martedì 5 maggio 2026

In effetti...

 

Dove si firma? 


di Marco Travaglio 

Ogni tanto, senza volerlo, Trump fa un regalo all’Europa. Ma i cerebrolesi che la sgovernano lo rispediscono al mittente. Dovevano dirgli sì quando chiedeva una mano per fermare la guerra russo-ucraina, spingendo Kiev a negoziare, cioè smettendo di illuderla della vittoria e di armarla sempre più per spingere la Russia a devastarla vieppiù: infatti gli han detto no. Dovevano dirgli no sui dazi al 15%, sul 5% di Pil alla Nato, sul gas americano a prezzo quadruplo di quello russo e sulle armi da comprare in Usa e regalare a Kiev perché continui a perdere uomini e territori e a rovinare la nostra economia: infatti gli han detto sì. Ora credendo di minacciarci, Donald ci fa un’offerta che rifiuterebbe solo uno scemo: annuncia il ritiro di migliaia di soldati dalle basi Usa e Nato in Europa, iniziando da Germania, Italia e Spagna, e sospende l’invio a Berlino dei missili da crociera (anche ipersonici e nucleari) che Biden aveva deciso di puntare contro la Russia (così, se Putin non ci vede come nemici, magari cambia idea). Anziché listarsi a lutto come fa l’Ue, uno con un grammo di cervello gli risponderebbe prima che cambi idea: “Ok, dove si firma?”. Anzi gli direbbe di riprenderseli tutti, i suoi soldati: i 39mila in Germania, i 13mila in Italia, i 4mila in Spagna e così via.

Ma tutti – come osserva Gianandrea Gaiani su Analisi Difesa – vuol dire anche quelli che gli Usa pensano di lasciare per tenerci sotto scacco e metterci in pericolo con l’aria di renderci più sicuri (i Paesi del Golfo con basi Usa ne sanno qualcosa). Carl Bildt, copresidente del Consiglio europeo per le relazioni estere, nota che i ritiri annunciati “riguardano solo le risorse destinate alle operazioni Nato, ma non toccano le vaste reti di basi e strutture fondamentali per le operazioni non Nato al di fuori dell’Europa”. Cioè per le guerre criminali in cui gli Usa sono usi trascinarci contro i propri nemici facendo pagare il conto a noi. Una volta liberi dal ricatto armato, potremo sciogliere la fu Nato, disdettare il patto giugulatorio sul 5% del Pil e costruire la difesa europea con un esercito comune risparmiando un bel po’ (oggi, per mantenerne 27 che non si parlano, spendiamo in armi il triplo della Russia). Un esercito puramente difensivo, visto che l’Europa non ha nemici (a parte quelli che ci affibbiavano gli yankee per i loro sporchi interessi in totale conflitto con i nostri). Poi ci converrà riavviare la cooperazione energetica con Mosca e commerciale con mercati in espansione come Cina e Brics, incluso l’Iran: cosa che da anni ci è proibita dai finti amici Usa perché fa comodo a noi e non a loro. Se poi qualcuno, tipo l’Ucraina, la Polonia e i Baltici, vorrà continuare a combattere i (vecchi) nemici di Washington, la guerra alla Russia se la farà comodamente da solo.

lunedì 4 maggio 2026

Prostrati da tale notizia!

 


Attoniti, storditi, non ci aspettavamo una tale notizia! La Madia, Marianna lascia il PD! 

Quale dolore, quale stordimento! Una delle migliori deputate, sempre in prima linea a non  difendere i valori pidini, tanto intelligente e scaltra da lasciare un vuoto incolmabile! 

Che faranno ora gli orfani di cotanta assenza? 

Lei che nel 2013 nominata da Renzi responsabile del Lavoro, sbagliò Ministero andando a parlare di lavoro allo Sviluppo Economico! 

