martedì 24 luglio 2018

Epistolario


martedì 24/07/2018
Caro Marco…

di Roberto Saviano

Caro Marco, ho letto il tuo riferimento a me nel tuo editoriale di oggi e francamente non comprendo come quello che scrivi possa essere messo in relazione alle mie critiche a Salvini e al governo, anche se converrai che il primo è stato il governo in queste prime settimane. Il tuo commento alla sentenza emessa nel processo trattativa, il racconto delle responsabilità accertate in primo grado, lo utilizzi per dirmi che erano quelli i ministri della Mala Vita e non Salvini? Non capisco e non credo si tratti di una versione più paludata dell’inflazionato “e allora il Pd?”. Dovremmo forse accettare le parole e le azioni di Salvini perché quelli che c’erano prima erano peggio? E davvero tu credi che il 4 marzo abbia rappresentato questo cambio epocale? Sto leggendo con attenzione le inchieste del tuo giornale sull’inferno libico e sulle nefandezze della Guardia costiera di quello Stato in disarmo e mi sembra che tale sia l’orrore raccontato, che le parole di Matteo Salvini e dei ministri di punta dei 5stelle contro le Ong siano del tutto inaccettabili. Ho l’impressione che i colpi inferti in queste poche settimane all’idea di Stato di diritto rappresentino una escalation che forse non tutti comprendono. E non regge neppure l’idea di Salvini cattivo, 5stelle buoni.
Toninelli ha mentito in maniera continuata sulla apertura/ chiusura dei porti e, cosa più grave, lo ha fatto con esseri umani sofferenti in mare. Credo sia evidente a tutti come Salvini sia nella totale disponibilità di Vladimir Putin, che condivide con Donald Trump il superamento dell’Europa, per finalità evidenti di spartizione. Lo afferma lui continuamente, non lo dico io. Purtroppo chi dovrebbe bilanciare (pia illusione) tutto ciò, continua a fare campagna elettorale, in maniera distinta sui temi, ma non nei modi. L’altra sera mi è capitato di ascoltare il tuo vice, Stefano Feltri, intervistato su RadioUno, che affermava che con ogni probabilità Luigi Di Maio ha mentito sulla questione stime Inps. La cosa che però mi ha colpito di più dell’intervista è che Feltri, con ogni ragione, non si capacitava del fatto che Di Maio, pur di fare comunicazione, ha deciso di non difendere un provvedimento anche giusto, ma che ovviamente porterebbe a dei possibili (ma pare minimi) effetti collaterali. È questo il “cambiamento” cui dovremmo dare fiducia? Menzogne e poco coraggio? Francamente è un film già visto in più condito da un marketing asfissiante sulla supposta novità di un indirizzo politico che sconta la sconcertante invisibilità del presidente del Consiglio. A questo proposito, mi ha molto colpito il titolo dell’intervista che gli hai fatto nei giorni scorsi, “Ecco chi sono”: non mi pare rassicurante che a distanza di settimane dal suo insediamento, sia lo stesso presidente a porsi il problema di dover spiegare lui chi è e ti posso assicurare che ancora oggi io non ho idea di chi sia e a chi risponda poiché lo si è visto sempre, e in maniera anche poco dignitosa, accucciarsi non appena richiamato all’ordine. Però, su Salvini, voglio cogliere il tuo suggerimento, anche per evitare altre querele su carta intestata del ministero: da oggi per me il ministro della Mala Vita diventa il cagnolino di Putin. Ai 5stelle la scelta di seguire il capo branco o essere qualcos’altro. Ma perché ci riescano c’è bisogno di maggiore rigore, soprattutto da parte di chi negli anni ha dimostrato di saperlo fare con inflessibilità.


