domenica 2 febbraio 2020

Travagliata


domenica 02/02/2020
Le Camere penose 

di Marco Travaglio

Se non fossero indecenti e vagamente sediziose, le gazzarre inscenate dalle Camere penali in varie inaugurazioni dell’anno giudiziario sarebbero irresistibilmente comiche. A Milano gli avvocati escono dall’aula, dove peraltro le Camere penose sono solo ospiti, per protestare contro Piercamillo Davigo perché non la pensa come loro; per contestare quello che non ha ancora detto e poi quello che sta dicendo citando il presidente Mattarella; e per deplorare che il Csm, dovendo inviare alla cerimonia un membro del Csm, abbia inviato alla cerimonia un membro del Csm, per giunta ex pm ed ex giudice a Milano. E sventolano articoli della Costituzione scelti a casaccio, visto che difendono la prescrizione come fosse un diritto costituzionale e non una vergogna incostituzionale. Completa il quadretto il Pg Roberto Alfonso, che evoca la presunta incostituzionalità della blocca-prescrizione facendo rimpiangere Borrelli e tutti gli altri predecessori e dimenticando che il suo sindacato, l’Associazione nazionale magistrati, il blocco della prescrizione l’ha chiesto per vent’anni, almeno finché non l’ha ottenuto. E nessun Alfonso ha mai accusato l’Anm di volere leggi incostituzionali.

Ma eccoci a Napoli, la città record in Europa per numero di reati, processi lunghi e prescritti. Per onorare la memoria di Pulcinella e di Totò, gli avvocati hanno sfilato in manette. Ma non – come qualcuno potrebbe sospettare – per un eccesso di identificazione con i loro clienti, bensì per protestare contro la blocca- prescrizione (che ovviamente con gli arresti non c’entra una mazza) e l’“abuso delle intercettazioni”. Cioè contro due tipici attrezzi del mestiere del magistrato, pagato dallo Stato proprio per scoprire i delinquenti e possibilmente acchiapparli e metterli in condizione di non nuocere per un po’. Una scena spassosissima, che fa ben sperare per il futuro: prossimamente, orde di avvocati irromperanno nelle carceri per deplorare l’uso delle sbarre, nei pronto soccorso agitando stetoscopi contro l’abuso delle visite, nelle sale operatorie sventolando bisturi per protesta contro gli interventi chirurgici, nelle questure forando le gomme alle volanti contro le retate facili, nelle caserme agitando fucili contro le forze armate inspiegabilmente armate, nelle cucine contro le pentole, nei boschi contro le seghe dei taglialegna, nei mari contro le reti da pesca, negli stadi contro i palloni da calcio e le bandierine dei guardalinee. Domanda: cosa induce le Camere penali a coprire di ridicolo un’intera categoria di 180 mila e rotti professionisti (molti dei quali serissimi)?

Non si accorgono di confermare così tutti i più vieti luoghi comuni e le caricature sull’avvocatura, dal manzoniano Azzeccagarbugli in giù? La risposta è presto detta. Quella forense è da sempre la lobby più potente in Parlamento e al governo, abituata a farsi le leggi e i codici a uso e consumo proprio e della clientela più danarosa. Solo agli albori della Repubblica finivano in Parlamento gli avvocati migliori, da Calamandrei a Leone. Poi arrivarono i peggiori, perlopiù difensori di politici indagati e imputati di centrodestra e di centrosinistra. Quelli che, in palese e sfrontato conflitto d’interessi, con la mano sinistra continuavano a esercitare la professione nelle aule di giustizia, mentre con la destra legiferavano nelle aule parlamentari, sfornando leggi incostituzionali per depenalizzare o far prescrivere i reati dei clienti (soprattutto uno). Il tutto nel silenzio complice del cosiddetto Ordine forense che avrebbe dovuto sanzionare quegli abomini. Ora, da un paio d’anni, la nota lobby ha perso il monopolio delle leggi sulla giustizia e – paradosso dei paradossi – proprio con un premier e un Guardasigilli avvocati (Conte e Bonafede): a riprova del fatto che esistono avvocati dediti non all’interesse della bottega, ma a quello collettività, vittime e cittadini onesti in primis. Infatti, dopo centinaia di norme che allungavano i processi, accorciavano la prescrizione, svuotavano le carceri, depenalizzavano i reati dei colletti bianchi e seminavano impunità a piene mani, la tendenza si è invertita (come ha notato il Pg di Palermo Roberto Scarpinato, a pag. 4). Perciò gli avvocati e i relativi clienti che campavano sui processi eterni, a botte di leggi ad categoriam e manovre dilatorie, oggi si trovano spiazzati e strillano come vergini violate. Senz’accorgersi che i loro alti lai contro i tempi della giustizia fanno sorridere chiunque abbia assistito a un processo eccellente, in tribunale o a Un giorno in pretura. Come se Rocco Siffredi e Max Felicitas deplorassero ogni giorno la piaga dilagante della pornografia. Noi naturalmente conosciamo avvocati che mai si sognerebbero di chiedere bavagli illiberali e punizioni esemplari contro Davigo, né amano vincere i processi depenalizzando i reati o mandandoli in prescrizione, né si presterebbero a sceneggiate come quelle di ieri. E continuiamo a sperare che, in una categoria di 180mila e più persone, esista una minoranza silenziosa che non vuol essere confusa con la maggioranza sediziosa: il Fatto è a loro disposizione, se vogliono dire qualcosa a tutela del proprio buon nome e della loro nobile missione.
Ps. Siccome non c’è limite al peggio e i politici non sono mai secondi a nessuno, a Catanzaro ha chiesto di parlare all’inaugurazione dell’anno giudiziario la deputata Pd Enza Bruno Bossio, celebre perché ha più processi e indagini a carico che capelli in testa (senza contare quelli del marito Nicola Adamo) e per gli attacchi al procuratore Nicola Gratteri. Ma è stata respinta con perdite. Peccato, l’idea non era male: dal 2021 l’anno giudiziario potrebbero inaugurarlo direttamente gli imputati.

sabato 1 febbraio 2020

Alle armi!



