Giochi del Mediterraneo: gli sciacalli di Taranto
“Io ho fatto quello che mi è stato detto di fare. Avevo chiesto se non fosse meglio costruire due piscine più piccole qui, per gli allenamenti, e andare a Bari per le gare, ma la risposta è stata no, no e no. Perché era l’opera simbolo dei giochi. Ora sono preoccupato anche io di quello che ne sarà”.
L’ufficio di Massimo Ferrarese, commissario straordinario e presidente del comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo 2026 si affaccia sul cantiere delle nuove piscine olimpioniche di Taranto, uno dei tanti impianti ancora da ultimare a un mese e mezzo dalla cerimonia di inaugurazione del 21 agosto.
Lo stadio del nuoto di Torre d’Ayala, costato 41 milioni di euro, è una delle strutture che rischiano di chiudere all’indomani delle due settimane di competizioni, a causa degli alti costi di gestione. La copertura dello stadio di Lecce “benedetta” dall’allora ministro Fitto in piena campagna elettorale, invece, sarà finita in autunno. Intanto il centrodestra ha riconquistato il Comune, e qualche sciacallo si è portato avanti, rubando il rame dal cantiere del nuovo stadio del nuoto.
Nei prossimi giorni tornerà nella Città dei due mari il Comitato internazionale dei giochi, che la scorsa settimana ha espresso preoccupazione per i lavori su alcune delle strutture, incluso lo stadio del nuoto e il centro tennis “Magna Grecia”. Quasi in contemporanea la sezione di controllo della Corte dei Conti ha lanciato un allarme sul rischio di “un ulteriore aumento dei costi che risultano già elevati”, sulle incertezze rispetto alle “entrate previste”, data la scarsità di sponsor, e sull’assenza di un piano trasporti e viabilità.
Quello dei collegamenti è un problema vero dal momento che atleti e accompagnatori, in numero non inferiore a 4 mila, saranno ospitati su una nave da crociera saudita e il traghetto “Romantika” della compagnia estone Tallink, un’ex “love boat” in arrivo dal Baltico dopo un’estate di notti senza fine. E ogni giorno dal villaggio galleggiante ormeggiato nella base tarantina della Marina militare dovranno muoversi su strade disastrate per allenamenti e gare verso 37 impianti sparsi in un raggio di 80 chilometri, in una delle zone peggio servite a livello infrastrutturale d’Italia. Assieme a spettatori e personale dell’organizzazione.
Eppure Ferrarese, ex presidente della Provincia di Brindisi scelto da Fitto per condurre in porto l’operazione, non si scompone.
“I lavori sono più avanti di quanto possa sembrare a un occhio inesperto”. Spiega lui che è titolare di una ditta di prefabbricati. “Lì si è partiti dopo perché il centro tennis è stato l’ultimo appalto a passare dal Comune di Taranto alla gestione commissariale”.
Poi l’affondo sul vecchio comitato organizzatore a guida Regione Puglia-Comune di Taranto, due amministrazioni di centrosinistra che a lungo hanno accusato il governo di centrodestra per i ritardi accumulati, denunciando il mancato stanziamento dei fondi necessari per avviare la progettazione.
“Io ho ereditato le scelte fatte da loro. Inclusa quella sullo stadio del nuoto che l’ex governatore Michele Emiliano e l’ex sindaco Rinaldo Melucci hanno voluto a tutti i costi. E comunque non è vero che non avevano i fondi per la progettazione. Noi abbiamo iniziato senza avere un euro in più, altrimenti i giochi non si facevano”.
Il commissario sa di avere dalla sua parte i tarantini, che assistono quasi increduli a un sogno che si avvera, tra mille difficoltà. Dopo decenni di promesse tradite sono schierati a difesa dei “loro” giochi e osservano incantati le nuove coperture dello stadio Iacovone e del centro per l’atletica indoor. Architetture sfavillanti che già contendono l’immaginario cittadino alle inquietanti cupole del parco minerario dell’Ilva, realizzate nel 2019 per contenere le polveri della più grande acciaieria d’Europa.
Poche e isolate le voci critiche come il direttore del Corriere del Giorno Antonello De Gennaro, che da mesi denuncia un presunto conflitto d’interessi di Ferrarese dopo che lo stadio e il palazzetto dello sport del suo paese, Francavilla, sono stati inseriti tra gli impianti che ospiteranno gare e allenamenti di calcio e badminton. Previo restyling da 6 milioni e mezzo di euro.
Ma per la città di Rodolfo Valentino la prospettiva di svegliarsi col trucco sfatto è più che concreta. Anche a causa di alcune scelte dettate più che altro da ragioni di campanile. Tipo quella di far giocare la pallamano femminile a Conversano (1 ora e 14 minuti di distanza in auto) o il calcio a Lecce (1 ora e 10 minuti di distanza), ma mantenere il nuoto a Taranto, realizzando 2 nuove piscine olimpioniche invece di recuperare l’unica vasca già esistente in regione a Bari (1 ora e 15 minuti di distanza). Un impianto ristrutturato nel ’97 proprio per i Giochi del Mediterraneo, e abbandonato da qualche anno a causa degli alti costi di gestione, nonostante un bacino di utenza quasi doppio.
“Il grosso delle strutture era in condizioni disastrose”, ammette il commissario. Perché a parte rare eccezioni la scelta è stata quella di mettere mano all’esistente più che edificare ex novo. Ma anche qui con qualche apparente eccesso se si considerano i 4 milioni spesi per adeguare la viabilità a servizio del palazzetto dello sport di Brindisi, e i 2,7 milioni per il Palasport di Lecce, che ospiteranno un’unica giornata di gare di pallavolo a testa. O i 2 milioni di euro per il pala San Giacomo di Conversano, tempio della pallamano, dove è prevista un’unica giornata di gare della nazionale femminile di “handball”.
Il timore, insomma, è che una volta spenti i riflettori molte delle strutture appena ristrutturate tornino nel loro stato originario di abbandono e che arrivino a far loro compagnia anche le nuove. Tipo lo stadio del nuoto o il centro da 6,8 milioni per il tiro con l’arco di Crispiano progettato da Francesca Colaninno, già vicesegretaria provinciale dei Conservatori e riformisti, il partito di Fitto confluito in Fratelli d’Italia.
“Non sapevo facesse politica”, risponde al Fatto il sindaco M5s di Crispiano, Luca Lopomo, che rivendica l’idea del centro per il tiro con l’arco e promette che non sarà l’ennesima cattedrale nel deserto.
“Abbiamo fatto una selezione e l’abbiamo scelta perché aveva i titoli. Ricordo che l’allora direttore del Comitato organizzatore, Elio Sannicandro, ne parlava molto bene”.
Sannicandro, già fedelissimo dell’ex governatore Emiliano poi finito a processo per corruzione in relazione ad altre vicende, è un’altra delle poche voci critiche rimaste in giro.
L’anno scorso non ha nascosto le sue perplessità, ad esempio, sulla trasformazione del Pala Ricciardi di Taranto da palestra polifunzionale a impianto per l’atletica leggera indoor. Come se ne vedono in tante città del nord per ospitare i campionati invernali.
Nel frattempo il palazzetto di Laterza è stato espugnato e vandalizzato a pochi giorni dall’inaugurazione. Il sindaco di Crispiano freme. “Ci serve la videosorveglianza, subito”.
Nessun commento:
Posta un commento