martedì 24/07/2018
Caro Roberto…

di Marco Travaglio

Caro Roberto, anzitutto riporto qui la mia frase che ha originato la tua lettera: “Caro Roberto Saviano, chi governa merita certamente le critiche più feroci. Ma prima dev’essere chiaro a tutti quali ‘ministri (e governi) della malavita’ hanno infestato l’Italia fino a quattro mesi fa”. È la coda di uno degli articoli che ho dedicato alla sentenza della Corte d’Assise di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. Una sentenza che ti consiglio di leggere, da esperto appassionato di mafie come sei. Tu mi domandi che cosa volevo dirti fra le righe. Forse che è sempre colpa del Pd? O che “dovremmo accettare le parole e le azioni di Salvini perché quelli che c’erano prima erano peggio”? No, volevo dirti semplicemente quello che ti ho scritto: le critiche a questo governo quando sbaglia, come a tutti i governi quando sbagliano, sono doverose. Ma, in tema di mafie, a questo governo nato due mesi scarsi fa non si può (ancora?) rimproverare nulla. Perciò non ho capito la tua definizione di Salvini “ministro della malavita”. E non perché io nutra simpatie per Salvini: il quale, prima di provarci con te, ha querelato per ben 7 volte me e il Fatto, uscendo sempre sconfitto (te lo dico perché hai ottime speranze di vincere anche tu).
Bensì perché sono anch’io preoccupato per le sue sparate razziste, le sue politiche xenofobe e i suoi rapporti con Putin, ma ancor più per la folla plaudente e tracimante che si assiepa sotto il suo balcone (o la sua ruspa). E temo che le tue denunce su quei temi escano non rafforzate, ma indebolite dall’attribuirgli condotte o relazioni malavitose. Ci sarà tempo per analizzare la portata delle elezioni del 4 marzo che, grazie anche all’aventinismo folle e suicida del Pd, hanno partorito questo governo Frankenstein tra due forze molto diverse, capaci di produrre contemporaneamente misure “di sinistra” come il dl Dignità e “di destra” come quelle sui migranti. Non penso certo a un partito buono e a uno cattivo, ma a due esperienze molto variegate che sarebbe sbagliato schiacciare in un unico giudizio monolitico, liquidatorio e definitivo. Lo stesso vale per quell’Ufo di Giuseppe Conte, oggetto misterioso ancora tutto da scoprire (perché non provi a incontrarlo anche tu? Io qualche curiosità me la sono levata).
Sulle politiche migratorie siamo in dissenso dall’anno scorso, quando io, diversamente da te, condivisi molte scelte di Minniti: per esempio, il Codice di condotta per le Ong e una politica più attiva per stabilizzare la Libia. Una linea proseguita ora da Conte e Moavero, anche con piccoli passo in avanti con l’Ue e con alcuni partner comunitari, e sporcata dalle vergognose sparate di Salvini sulle “crociere” e la “pacchia” dei migranti.
Come tu noti nella tua lettera, non abbiamo smesso un solo giorno di indagare sulle magagne e le disumanità della cosiddetta “Libia”, ancora poco più che un’espressione geografica, ma al contempo di augurarci che: prima o poi diventi uno Stato degno di questo nome; ci aiuti a combattere il vero nemico cioè le organizzazioni criminali del traffico di esseri umani (di cui l’antimafia ufficiale parla malvolentieri); sottoscriva e poi rispetti la convenzione di Ginevra; si doti di una Guardia costiera in grado di salvare vite umane, di porti sicuri in cui rimpatriare gl’irregolari e di strutture di accoglienza e smistamento dei profughi controllate da Onu e Ue. Questo nostro sforzo di affrontare in termini complessi una questione complessa presta il fianco a entrambi gli opposti estremismi: quello di chi pensa di risolvere il problema indossando una maglietta rossa e urlando “porti aperti a tutti per sempre” (e non mi riferisco a te e a tutti gli aderenti alla campagna di don Ciotti, ma solo a chi l’ha trasformata in défilé senza argomentare); e quello di chi, specularmente, liquida la faccenda indossando una felpa verde o blu strillando “negher foera dai ball” o blaterando di “aiutarli a casa loro” (slogan caro anche a Renzi). Certo, è molto più comodo intrupparsi in una delle due tifoserie, ma è anche molto più inutile: i problemi si affrontano proponendo soluzioni, non lanciando slogan per esorcizzarli.