In farmacia per normali acquisti ho avuto la (s)fortuna di incontrare lui, il Sanopiattista doc, nel pieno del suo ruolo: distinto, vestito un pochetto dandy, con occhiali larghi da primario, quando è venuto il suo turno ha chiesto delle mascherine, informandosi sulle qualità tecniche delle stesse, sul loro periodo di utilizzo e su altre caratteristiche curiosissime, al punto che nella dottoressa è sorto il dubbio che il sanopiattista stesse partendo per Wuhan per la settimana becciante locale. Al termine del simposio si è allontanato molto soddisfatto, quasi impaziente di calarsi in un ricettacolo di pietismi, di sguardi divertiti, impersonando lo Sfottò respirante. Probabilmente il suo prossimo acquisto sarà una Berretta perché pare che il suo vicino di casa, anch’egli sanopiattista doc indossante già da una decina di giorni una muta per alti fondali, gli abbia passato l’indiscrezione che nel loro vicinato gironzoli un cinese raffreddato che ha pure una prozia nelle zone colpite dal Coronavirus. Bang Bang!

Escili!




venerdì 31 gennaio 2020

Scelta



Ho scelto il luogo della sepoltura (spero lontana)

Meraviglia!



Avrete già visto la foto qui sopra, almeno spero. Se non l'avete notata e di conseguenza non siete rimasti ammaliati da quello che a prima vista può essere interpretato come un piatto di chicchi o anche, macabramente, molari d'oro, ebbene nella realtà trattasi della foto più nitida mai scattata prima della nostra vitale stella, il Sole! 
Quei chicchi per intenderci sono paragonabili in grandezza al Texas, e nel filmato si scorge pure l'immensa quantità di gas, idrogeno e elio, che avvolgono l'immensa stella. Immensa per modo di dire: il Sole infatti è catalogato come stella nana e pur essendo immensa, per noi, è una stella normale, anzi piccola dinnanzi alle giganti più grandi centinaia, migliaia di volte il nostro astro. La luce sparata da quei chicchi impiega circa otto minuti ad arrivare da noi, ammaliandoci, facendoci star bene, illuminando la nostra vita. 
Insomma: la Meraviglia della Grande Opera!    

Dagli!


Dagli all’untore, psicosi, scanner portatili appena si nota all’orizzonte un viso giallo! Siamo così, ci fanno diventare così! La virologa italiana ieri ha detto che mancano i dati, cioè la scala di rapporto. Perché se il virus avesse infettato gli umani molto prima, il rapporto delle vittime sarebbe equiparabile ad una potente influenza. Ma che ne sa quella, dicono i sanopiattisti! Vai con antibiotici, a me le mascherine e attento! Sta arrivando un cinese! E starnutisce pure! Aiuto! Pandemiamoci!

giovedì 30 gennaio 2020

Bivio


Sono attanagliato, nel buio del mio io, da una serie improvvida di quesiti, di ragioni multicolori insalubri, la verità infatti dovrebbe averne una sola di tonalità. Sono preso d'assedio per te e il tuo trascinamento ai confini del mistero, sempre impavido, determinato, tenace. 
Mi sono profuso, lo ammetto, in ricerca di escamotage chiamali come vuoi idratazioni, trasfusioni, medicine a secchi. Consapevolmente cercavo e cerco spasmodicamente ditirambi artificiosi, pertugi per riagguantare una chimera oramai rarefatta, il ritorno alla normalità, a quando ti occupavi di tutto, uscivi, rientravi, sempre soavemente, inondando l'aria del tuo buonumore. 
E in queste sere avverto un'onda anomala scaturente dal tuo soffrire, dal tuo chiederti perché questa storiaccia finale debba continuare, tra dolori, tristezze fuoriuscenti dall'abbraccio mefitico con la marmorea staticità, ed io mi sento in un certo modo responsabile, artefice di un presupposto, probabile, allungamento anche se, lo spero proprio, non si sta parlando assolutamente di accanimento terapeutico. 
Ed ecco quindi il dilemma, l'angosciante quesito, se continuare o no su questa strada scarsamente lastricata, se l'egoismo filiale stia prevalendo sulla giusta sequela naturale. Sono dilaniato papà per questo dubbio. Vorrei ma il chiedersi per chi e per cosa, tipo un appagamento di presenza vitale per me, la sta facendo da padrone. Ogni pensiero, ogni azione vengono setacciati, vagliati dal modesto motore interno che posseggo. Perché non seguire i suoi voleri, la sua scelta, la sua volontà e di controcanto: quello che gli stanno facendo non è accanimento, lo ripeto, non ci sono sonde per l'alimentazione forzata, non c'è l'ossigeno, nulla di nulla. Certo idratare vuol dire in parte rafforzare l'organismo, reggere le febbriciattole che periodicamente vengono a disturbarti. Ritengo però che tutto quanto stia cercando di fare, rientri nei canoni dell'affetto, il problema è se sia ingombrante o no. 
Compio tutto senza alcuna pianificazione prolungante l'attesa; di getto, naturalmente, di primo acchito. Quelle tue domande però mi devastano, m'inerpicano in sentieri troppo scoscesi. Non vorrei perderti insomma anche se ciò, temo, non risponde al tuo sommo e raggelante quesito: "perché devo ancora soffrire?"
Un bacio infinito.