Fiutata l'aria Madia è tornata dal suo mentore. Tra la felicità di molti e sperando che altre, Picierno in testa, ma anche Guerini, Pinotti, ne seguano l'esempio! 

Aria pulita, aria frizzante, aria di sinistra! 

Da non credere!

 



domenica 3 maggio 2026

Tanti auguri!

 


Che cara signora anch’ella, che per festeggiare il genetliaco dell’amato maritino, da tanti, me compreso, ricordato nelle preghiere per una fine degna del bastardo qual è, ha pensato bene di donargli una torta con un bel cappio da destinarsi ai colli palestinesi. Che bel focolare domestico. E come speriamo, noi tutti, che il futuro vi restituisca tutto quanto avete sparso in questi anni, tradotto qualcosa che al confronto le dieci piaghe d’Egitto risultino una tisana tiglio, melissa e passiflora…

Igor

 



Paravento

 



Già a mastruzzare!

 

Il porcaio e l’antidoto 


di Marco Travaglio 

L’altra sera a Otto e mezzo si parlava del pareggio alle prossime elezioni, che imporrebbe un’alternativa secca al centrosinistra: o appoggiare una legge ipermaggioritaria tipo Melonellum, con un mega-premio alla coalizione che arriva prima; o subire il “porcaio”, cioè l’ammucchiata centrista in cantiere nei retrobottega del potere con la rivergination di B. e famiglia allargata (Minetti inclusa), la normalizzazione del conflitto d’interessi ereditario, l’esaltazione di Marina e Pier Silvio come baluardi anti-sovranismo e alfieri dei diritti civili, la promozione di FI a parte “buona” della destra, il pompaggio di Silvia Salis come salvatrice del centrosinistra contro i pericolosi sovversivi Conte, Schlein, Bonelli eFratoianni, le venti interviste settimanali a Renzi e Calenda a reti ed edicole unificate. Tertium non datur: o il nuovo Porcellum o il nuovo Porcaio. Pare che la storia non insegni mai niente, se non a ripetere sempre gli stessi errori. 1) Le leggi elettorali fatte per ottenere un certo risultato regolarmente sortiscono quello opposto. 2) I sondaggi, specie a un anno dalle elezioni, lasciano il tempo che trovano e comunque quelli attuali dicono che il centrosinistra (anche senza Calenda, che fa perdere più voti di quelli che porta) batterebbe il centrodestra (anche con Vannacci, che nessun sa quanti voti porterà). 3) Il referendum ha appena dimostrato che per trascinare alle urne astensionisti cronici e giovani al primo voto bisogna parlare chiaro, papale papale, dando loro un buon motivo per andare al seggio. Il solo fatto di mettersi a discutere oggi di un fantomatico pareggio futuro e di trafficare con giochi di palazzo per evitarlo è già un formidabile desertificatore di urne.

Per portare gli italiani a votare bisogna farli sentire protagonisti con un messaggio chiaro e onesto: ogni voto vale uno, indipendentemente da dov’è indirizzato, quindi siamo per una legge proporzionale (con lo sbarramento al 3% per costringere i partitini simili a unirsi); l’alleanza sarà solo tra forze omogenee in base a un contratto che metta in fila i punti di convergenza, quindi chi in passato ha dato prova di tradimenti, divisioni, personalismi e scissioni contro il centrosinistra (tipo Renzi o Calenda, tanto per non far nomi) non ci sarà, per evitare che ci riprovi; vi chiediamo di darci la maggioranza dei voti – e dunque dei seggi – per un governo stabile e compatto, ma se non l’avremo ridaremo la parola agli italiani e non ci presteremo a pastrocchi tecnico-istituzionali con pezzi di destra (tipo FI, che è il peggio, non il meglio del fronte avversario) che così, senza di noi, non vedranno mai la luce, neppure se Mattarella ce lo chiederà in ginocchio in nome di questa o quell’“emergenza” del momento. Chissà, magari potrebbe perfino funzionare.