Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 19 dicembre 2022
domenica 18 dicembre 2022
Chiaro ed essenziale
Non disturbare i criminali
di Marco Travaglio
Mettiamoci nei panni di un delinquente a scopo di lucro: quali sono le sue paure? 1) Essere scoperto. 2) Essere arrestato. 3) Essere processato. 4) Essere condannato. 5) Scontare la pena in carcere. 6) Perdere la refurtiva. 7) Essere espulso dalla vita civile. Immaginiamo la sua reazione quando legge le parole di Nordio e la finanziaria Meloni: roba da stappare lo champagne e ubriacarsi. 1) Col taglio delle intercettazioni, il nostro uomo correrà meno rischi di essere scoperto. Se ha ricevuto favori indebiti da pubblici ufficiali, l’abolizione dell’abuso d’ufficio impedirà ai pm di verificare se in cambio ha versato mazzette. Mazzette ancor più difficili da scoprire con la depenalizzazione dell’altro reato-spia: l’evasione fiscale con omessa o infedele dichiarazione dei redditi. 2) Col taglio della custodia cautelare in carcere, il nostro uomo correrà meno rischi di essere arrestato. 3) Così, oltre a continuare a delinquere e/o darsi alla fuga, potrà far sparire le prove, eliminare o intimidire o corrompere i testimoni e far sparire le prove: cioè aumentare la probabilità di essere prosciolto in udienza preliminare, evitando il processo. 4) Il governo vuole smantellare la Spazzacorrotti di Bonafede che blocca la prescrizione dall’appello e mantenere la Cartabia che stecchisce i processi con l’improcedibilità se durano più di due anni in appello e di uno in Cassazione: quindi, casomai qualche prova sopravviva e si arrivi al processo e alla condanna, prima di quella definitiva crescono le probabilità di prescrizione o di improcedibilità. 5) Le destre hanno escluso i reati contro la Pa dall’elenco di quelli ostativi ai benefici penitenziari: quindi, salvo che sia un contrabbandiere o un mafioso o un narco, il nostro uomo è certo che, anche nella remota ipotesi di una condanna definitiva (in media sotto i 4-5 anni), non farà un giorno in carcere: le pene sotto i 4 anni si scontano ai domiciliari e ai servizi sociali e, se eccedono un po’, si scomputa il periodo cautelare ai domiciliari. Niente galera, neppure in cartolina. 6) Con l’improcedibilità, e spesso con la prescrizione, la refurtiva è al sicuro. Quanto all’evasione fiscale, col condono sull’omessa o infedele dichiarazione, chi viene scoperto versa la somma evasa quell’anno e si tiene tutte quelle evase negli anni precedenti. Ma la probabilità che lo Stato lo scopra è dell’1% e quella che riesca a riscuotere il maltolto è il 5% dell’1%. 7) Nordio vuole abolire la Severino, quindi il nostro uomo, anche se condannato, può candidarsi in Parlamento. Perché un cittadino onesto non dovrebbe darsi al crimine? Avrei voluto domandarlo l’altroieri a Nordio alla festa di FdI, dov’ero stato invitato a discuterne con lui. Ma il ministro, cioè il padrone di casa, non si è presentato al dibattito. Chissà come mai.
sabato 17 dicembre 2022
Tuttoapposto!
La pandemia ora è finita: lo ha deciso il governo
DI DANIELA RANIERI
La neolingua dell’Anno Primo dell’Era meloniana ha prodotto un’altra perla: “mini-isolamento”, un lemma svelto, rapido, libero da lacci e lacciuoli per (non) dire che fanno uscire di casa la gente positiva al Covid (la malattia che ha fatto 6,6 milioni di morti nel mondo e 182 mila in Italia) dopo 5 giorni dalla diagnosi, o la va o la spacca; diagnosi che spesso è autodiagnosi, motivo per cui i positivi sono in realtà molti di più di quanto dica il bollettino già quotidiano ora settimanale, e di questi le Asl non conoscono certo i nomi, quindi si poteva uscire anche prima senza alcun isolamento, standard o mini che fosse; ma c’è una bella differenza se è il governo a dare il via libera agli irresponsabili, di fatto decretando la fine della pandemia.
