venerdì 8 maggio 2026

Similitudini

 

Vabbè dai, Melania ha voluto per una volta far satira! Come non ricordare la moglie di Oliver Hardy che lo descrisse come un eccellente drammaturgo? O quella del dottor Lecter che definì il compagno un indomito vegetariano? E la convivialità condominiale di Olindo narrata da Rosa?



Veronica dipinge

 

Il pomeriggio al Tempio seduta senza aspettare 


di Veronica Tomassini 

Le vecchie si chiudevano dentro, caverne che davano sulla strada, casette del dopoguerra, prive di lucernari, nere come ossidiane. Cespi di gelsomino più in là, superati dalla chiesa intitolata all’apostolo delle genti.

Il Tempio era anche quel tipo di Sicilia, la Sicilia del ricottaro, con la motoretta insolente, qualcosa di scarno, equivalente al mezzogiorno di una periferia. Tornavo al Tempio soltanto il pomeriggio, quando il crepuscolo smorzava l’eccesso tribale delle luci e dei suoni che affliggevano il rione, un manifesto ruffiano, utile come un battage, ma poi c’era la vita, se così vogliamo chiamarla, ove sprofondare ogni giorno. Su cui sedersi intontiti, su una panca, all’ombra di un melograno. Senza aspettare, se non l’attesa.

L’attesa è molto siciliana, un ramo della scienza della sicilianità, si chiama attesa, imbarbarimento contemplativo. Ai siciliani stanno molto bene le antinomie.

Torme di vecchi, ambulanti, braccianti. Sembravano usciti da un romanzo di Capuana: scorgerli solcati da una remissione malevola, non appagata, una fissità svuotata di qualsiasi malinconia o gentilezza. Una fissità siciliana.

Il crepuscolo addolciva i peggiori moti dello spirito, la vita girava e girava intorno a sé stessa, non era altro che un vorticoso ritornare al punto, al massimo spiando un esempio di futuro, su una ipotetica bertesca, oltre l’orizzonte; esistono passeggiate lungo i crepuscoli violetti che dicono promenade, il porto, gli attracchi, uomini aitanti vestiti di bianco che lucidano ottoni. Per questo esistono al Sud le rade e le baie e il diportismo magniloquente che beve Moet et Chandon, sulla prua di un catamarano.

Le anziane aprivano le bicocche dei vicoli e nell’ombra paziente scendevano giù, alla fine della straducola, svoltavano all’angolo con l’edicola votiva e la Vergine dipinta con stilemi naif, sedevano insieme. Le vedove.

Beghine di un trattato del Pitrè. Assiomi iconici. Tutto nell’insieme lo era.

Mire associative

 



Ellekappa

 



L'Amaca

 


Il diritto sta sopra le fazioni

di Michele Serra


L'aperto sostegno di Pedro Sánchez a Francesca Albanese viene commentato con sollievo a sinistra e con toni ostili e beffardi a destra. Ma non dovrebbe funzionare così, perché la questione non è se Albanese sia politicamente simpatica o antipatica; se dica cose affini o contrarie alle opinioni del pubblico che fischia o applaude.

La questione è se le sanzioni del governo Usa (non simboliche: anche economiche) ai danni di una cittadina europea nonché funzionaria delle Nazioni Unite, e anche ai danni dei giudici della Corte Penale dell'Aja, sulla base di come hanno liberamente svolto il loro lavoro, siano lecite o illecite; se siano una comprensibile presa di posizione politica, oppure una intimidazione gravissima, e inaccettabile. In senso più lato, se l'intolleranza della Casa Bianca nei confronti di chiunque essa consideri non amico, non sottomesso, non docile, debba ricevere, in Europa, una risposta forte e decisa, o se si debba glissare e incassare il colpo in virtù degli ormai fantomatici "solidi rapporti di alleanza con gli Stati Uniti" (anche se l'atlantismo, dal punto di vista ideologico, è un concetto che nel 2026 ha già un sapore museale).

Non sono tempi, questi, per commentini da bar sulle disgrazie del "nemico" (tale risulta essere l'italiana Albanese per la destra politica e mediatica italiana). Sono tempi nei quali i princìpi del diritto internazionale barcollano, e si deve decidere se provare a tenerli in piedi o lasciarli crollare. Sánchez lo ha fatto. È questo che interessa, il resto è la ciancia risaputa delle fazioni.

Spagna nel cuore

 

Spagna batte Italia 


di Marco Travaglio 

Se fosse uno scherzo, sarebbe di pessimo gusto. Ma è tutto vero. Il governo italiano e la Commissione europea fanno a gara a risparmiare qualsiasi sanzione al governo sterminatore d’Israele, mentre sanzionano la Russia e ne perseguitano gli artisti alla Biennale di Venezia. Intanto il governo spagnolo porta in trionfo Francesca Albanese, cittadina italiana e relatrice Onu sui territori palestinesi occupati, e chiede all’Ue di proteggere legalmente con lo “Statuto di blocco” sia lei sia i giudici della Corte penale internazionale sanzionati dagli Usa per aver fatto il proprio lavoro: la Albanese per aver stilato rapporti per l’Onu sulle condizioni terrificanti dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania; i giudici della Cpi per aver spiccato mandati di cattura per Netanyahu e i suoi complici (l’avevano fatto per molto meno anche per Putin&C., ma quello andava bene a tutti). “La Spagna – ha detto il premier spagnolo Pedro Sánchez, anticipando la lettera scritta alla Von der Leyen – non sta zitta né distoglie lo sguardo: è un’ora decisiva per il diritto internazionale. Sono state imposte mesi fa sanzioni ai giudici della Cpi e alla relatrice per la Palestina per aver fatto il proprio dovere: hanno difeso il diritto internazionale contro il genocidio a Gaza e la loro vita è diventata un calvario”. Ma “se l’Ue attivasse subito lo Statuto di blocco, le sanzioni sarebbero neutralizzate. Madrid è al lavoro per ottenere l’appoggio di altri Stati in vista del Consiglio europeo del 18 giugno. L’Ue non può restare con le braccia conserte di fronte a questa persecuzione”.

Invece la commissione Ursula – che gode dell’appoggio del governo Meloni e pure del Pd – non muove un dito neppure dinanzi all’appello del leader di uno dei suoi Stati membri. Del resto la maggioranza dei Ventisette, Italia e Germania in testa, s’è appena opposta financo a sospendere l’Accordo di Associazione Ue-Israele. E sia la Commissione Ue sia il governo italiano non dicono né fanno nulla di concreto contro il sequestro degli attivisti della Flotilla, illegalmente detenuti a Askhelon dopo essere stati rapiti dai pirati di Netanyahu in acque europee su una barca italiana, cioè sul nostro territorio sovrano. Anche quell’abominio lo denuncia solo Sánchez. Ora le chiacchiere stanno a zero. Anziché protestare contro il governo e recitare la solita filastrocca “riferisca in Parlamento”, il Pd ha una sola cosa da fare: passare all’opposizione della Commissione Ursula e chiedere al Pse di fare altrettanto. E magari, se gli reggono le gambe, appellarsi a Mattarella perché dica una parola contro le sanzioni Usa all’italiana Albanese e il rapimento degli attivisti su una nave italiana. Sempreché non sia troppo impegnato con la grazia alla Minetti.

giovedì 7 maggio 2026

Alziamo le mani

 

A questo punto non serve più dire nulla. Solo guardare, atterriti e nauseati, un ministro della Pubblica Istruzione sproloquiare in questo modo indegno!