Infine: lo so anch’io che la Lega non è il nuovo, e non solo perché è il partito più antico su piazza; e che i 5Stelle già manifestano molti vizi del “vecchio”. Ma è indubbio che il voto degli italiani, il 4 marzo, abbia spazzato via un sistema di potere consociativo che aveva retto l’Italia per 24 anni e che affonda le sue radici proprio nella trattativa bipartisan Stato-mafia. Che storicamente fu avviata sotto il vecchio centrosinistra (governi Amato e Ciampi) e chiusa dal Berlusconi I, ma poi proseguita con una serie sciagurata di norme bipartisan che hanno smantellato il meglio dell’antimafia. Infatti solo ora che i vecchi centrodestra e centrosinistra sono out si intravede qualche spiraglio di luce su quella stagione nera, lasciata al buio da quel sistema per un quarto di secolo. Merito di Salvini o dei 5Stelle? No, colpa di chi c’era prima. Che va sempre ricordato, perché ci aiuta a comprendere quel che accade oggi.

lunedì 23 luglio 2018

Da Capalbio con fetore



Ci voleva un'inchiesta di un giornale di destra, il Tempo, per confermare quello che si sospettava da parecchio: nella spocchiosa Capalbio, frequentata da coloro che vivono di blaterate sinistrorse, adepti di un oramai inverecondo radical chic, l'accoglienza è una parola che si accosta per di più agli inviti alle verticali di Krug. 
La finta rifugiata ha raccolto infatti solo 11 euro e tanti insulti. Complimenti pensatori del bla-bla!


Per vedere il video dell'inchiesta 
Clicca qui!

sabato 21 luglio 2018

Domanda



Da molto tempo osservarlo mi fa sbocciare una domanda, per certi versi scomoda. Un quesito incentrato su questo soggetto ex Confindustria poi tesserato dell’ultim’ora in un partito che dovrebbe essergli agli antipodi ma, visto che ha vinto a mani basse nel quartiere Parioli, così non è.
Il moto interrogativo apparentemente non ha risposta, forse è aria fritta, ma funge da traino per preamboli attorno ad un modo più o meno dignitoso, di far politica. 
Soprattutto però è l’avvertimento minaccioso di lasciare subitaneamente l’appena nata appartenenza a quel partito che m’ha ingigantito la domanda che ora svelo: ma cosa cazzo vuole Calenda?

Daniela e chi se no?


sabato 21/07/2018
Silvio e Berlusca: l’ex Cav. sdoppiato

di Daniela Ranieri

Fortuna che in mezzo a insabbiamenti, fake news e troll pagati da russi resiste ancora la stampa libera. Ieri il Giornale svelava in prima pagina lo scandalo più grave della terza, ma forse della prima, seconda e terza Repubblica messe insieme, ovvero la “Segretariopoli” grillina, che si arricchisce di un nuovo increscioso fatto: non solo la segretaria particolare di Di Maio prende 72mila euro l’anno ed è fidanzata con un amico di Di Maio, ma l’assistente del ministro Bonafede, tale Daniele Longo, ci ha messo 9 anni a laurearsi. Sissignore, 9 anni (e questi sarebbero gli onesti), come da testimonianza dell’intrepido cronista, che speriamo sia stato messo sotto scorta dopo lo scoop.

Se non fosse per questi malecarni, la Nazione avrebbe il vento in poppa, a sentire il Giornale: “Mattarella frena le nomine ai dilettanti”, “Il fortino del Csm resiste all’assalto dei gialloverdi”, “Berlusconi accelera il rinnovamento azzurro”. Quest’ultima notizia in particolare ci riempie di gioia. Quando uno accelera un rinnovamento è sempre un bene per la democrazia. Per un attimo abbiamo avuto l’orribile sospetto che si trattasse dello stesso Berlusconi che appare in effigie sulla prima pagina del Fatto di ieri insieme a Mori e a Dell’Utri davanti alle macerie fumanti della strage di mafia di via D’Amelio in cui morì il giudice Borsellino e 5 agenti della scorta. Ma è stato lo scrupolo di un attimo, un’extrasistole nel placido elettrocardiogramma nazionale. Del resto, sugli altri autorevoli giornali che riportano la seconda più importante notizia del giorno, e cioè le motivazioni della sentenza sulla trattativa tra lo Stato italiano e la mafia, la faccia del Berlusconi presidente del Consiglio italiano per 9 anni (più altri al governo sotto forma di alleato responsabile di larghe intese e patti costituzionali) non compare mai, quindi deve trattarsi di un caso di omonimia. Non c’è altra spiegazione. Esistono due “Berlusconi” in Italia: l’imprenditore, affarista, lobbista di sé stesso, rutilante uomo politico che potrebbe godersi una dorata vecchiaia ma ha in petto la Patria; e il “Berlusca”, amico e socio di quel Dell’Utri accertatissimo tramite tra i mafiosi e il co-fondatore di FI. Lo sdoppiamento, o meglio la sostituzione di persona, stratagemma già caro agli antichi che facevano travestire, invecchiare o ringiovanire i loro personaggi dagli dèi (come Ulisse, trasformato a piacimento da Atena), nel caso di B. è perfettamente riuscito.