L’ispirazione è chiaramente produttivista e consumistica: l’inchino al sacro Pil natalizio (con 10 milioni di influenzati semplici a casa, ci mettiamo pure a sofisticare sui tamponi), come pure sotto Draghi e ai tempi del bipartisan “Milano riparte” e del renziano “Riapriamo tutto perché così avrebbero voluto i morti di Bergamo”. Mentre negli Usa, preso atto che il virus ha ripreso a circolare a livelli critici e gli ospedali sono pieni di contagiati da Sars-CoV2 e da virus influenzale e sinciziale, si torna a “raccomandare fortemente” l’uso di mascherine al chiuso indipendentemente dalle vaccinazioni ricevute (com’è logico: le mascherine proteggono dall’infezione, i vaccini no), qui il governo di destra dice che l’emergenza è finita e che non è mai stata tale (l’emendamento del mini-isolamento, inopinatamente, è dentro il decreto rave: mentre si sancisce la pericolosità di chi balla nei capannoni, si decreta l’innocuità di un virus che causa polmoniti bilaterali). Del resto, Meloni in piena pandemia chiamava insieme a Salvini alle adunate di piazza, il 2 giugno 2020, a sputacchiare droplets libertari alla faccia di Conte che ci chiudeva in casa (imitato da tutti i Paesi europei del cosiddetto mondo libero).
Sicché nella prima tornata di spacconate di neo-ministri (umiliazione e merito, fiction sulla Fallaci, mini-naja, Ponte sullo Stretto, lidi liberi ai privati) rientra pure quella, poi ritirata per manifesta insensatezza, del ministro della Sanità Schillaci: togliere l’obbligo di mascherine in ospedali e Rsa per i visitatori e si suppone pure per il personale sanitario (testimonianza personale: richiesta di inutilissimo Green Pass all’entrata di un ospedale romano, io – diligentemente mascherata con Ffp2 – mi sono trovata a riprendere medici e infermieri che la portavano sotto al naso o non la portavano affatto, costretta a spiegare, io a loro, per quale motivo ciò non impediva ovvero favoriva la trasmissione del virus contro il quale “i nostri angeli” si battono da tre anni, stante il fatto che il visitatore è costretto a esibire il Green Pass mentre i medici no-vax sono stati reintegrati). Ma qual era la ratio di togliere le mascherine negli ospedali, tra pazienti anziani e fragili, se non quella di tenere il punto sul fatto che il Covid non è una malattia grave e le misure prese finora sono state liberticide? Ce ne viene in mente un’altra, che escludiamo in quanto più cinica ancorché più logica: pagare meno pensioni facendo fuori i superstiti, scampati a tutte le ondate e alle irresponsabilità della politica. E sì che ci si erano messi di buzzo buono ad accopparli. Ricordate quando Gallera, assessore di Fontana, mandava i positivi dagli ospedali nelle Rsa? Ricordate quando i virologi televisivi sostenevano che le mascherine non servivano alla popolazione, bensì solo al personale medico, e che accaparrarsele era segno di massimo egoismo e ignoranza delle leggi del mercato (i prezzi salivano, gli ospedali non potevano comprarne, i medici si contagiavano: la colpa era dei cittadini, non di chi per decenni ha tolto risorse alla Sanità pubblica per darle ai privati)? Poi c’è stato il liberatore liberale Draghi, col suo “rischio ragionato” (scommessa persa: il “raffreddore” Omicron ha fatto 50 mila morti), ma Egli era incontestabile, anche quando istruiva le masse circa la garanzia data dal Green Pass di trovarsi tra “non contagiosi” e Figliuolo somministrava a raffica negli Open Day il Sacro Vaccino AstraZeneca, poi ritirato.
Così, mentre l’Oms dice che i morti crescono del 10% a settimana, si reimmettono malati in società per “tornare alla normalità” (che poi è la catena produci-consuma-crepa), come se occuparsi di un virus che fa 100 morti al giorno fosse una fissa da ipocondriaci. Il governo vuole imporre l’egemonia sanitaria dopo quella culturale: viva il darwinismo sociale e biologico, crepino i lavativi del Rdc e i fragili; bisogna vellicare le imprese e il vitalismo dei “big spender”, grati a chi finalmente ci restituisce la libertà (anche quella di contagiare il nostro prossimo, chi se ne frega se assiste un genitore anziano o ha un figlio immunodepresso).
