La dismissione della democrazia
di Michele Serra
«Una manifestazione di piazza sicuramente non aiuta a svelenire il clima», dice il Salvini che ha appena indetto una manifestazione di piazza per avvelenare il clima dopo la sentenza Roggero. E adesso si secca assai perché a Bologna, che è una città civile prima di essere una città democratica, la gente si ritrova al Nettuno per chiedere cosa diavolo è successo al Pilastro, e perché un uomo è morto soffocato durante un fermo di polizia.
Va bene che la politica è un esercizio spesso spericolato di faziosità, ma ci dovrebbe essere un limite alla sfrontatezza perfino per un ultrà come il Salvini, uno nato per fare casino, campione di bullismo social, addosso al quale qualunque veste istituzionale sembra un travestimento. Il problema non è che per lui la polizia ha comunque ragione. Il problema è che non ha idea di come funziona l'ordine pubblico in un paese democratico, gli risulta astruso immaginare che anche i delinquenti e i carcerati abbiano dei diritti, e la gente in divisa abbia dei vincoli di legge da rispettare, tanto più importanti e simbolici perché chi indossa una divisa rappresenta lo Stato. Lo Stato, che significa tutti, compreso il Salvini che ne è all'oscuro.
Lo spettacolo increscioso del dopo-Roggero, al quale si aggiunge l'altrettanto increscioso «me ne frego» dei fascisti di governo di fronte al caso Fakir, ci mette per l'ennesima volta di fronte alla certezza che democrazia, ordine pubblico, Stato, non significano per tutti la stessa cosa. Non è più questione di destra o sinistra. Non è più una categoria che basta a spiegare le cose. La questione è credere nel diritto o nella forza bruta. Nella democrazia o nella sua dismissione che i Salvini di tutto il mondo, avendo Trump come faro, sognano di realizzare.