Non solo ci crede lui, che come si sa è maestro di mitopoiesi, ma tutti noi partecipiamo a questa commedia degli equivoci che in un istante – basta cambiare giornale – si trasforma in tragedia. Davanti alla sentenza raccapricciante che testimonia come un uomo tanto importante per il Paese sia stato legato alla mafia e ai fatti di sangue di cui essa sarebbe a questo punto co-responsabile, non sembra affatto stridente, e non solo sul Giornale, continuare a parlare di FI come fosse un partito vero e non una copertura per gli affari del Berlusca. Così da giorni apprendiamo che B. ha nominato Tajani, presidente del Parlamento europeo (dove peraltro i suoi colleghi non hanno fatto una piega dopo la sentenza), vicepresidente di FI, e Galliani coordinatore (del resto in campagna elettorale gli si chiedeva seriamente: “Come funzionerebbero le Am-lire?”). Simultaneamente, nelle ore d’aria concesse loro dal 41 bis, i mafiosi parlavano di un certo “Berlusca” che doveva loro un qualche favore, ma trattavasi in tutta evidenza del B. parallelo. Non di quello che ieri compariva in un video pubblicato dalle testate online, stravaccato sul divano, ripreso di nascosto dalla intrattenitrice dominicana Marysthell Polanco. “Facci un contratto”, chiedono le ragazze rinfacciandogli di aver perso lavoro e famiglia per stare dietro alle sue follie da Eliogabalo triste, “tu sei il presidente del Consiglio d’Italia!”.

Lui piange miseria: “I giudici hanno fatto una sentenza per farmi fallire, devo prendere i soldi dalle banche”, e intende che vuole chiedere un prestito, non fare una rapina. “Sono rovinato”, piagnucola sotto la cosmesi permanente, “ormai sono quello del Bunga Bunga, tutto quello che ho fatto come statista, come politico, ho evitato la guerra tra la Russia e la Giorgia (sic), ho fatto cose pazzesche… è tutto dimenticato”. Come può questo povero vecchio ricattato da mignotte-squali e inseguito dalle sue colpe divenute ossessioni (“Mi hanno fatto 36 processi”) essere il “Signor Crasto” (cornuto, ndr) nominato in carcere da Giuseppe Graviano? (Qualche dubbio lo instillano altre parole del boss: “Alle buttane glieli dà i soldi ogni mese”). È ovvio che se B. fosse responsabile delle stragi di mafia, non potrebbe dolersi con tanto insostenibile pathos di aver perso la faccia davanti al mondo per il Bunga Bunga. A meno che, e secondo noi è questo il caso, B. non creda come Rimbaud di essere un altro.

Cogitata


“Credo, perché vivo, di essere parte essenziale di una realtà chiamata Cosmo, dove il centro, il fulcro mi è soggettivo e differente, per relazione, a quello degli altri; di essere uno specifico agglomerato della stessa materia formante mari e monti, comete e nebulose; e che quando un giorno, che non temo, né aspetto, né prevedo, né condividerò con me stesso né tanto meno con altri, gli elementi formanti l’essere si disassoceranno per ri-vagare scientemente in attesa di ricompattarsi con altri, o di non farlo per la libertà che gli è propria, spero di ritornare granello in battigia, abbracciato dall’amore del mare, scorrazzato da correnti impetuose, coccolato da venti vitali. Sarò, come sono ora, un insignificante pulviscolo al centro del proprio Cosmo, al di là di ogni limite stordente e soffocante, come i miei più acerrimi nemici attuali: il tempo e la vanagloria.”
(Anonimo)