giovedì 30 aprile 2026

Sorpreso e silente

 





L'Amaca

 


Minetti e noi altri

di Michele Serra

Dall'affaire Minetti, senza entrare nel dettaglio, emergono due cose. La prima è che il giornalismo, con tutti i suoi deplorevoli difetti e la sua spocchia giudicante, a volte serve a qualcosa. La seconda è che ci sono persone congenitamente convinte — come se fosse parte del loro dna — che le regole valgano solo per gli altri. E vivono intere vite, passo dopo passo, consacrate alla scorciatoia, all'espediente, alla mossa più che abile per scavalcare la coda.

Minetti appare, anzi riappare, come una di costoro. La sua pena (meno di quattro anni) poteva essere smaltita con un minimo di stoicismo: fosse anche ingiusta, ma non risulta che lo fosse, la si poteva aggiustare con i domiciliari e con un poco di pazienza. Ancora giovane e bella, con un passato da cortigiana di successo e, dismessa quella corte, un fidanzato socialmente rilevante, poteva uscirne quasi bene, e quasi indenne. Farsi dimenticare. Vivere una seconda vita al riparo dalla bagarre politica e dagli sghignazzi degli avversari. Avremmo fatto, in questo caso, il tifo per lei.

Invece no. Ecco la domanda di grazia che fa leva su una forzatura, forse su un bluff. Lo scandalo, che coinvolge la specchiata intenzione del Quirinale e ha una ricaduta mediatica dieci, cento volte superiore alle rarefatte memorie di Minetti prima maniera. Tutto il dimenticato che riemerge. Ricostruzioni impietose di una carriera fondata sulla qualità estetica, non su altro di riconoscibile.

Ne valeva la pena? A conti fatti, no. Ma ci sono persone, ci sono ambienti, per i quali è insopportabile sottostare alla normale, banale mediocrità della vita degli altri. Non riescono, proprio non riescono a stare allo stesso gioco. A volte la fanno franca. A volte no.

La più bella riposta possibile!

 


La vittima: «Provo pena, non ira. Gli direi: studia e impara l'ascolto»

Rossana Gabrieli, 62 anni, iscritta ad Avs e all'Anpi

di Viola Giannoli

ROMA

«Non provo rabbia, ma una grande tristezza». È ancora scossa Rossana Gabrieli, la donna ferita con Nicola Fasciano dagli spari il 25 aprile, quando risponde al telefono dopo il fermo del suo aggressore.

Qual è la prima cosa che ha provato?

«Una grande soddisfazione per il lavoro svolto dagli inquirenti, a cui va tutta la mia gratitudine e riconoscenza. E una grande pena».

Per il suo aggressore?

«Sì, perché un ragazzo così giovane, di appena 21 anni, e già così imbevuto d'odio è la dimostrazione che il livello di livore toccato dalla politica ha provocato una radicalizzazione estrema dei comportamenti. C'è una grave responsabilità politica dietro quell'agguato».

In che senso?

«Troppa aggressività. Servono toni più pacati e una comunicazione più efficace per ritrovare la serenità della convivenza civile».

Bondì appartiene alla Comunità ebraica. Se lo aspettava?

«Purtroppo lo sospettavo e lo avevo anche detto agli inquirenti. Ci ha attaccato perché portavamo il fazzoletto dei partigiani. Ormai c'è un divario estremo, un odio tra la Brigata ebraica e l'Anpi, come si è visto anche a Milano, che dev'essere anzitutto riconosciuto e poi gestito. Episodi del genere non devono più ripetersi, bisogna che si riattivi un dialogo tra tutte le parti».

Chi le ha sparato con un'arma da soft-air è accusato di tentato omicidio.

«Credo sia giusto così. Io ho visto quella rabbia scatenarsi, un'aggressività enorme esplosa in tutti i sensi. Non ha sparato una sola volta, ma almeno quattro. Se invece di una pistola ad aria compressa, ne avesse avuta una normale non sarei qui a parlare con lei».

A lui cosa direbbe?

«Studia, studia tanto, leggi, leggi tanto, apri la tua mente e impara l'ascolto. Non giudicare le persone da un simbolo. Chi c'è dietro a un colore, a uno slogan, è una persona. Come te».

Lei come sta? È ancora scossa?

«Lo shock non è passato, continuo a rivivere continuamente quel momento, a riprovare quel trauma, ho incubi di notte e flashback improvvisi di giorno. Mi sento molto fragile dal punto di vista psicologico e continuo a star male, mi ci vorrà del tempo per riprendermi».

Ha rivisto il video dell'aggressione?

«Non ce l'ho fatta a guardarlo tutto fino in fondo. Quel gesto mi è sembrato ancora più doloroso e più aggressivo. L'ho trovato veramente assurdo, incomprensibile e inaccettabile. Io resto la vittima di quell'atto».


Natangelo

 



Scoprono cosa sia il Giornalismo!

