giovedì 23 luglio 2026

Ahpperò!

 

Zelensky putiniano 


di Marco Travaglio 

“Dopo il fallimento dell’offensiva invernale, anche l’annunciata offensiva primaverile ed estiva non ha portato successi alla Russia. Il fronte è praticamente fermo e dal 1° gennaio 2026 la Russia non è riuscita a incrementare il territorio ucraino sotto il suo controllo” (Meloni). “Il riscatto di Zelensky”, “Così Kiev cambia il conflitto: il genio tecnico ucraino sta mandando in crisi la logistica russa”, “Tre scenari: Putin sempre ko” (Corriere). “Dalle rive del Dnipro alla Crimea: l’Armata di Putin soffre al fronte. L’iniziativa è passata ai difensori” (Rep). “Il vero sconfitto è Putin” (Merlo, Rep). “Lo stallo ucraino che somiglia al Vietnam” (Pombeni, Messaggero). “Putin spalle al muro: in difficoltà su tutti i fronti”, “Zelensky ha stracciato Putin con la sua lettera aperta. Il suo popolo si rafforza e i russi sono stanchi di combattere” (Tocci, Stampa). “Se non si può dire che la Russia vince” (Zonca, Stampa). “Putin, rabbia e paura”, “Se lo zar è sempre più isolato”, “A maggio i russi hanno perso più territori di quanti siano riusciti a conquistare”, “Mucche, internet e offensiva al palo. Così Putin è finito nel pantano”, “La Russia si prepara a perdere?” (Zafesova, Stampa). “La rivincita di Zelensky: Kiev stringe l’assedio” (Stampa). “La Russia colleziona sconfitte”, “Putin mai così sotto schiaffo”, “Putin disperato è più pericoloso” (Domani). “Mosca frena, Kiev avanza”, (Giornale). “Kyiv infrangibile”, “Putin bombarda Kiev per compensare le sconfitte al fronte”, “La Russia non sta vincendo, si sta consumando”, “Ferragosto a Mariupol” (Foglio). “Putin umiliato a casa sua”, “Continua l’avanzata ucraina”, “Fedorov, l’uomo che sta salvando l’Ucraina”, “I soldati russi sono in crisi nera: Putin arruola i malati di mente”, “Soldati cannibali fra i russi: ‘Mancano rifornimenti’” (Libero).

A furia di leggere i nostri analisti preferiti, ci stavamo riabituando all’idea della vittoria ucraina. Poi, a tradimento, Zelensky licenzia in tre giorni la premier Svyrydenko, il ministro della Difesa Fedorov, il capo-negoziatore Umerov e il comandante delle forze armate Syrsky che chiedeva la testa di Fedorov e 150-200 mila soldati freschi per non perdere pure le ultime roccaforti rimaste in Donetsk (Kramatorsk e Slovyansk), scatenando le proteste del popolo stufo di morire in una guerra strapersa e nostalgico dell’ex comandante Zaluzhny, cacciato due anni fa perché diceva la verità e si opponeva agli inutili massacri di truppe a scopo propagandistico. Quindi, per non passare per putiniani, continuiamo a credere che Mosca perde e Kiev vince. Però una domanda sorge spontanea: ma allora perché Zelensky fa fuori tutti in barba alla regola “squadra che vince non si cambia”? Non ci starà mica diventando putiniano pure lui?

mercoledì 22 luglio 2026

Il bello bananiero

 Ma il bello della bananiera è proprio questo!




Leonardo

 


Lui non sa...

 


Lui non sa, non può saperlo, che ogni volta che gli esplode un razzo da centinaia di milioni,  perché vorrebbe conquistare lo spazio visto che è miliardario e crede di potersi comprare tutto, lui non sa, ripeto, che ogni volta che gli esplode un razzo facendogli scendere le azioni in borsa, lui non sa che mi siedo davanti ad tavolino, mi verso un po' di rhum e guardando il suo grugno becero, la sua faccia da simil intelligente sospiro regalmente "Grazie Signore, grazie!" 

Lui però non sa, non può saperlo...

L'Amaca

 


Qualche speranza nel nuovo mondo

di Michele Serra


Agli inizi del web, e dei social, leggere l'opinione degli esperti rassicurava: ti spiegavano un mondo nuovo, te lo rendevano meno incomprensibile. Oggi queste spiegazioni sono sempre utili, ma assai meno rassicuranti. Per non dire che mettono ansia.

«I social sono ontologicamente fatti per polarizzare le discussioni», scrive Federico Ferrazza nella sua newsletter per Repubblica. Il riferimento è al caso Roggero e ai tanti analoghi (anche in altri Paesi) nei quali l'algoritmo funziona da reclutatore di due squadre contrapposte. In mezzo, niente. Niente che sia in grado di attirare l'attenzione (e dunque fare quattrini) adoperando il ragionamento, la dialettica, l'approfondimento. Il sistema è costruito così, così è la sua struttura economica e culturale. Dì qualcosa di appena più difficile da capire, e nessuno ti darà retta. Capire è una perdita di tempo.

Come ognuno può intendere, è un problema politico e prima ancora culturale di dimensioni gigantesche. Riguarda masse oceaniche, il loro orientamento, il loro comportamento sociale, il loro voto. Con il motivato sospetto che questa catalizzazione delle opinioni non sia affatto neutrale: avvantaggia la parte politica meno avvezza a una lettura analitica delle cose. «I tecno-oligarchi aderiscono a una visione del mondo in linea con la propaganda della destra mondiale», dice Leonardo Bianchi intervistato da Matteo Pucciarelli. La destra populista, ovviamente. Quella «classica», oggi defunta, i libri li leggeva.

Dallo stesso Bianchi un barlume di speranza: Magyar in Ungheria, Mamdani a New York hanno vinto senza usare i social come clave propagandistiche. «Utilizzare gli strumenti dei tuoi avversari spesso non è apprezzato». Forza, dunque. Nel nuovo mondo forse le vecchie abitudini (per esempio: pensare che la menzogna e l'ignoranza sono vizi, non virtù) possono attecchire.

In contanti


 

Il dito Roggero