Vuoto come una spiaggia del Nord
di Michele Serra
L'esodo di deputati (quasi tutti leghisti) in direzione di Vannacci documenta un ulteriore slittamento a destra della destra italiana, del suo elettorato che va per le spicce, dei suoi giornali nerboruti e insolenti. A ben vedere è un processo di chiarificazione, e a suo modo di coming out: se uno «va con Vannacci» vuol dire — scusate la dicitura un poco rozza — che era fascio anche prima. Gli piace la Decima Mas, non sopporta gay e lesbiche, vuole rispedire «a casa loro» gli immigrati, preferisce Putin e Trump all'Unione Europea, eccetera. (La somma di queste caratteristiche, presa una per una, farebbe sì che anche Salvini abbia le carte in regola per essere vannacciano. Se non si dichiara tale è solo perché la vanità maschile gli impedisce di riconoscere che non è più lui il maschio alfa).
Questo ricollocamento lascia sempre più scoperto il misterioso «centro», a meno che, con uno sforzo di ottimismo, si voglia considerare «centro» anche il partito di famiglia dei Berlusconi, nato come fulcro ideologico e finanziario della destra italiana e mai sospettabile, fino a qui, di non farne parte. Davvero non si vede, in quel luogo opaco eppure ben indicabile (centro è ciò che sta tra destra e sinistra), una figura o un partito in grado di definirlo e catalizzarlo: centro, ovvero antifascista e anticomunista, moderato a partire dai toni, refrattario a ogni forma di radicalità. Chi l'ha visto?
Renzi sta nel campo largo e dopotutto è stato segretario del Pd. Calenda, per sua natura, si incazzerebbe già nell'atrio del congresso costituente e tornerebbe a casa. Europeisti ed ex radicali sono pochi e snob, e in fondo è il loro bello. E dunque potrebbe anche capitare che quello spazio vuoto, grande quanto una spiaggia del Nord quando la marea si ritira, rimanga vuoto. Il misterioso luogo del quale si sa solamente chi non c'è.
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