I casi della vitola
Prima di commentare il “caso Ranucci-Lavitola” abbiamo atteso di capirci qualcosa. Ma più passano i giorni e meno si capisce. Intanto si è già perso di vista il focus: chi ha piazzato la bomba sotto casa Ranucci il 16 ottobre 2025 e perché. Dal polverone politico-mediatico, si direbbe che non si volesse eliminarlo fisicamente, ma sputtanarlo, minando la credibilità sua e di Report. Che ha sempre dato noia a tutti (politici, apparati, affaristi) e quasi tutti han provato a silenziarlo (dalle destre al Pd ai renziani). Missione compiuta: il movente (o uno dei) è già chiaro ancor prima di scoprire il vero mandante. Infatti la Rai sospende le repliche di Report. Poi certo, Sigfrido ci ha messo del suo diventando amicone del faccendiere pregiudicato, uomo di mano di B. in alcune delle sue imprese più losche: dall’acquisto di senatori al dossier anti-Fini sulla casa a Montecarlo. Ma i giornalisti non sono politici, tenuti a doveri di trasparenza, disciplina e onore. E neppure dame della carità: per procacciarsi notizie devono calarsi pure nei bassifondi. Il rapporto con le fonti è vischioso e rischioso: l’importante è non perderne il controllo, non rendersene ricattabili e non diventarne strumenti per tradire la verità. Solo questo deve interessare al pubblico e alla Rai: Report ha diffuso notizie false o taciuto notizie vere per compiacere Lavitola? Per ora non risulta. Lavitola preparava sondaggi farlocchi (con l’aiuto di note firme del Corriere e di Rep, che gli davano incredibilmente retta) per testare Ranucci come leader del centrosinistra anche se l’interessato non era interessato? Questo può rientrare nella mitomania di “Valterino”, o nella sua ansia di accreditarsi con chissà chi, o nell’Operazione Discredito (la sola voce di una candidatura di Ranucci avrebbe squalificato il lavoro di Report passate, presenti, future e offerto alla Rai un ottimo pretesto per silurarlo nell’anno elettorale).
Ora il bello è che a chiedere la testa di Ranucci “amico del pregiudicato Lavitola” sono partiti e “giornalisti” di destra che hanno passato la vita alle dipendenze o al seguito di pregiudicati. Ferrara e Sallusti moraleggiano sulle frequentazioni di Ranucci dopo aver servito, riverito e/o santificato il fior fiore del pregiudicati d’Italia (che però infestavano le istituzioni, non un’osteria): Silvio B., Paolo B., Craxi, Previti, Dell’Utri, Cosentino, Contrada, Verdini, Formigoni, Cuffaro, giù giù fino alla Minetti. Per non farsi mancare nulla, Ferrara era pure una spia della Cia. Sedici anni fa la stampa di destra si abbeverava alla purissima fonte di Lavitola per killerare Fini per conto di B.. E ora chiede a Ranucci di “ritirarsi” o alla Rai di cacciarlo perché è amico del pregiudicato sbagliato. O di quello giusto nel momento sbagliato.
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