PD travagliato
Il Gran Coniglio
di Marco Travaglio
La convocazione “urgente” della Commissione Nazionale di Garanzia del Pd, per iniziativa della buonanima di Letta, ha avuto almeno il pregio di far sapere in giro che il Pd ha una Commissione Nazionale di Garanzia di ben nove membri. Una volta si chiamavano “probiviri”, poi cambiarono nome, forse per l’oggettiva penuria di uomini probi. Noi li davamo per defunti, o almeno per dispersi, vedendo certe candidature indecenti e la presenza di imputati per reati gravi addirittura al vertice di correnti. Ma ora si scopron le tombe, si levano i morti e il fantozziano Gran Consiglio dei Nove Assenti, caricato a pallettoni da Occhio di Tigre, delibera una misura draconiana perfettamente adeguata alla gravità dell’euroscandalo: “sospendere cautelativamente Andrea Cozzolino dall’albo degli iscritti e degli elettori del Pd, nonché da tutti gli organismi del partito di cui dovesse eventualmente essere parte. E ciò fino alla chiusura delle indagini in corso da parte della Magistratura relative allo scandalo ‘Qatargate’”. Perché Cozzolino (che non risulta neppure indagato) e non altri “onorevoli” citati nelle indagini, non è dato sapere: se è stato sospeso per le sue posizioni politiche sui regimi del Qatar e del Marocco, dovrebbe essere uno dei tanti che le hanno prese. Ma il Gran Con(s)iglio non spiega il motivo della sospensione, in barba a un principio basilare del garantismo: a ogni sanzione deve seguire una motivazione, sennò vale tutto.
Ieri sul Fatto Cannavò ha ricostruito voto per voto tutte le marchette fatte al Qatar da quasi tutto l’eurogruppo Pd. Nessun reato: i voti e le opinioni degli eletti sono insindacabili, in Italia come in Europa. Ma chi si è schierato per anni con un feroce regime oscurantista e si professa di sinistra, bocciando regolarmente le proposte della vera sinistra (Left di Manon Aubry), non dovrebbe essere convocato dall’augusto consesso per spiegare la sua attrazione fatale per i tagliagole di Doha? Se lo facessero gratis o a pagamento, è materia dei giudici. Ma perché lo facessero è materia politica ed etica, dunque del partito. Il capogruppo Benifei prima se la prende con le “mele marce” Panzeri&C., tanto ora stanno in Articolo 1. Poi, quando beccano i dem, cambia musica: lui diceva di votare contro l’Emirato, ma quelli facevano l’opposto perché sono “una cricca di arroganti”. E perché non li ha segnalati al partito (magari alla Commissione Nazionale di Garanzia, ove mai ne conoscesse l’esistenza) ogni volta che votavano pro Qatar, ma ha aspettato che arrivassero i gendarmi belgi? E ora la montagna ha partorito il Cozzolino. Se questo è il principale partito di opposizione che dovrebbe combattere le norme salva-corrotti e salva-evasori del governo Meloni, stiamo freschi.
L'Amaca
Poca acqua passò sotto i ponti...
DI MICHELE SERRA
Berlinguer che disse a Scalfari: oggi i partiti sono soprattutto macchine di potere e di clientela. Era il luglio del 1981.
Dieci anni dopo, la tempesta imperfetta di Tangentopoli tentò di dare soluzione giudiziaria alla questione morale. Non possiamo dire, con il senno di poi, che abbia funzionato. Evidentemente la giustizia, che ha inevitabile vocazione chirurgica, non basta a curare un male che è anche nei modelli sociali, nelle aspirazioni delle persone, nei meccanismi del potere.
Oggi lo scandalo all’Europarlamento, perfino nella forma - le banconote a mucchi - fa resuscitare, nel discorso politico, la parola “moralità”, uscita dal baule nel quale gli allegri Ottanta l’avevano cacciata, e poi i Novanta di Berlusconi definitivamente sepolta.
Berlinguer, che con la “questione morale” aveva rincarato la dose della sua precedente, indigeribile parola d’ordine, “austerità”, è stato congedato dalla storia nazionale come un moralista sconfitto, un signore perbene ma di indole quaresimale (si era espresso anche contro la televisione a colori…).
Fossimo capaci di ripensare a quel passaggio storico non per dare delle ragioni e dei torti, ma per trarne qualche insegnamento, forse oggi potremmo fare qualcosa di meglio che litigare tra manettari e garantisti. Per esempio, potremmo capire che “moralità” e “moralismo” non sono la stessa cosa. La differenza non è impossibile da capire.
Dire “non si ruba” non è moralista, è morale. Dire “tutti in galera!” non è morale, è moralista.
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