giovedì 15 dicembre 2022

Mitico Theo!

 



Numeri uno!

 


L'Amaca

 

Quelli che spiegano come si fa
DI MICHELE SERRA
La proposta di Matteo Renzi – il candidato del Pd accetti di fare il vice di Letizia Moratti, ovvero del candidato di Renzi – mette a fuoco un concetto molto chiaro: secondo quelli come Renzi la sinistra, in sé, non ha ragione d’essere, e forse nemmeno esiste. È un’accozzaglia di velleitari e di confusi che, se vuole avere un peso e un significato politico, deve seguire le indicazioni di Renzi. Lui sì che conosce il mondo, mica come Majorino, che vivendo a Milano da quando è nato che cosa volete che ne sappia, della Lombardia.
Ora, a parte l’indelicatezza psicologica del concetto, che sembra fatto apposta per irritare e/o umiliare quel pezzo di lombardi e di italiani, non pochissimi, che ancora si riconoscono nella parola “sinistra”, quello che colpisce è lo spettacolo di un uomo che, dall’alto del suo tre per cento (arriva al sette solo grazie al soccorso decisivo di Calenda), spiega a un partito che ha il triplo dei suoi voti come si fa a vincere. Va bene che la politica non è solo aritmetica, ma insomma, qualcosa i numeri diranno pure, specie se è attraverso i numeri, e le somme di numeri, che si arriva a governare.
Se non per modestia (virtù che a Renzi deve sembrare un vizio), almeno per ragionevole rispetto delle circostanze, nonché delle persone coinvolte, Renzi non ha alcun titolo per dare lezioni e indicazioni al centrosinistra, non solo lombardo. Dissipatore di milioni di voti, e di una larga fiducia sventatamente concessagli da altrettanti milioni di italiani, con quale autorevolezza può “spiegare come si fa”? Va bene l’autostima, ma una spocchia così strutturata, non è un po’ troppo?

Grande Marco!

 

Fateci ridere
di Marco Travaglio
L’idea forzista di una commissione parlamentare su Tangentopoli, che poi sarebbe su Mani Pulite (sui pm, non sui ladri: mica sono scemi), è spiritosissima. Un po’ come un programma mattutino di La7, che ieri s’intitolava “Non c’è più la corruzione di una volta” e ospitava Cirino Pomicino, in rappresentanza dei corrotti di una volta. Quindi siamo favorevolissimi. Non tanto per la suspense sul verdetto (che sarà brevissimo, tacitiano: “Rubavano”). Ma perché sarà l’occasione per ricordare la Lega che agitava cappi in aula; i missini (ora in FdI e FI) che assediavano la Camera urlando “arrendetevi, siete circondati”; sfilavano in piazza con la sinistra extra-partiti contro i “ladri”; e tuonavano contro i “Salvaladri”, mentre oggi li fabbricano in proprio. E chiamano ladri solo quelli di sinistra (non indagati come Soumahoro o arrestati come Panzeri, non importa: sono “garantisti”). Intanto la Cassazione condanna a 6 anni il forzista Antonio D’Alì, ennesimo complice della mafia portato e riportato in Senato dalla destra, che però non ne parla: disturberebbe le lezioni di “questione morale” alla sinistra.
La Commissione più pazza del mondo potrebbe anche costringere i partiti a dire cosa farebbero se un pm italiano pedinasse, intercettasse, perquisisse e arrestasse un parlamentare italiano, poi si presentasse in Parlamento a sigillare uffici e portar via carte, pc e telefonini. Come il pm di Bruxelles al Parlamento europeo. Il 2 febbraio 1993 un colonnello della Finanza inviato dal pool di Milano si presentò a Montecitorio per chiedere copia dei bilanci del Psi (documenti pubblici lì depositati), ma il presidente della Camera Napolitano lo fece mettere alla porta. E tutti i partiti, tranne Msi e Lega, strillarono allo “schiaffo al Parlamento” e all’“attentato alle istituzioni”. Nel 1995, indagando su tangenti e infiltrazioni camorristiche nei cantieri Tav, il procuratore di Napoli Agostino Cordova infiltrò nell’ambiente un colonnello del Ros, che si spacciava per munifico funzionario Tav (l’“ingegner Varricchio”), trovando ampia udienza e festosa fra camorristi e politici di destra, centro e sinistra. Quando scattarono gli arresti, in Parlamento si diffuse la fake news che l’ufficiale aveva profanato il sacro suolo della Camera (falso: gli incontri avvenivano al bar Giolitti). I pidiessini Folena, Violante, Mussi e Soda stigmatizzarono “l’attività di agenti provocatori oltre ogni limite di tolleranza”. Rispose il comandante generale dell’Arma Luigi Federici: ”Macché agente provocatore, il nostro è un normale infiltrato: qui gli unici provocati siamo noi, provocati da un mondo criminale che non riusciamo a battere, costituito da faccendieri, sottoposti politici e camorristi”. C’è del marcio, in Belgio.

mercoledì 14 dicembre 2022

Ma dico!




Sicurezza



Sono sicuro che se avessi potuto trascorrere un pomeriggio assieme a questi due signori, ne sarei uscito più motivato nel credere alla fantasia come volano del mondo… (Se non li riconoscete vi meritate il Grande Fratello!)

Ops!