 

Ci hanno sgamati 


di Marco Travaglio 

Le meglio firme del bigoncio rischiano un’ernia al cervello cercando i mandanti dei nostri scoop su Santa Minetti piena di grazia. A Mario Sechi di Libero non si può nascondere niente: tipo che c’è “uno scenario internazionale”. L’import-escort in Uruguay? Magari: “La storia della grazia è gettonatissima nei media filorussi”. E “non è casuale”, eh no: “Mattarella e Meloni sono sotto attacco del Cremlino fino all’assedio di Dimitri Solovyev” (che si chiama Vladimir, ma fa niente). Ergo “il dossier arrivato sul tavolo di Mattarella e Nordio” è un “falso”: colpa della “magistratura”, ovvio, ma il “gioco pericoloso ha un solo vincitore in maschera”. Ha stato Putin, che tramite Dimitri o Vladimir Solovyev ha truccato le carte in cirillico e le ha tradotte in italiano per le toghe e in trevigiano per Nordio con l’aggiunta di una damigiana di vodka. Lo conferma Gianfranco Pasquino su Domani: “I più o meno espliciti putinofili” vogliono “screditare e indebolire il presidente”, insinuando financo che “sbaglia” (mentre è ispirato dallo Spirito Santo) per via della sua “critica all’aggressore russo e il suo incondizionato appoggio all’Ucraina”. Ma non da soli: in combutta con “le destre”, spingitrici del premierato col “sorriso beffardo di Almirante”: quindi ha stato Putin contro gli amici di Zelensky, ma pure la Meloni amica di Zelensky.

Un altro a cui non la si fa è Tommaso Cerno del Giornale: il mandante del Fatto è Ilaria Salis, che “utilizza la Minetti per liberare delinquenti che i figli minori li usano davvero”, tipo “la ladra rom con nove figli che evita il carcere”. Elementare, Watson. Il sagace Mieli non ha dubbi: “Il Fatto attacca Minetti per fermare la riabilitazione di Berlusconi e perché ce l’hanno con Mattarella che ha concesso la grazia a Minetti”. Qualunque cosa significhi.

Cicchitto, sul Riformatorio, si leva un attimo il cappuccio e vede una “perversa operazione di distrazione di massa” per oscurare “lo squadrismo palestinese” contro la Brigata Ebraica. Sansonetti chiude il cerchio sulla fu Unità: “Bisognerebbe capire se nella vicenda c’entrano i servizi segreti”. Ma non solo: “E quali pezzi”. E non basta: “E a nome e per conto di chi”: certamente “la magistratura”, che “non ama la clemenza”. Ma non è finita: “Come mai proprio in questo momento?”. Forse perché è il momento in cui Mattarella ha graziato la Minetti e poi ha cambiato idea? Troppo banale: “Forze consistenti gradirebbero l’esodo di Mattarella” (primo esodo individuale della storia, ndr) prima delle elezioni” per metterci uno di destra. Tipo la Meloni, che però non ha l’età, o Nordio, che ha fatto un altro figurone.

Circola financo l’ipotesi che il Fatto dia le notizie per dare le notizie, ma chi non ne ha mai vista una in vita sua la scarta a priori.

mercoledì 29 aprile 2026

Citazione

 



Pare che prima dell’audizione, Hegseth abbia recitato, con grande devozione, un brano della Bibbia che ha indicato essere tratto dal libro di Giobbe: “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto.”

Degrado


 

Per avere idea del degrado nazionale, ieri mentre leggevo delle imprese eroiche dell’igienista dentale assurta a consigliere regionale della Lombardia per volontà del magnate a cui è stato intitolato l’aeroporto di Malpensa - tanto per parlare di degrado - mi sono passate sotto gli occhi le intercettazioni, al tempo delle cene eleganti, della stessa persona, a meno che non si tratti di omonimia, che attualmente è vice presidente del Senato, Licia Ronzulli. D’accordo che è sempre meglio lei del fascista titolare, ma in questo paese la memoria è corta, cortissima! 

Riporto una parte di un articolo di Repubblica del 2011: 

Come racconta in un interrogatorio Barbara Montereale, la Ronzulli si dava da fare ed a Villa Certosa aveva il compito di "smistare" le giovani ospiti del presidente nei bungalow di Villa Certosa in Sardegna. Era lei a organizzare gli spostamenti aerei. Il cinque gennaio del 2009, per esempio, Tarantini sta organizzando una spedizione in Sardegna nella villa del Cavaliere. "Siamo io, Linda (Santaguida), Belen, la sorella, l'amica di Belen, Chiara quella ragazza di Modena che dice che lei conosce e una mia amica di Milano (...) vuole che mi metto d'accordo con Marinella?". Berlusconi risponde: "No, dovresti accordarti con la dottoressa Ronzulli". 

Questo è il nostro paese: memoria corta, riabilitazione immediata di casta oltraggiante la decenza. Non possiamo lamentarci di nulla. Solo sperare nel meteorite!