuale, e non attraverso un suo rimpiazzo voluto, votato dalla gente e attuato dai governi.
La macchina che fino a ieri sapeva solo ricordare ora ha la capacità di ragionare. Ragiona al nostro posto. L’intelligenza artificiale quanto è pericolosa?
I rischi sociali non mi preoccupano: nel breve periodo ci saranno scompigli, ma ci adatteremo presto. Sono preoccupato per i rischi esistenziali che una macchina super intelligente pone. Sono remoti, ma non sono del tutto assenti.
Lei ama scrivere romanzi. In quello di maggior successo, Whope, aveva previsto l’avvento dell’AI. Farà davvero strage di posti di lavoro?
In alcuni settori sta già accadendo, si pensi ai traduttori. Eppure, i processi in atto sono altamente non lineari: in questo momento i programmatori sono parzialmente rimpiazzabili, ma se puoi fare più lavoro con l’aiuto dell’AI, le aziende potrebbero finire per assumere più di prima. Qualcuno deve pur decidere cosa fare e come farlo, e l’aumento di produttività potrebbe rendere il peso dei salari irrisorio rispetto ai vantaggi potenziali. E poi, ci sono le scelte politiche. Qualsiasi cosa accada, bisognerà non lasciare indietro chi perderà il posto di lavoro.
L’intelligenza artificiale ragiona al mio posto oppure mette in scena un ragionamento, lo simula? E se poi appalto l’intelletto alla macchina, del mio che ne faccio?
Sono un funzionalista. Se una macchina fa ciò che io ritenevo essere il solo frutto dell’intelligenza umana, allora quella macchina per me è intelligente.
Ha 49 anni, vive a Catania, ora sta facendo altre diavolerie (Dwarf Star). Sanfilippo quanti milioni di euro ha stipato sotto il materasso?
Sono riuscito a sollevarmi (spero per sempre) dall’incubo di pagare l’affitto e la bolletta, incubo che mi ha rincorso fino ai miei trent’anni. Ma il mio scopo non era massimizzare la mia ricchezza: non ho la barca che sfoggia il professionista affermato, ma ho il vantaggio – decisivo – di non desiderarla.
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