mercoledì 15 luglio 2026

Vamos Elena!

 


Conte-Avs, avanti contro i bellicisti alla Gentiloni 


di Elena Basile 

Sembra che un ex ambasciatore a capo di un reputato istituto di ricerca nostrano abbia dichiarato: “Un giorno gli storici potranno analizzare le cause del conflitto russo-ucraino, noi dobbiamo sospendere il giudizio e schierarci”. È una logica molto diffusa tra gli analisti che attingono, coscientemente o meno, all’eredità culturale di Carl Schmitt, politologo tedesco secondo il quale la dimensione costitutiva del potere è data dalla dialettica amico-nemico. La politica sarebbe quindi una decisione arbitraria in grado di scegliere i nemici interni ed esterni allo Stato. Si comprende quale involuzione autoritaria prefiguri una concezione simile e per sua natura opposta alle teorie di Hans Kelsen, inclini a una regolamentazione giuridica del potere.

Ho letto l’intervista rilasciata a La Stampa dall’ex premier Paolo Gentiloni, un politico che ha fatto la sua carriera all’ombra di Renzi e si è contraddistinto, rispetto al suo padrino, per la pacatezza delle posizioni, un moderato esemplare, il miglior interprete della componente maggioritaria democristiana del Pd. Le sue tesi belliciste proprio per questo fanno un certo effetto. Gentiloni critica la Meloni, rea di non partecipare alle coalizioni di “volenterosi” che su input macroniano si formano in Europa. Dovrebbero presidiare l’Ucraina o quello che ne resterà quando l’avanzata della Russia, oltre alla Crimea e ai quattro oblast, riuscirà a conquistare anche Odessa. Il sostegno finanziario e militare a Kiev, secondo Gentiloni, deve restare granitico dopo oltre quattro anni di guerra. Un milione di vittime ucraine non sembrano farlo esitare. Le cause del conflitto non esistono e comunque non sono rilevanti. Non importa se l’Ucraina, che aveva nella sua Costituzione la neutralità, fu trasformata in uno Stato vassallo di Washington, addestrata militarmente per trucidare le popolazioni russofone e trascinare Mosca in una guerra preventiva. Sappiamo che senza la malefica influenza occidentale il conflitto avrebbe potuto concludersi nel marzo del 2022. Ma questi sono dettagli per Gentiloni, che richiama all’ordine governo e opposizione: schierarsi con lo Stato profondo americano, con i neoconservatori contro Trump è essenziale per avere la benedizione dei Dem statunitensi: una fede che ha ormai rimpiazzato i valori costituzionali.

Le forze politiche sono scrutinate sulla base di un unico parametro: adesione al bellicismo della maggioranza Ursula. Che questa guerra sia contraria agli interessi economici, energetici e geopolitici dei popoli europei è un dubbio che non deve sfiorarci. Il popolo ucraino deve continuare a essere massacrato in quanto la mediazione che, data la situazione sul campo militare, implicherebbe la resa dell’Ucraina, non è accettabile: solo la continuazione di una guerra di attrito potrà indurre la Russia alla resa. Mi domando se Gentiloni abbia letto qualche saggio storico sulla Russia, paese che ha sempre mostrato resilienza e orgoglio straordinari e, pagando prezzi enormi, non ha mai voluto cedere, se attaccata da Napoleone o dai nazisti, anche quando non era una potenza atomica. Oggi possiede 6mila testate nucleari. Il finlandese Stubb e Gentiloni sperano ancora di far soffrire la Russia affinché la popolazione butti giù Putin. Così la pazienza strategica del più moderato e prevedibile leader russo, se la guerra continua, cederà il passo ai falchi e a una rappresaglia ben più brutale sull’Ucraina. Se questo accadrà in autunno, come Repubblica annuncia ogni giorno, Gentiloni e l’intera maggioranza Ursula avranno la spudoratezza di affermare: “Ve l’avevamo detto!”. Abbiamo fabbricato un nemico ad hoc, respinto tutte le proposte di mediazione, provocato e intimorito Mosca armandoci fino ai denti e affermando con candore che saremo pronti alla guerra nel 2030. La Russia non rimane inerte ad attendere l’attacco occidentale. Com’è possibile che un politico moderato, caratterialmente mite, giochi d’azzardo con una potenza nucleare senza valutare i rischi? Gentiloni si ostina a chiamare “difesa europea” le coalizioni di volenterosi a guida Regno Unito con una forte componente baltico-scandinava. La cooperazione militare con un Paese esterno all’Europa non può che essere il braccio europeo armato della Nato.

Bisogna dare atto a Giuseppe Conte di essere l’unico politico a parlare di genocidio del popolo palestinese e di mediazione diplomatica, e a dire No al riarmo europeo. Se il Movimento 5 Stelle e Avs saranno in grado di mantenere salde le loro linee rosse contro le scelte opportunistiche dettate dall’esigenza di entrare in alleanze più vaste, potranno accrescere il consenso nella società civile. Il mondo del dissenso (tenuto unito da Disarma e tanti movimenti che nascono come funghi) dovrebbe guardare alle forze politiche in Parlamento che proteggono i valori costituzionali, la pace e lo Stato sociale.

Dategli torto, inani!

 

Il sangue dei finti 


di Marco Travaglio 

I mitomani velleitari che si fanno chiamare Volenterosi si sono riuniti a Parigi per solennizzare l’anniversario della presa della Bastiglia con una solenne presa per il culo. Il capocomico Macron, con la consueta tintura color comò che esclude curiosamente i basettoni brizzolati, ha provato a drammatizzare la pochade stringendo la mascella nel grido di battaglia: “Siamo pronti a versare il sangue”. S’è scordato di precisare il sangue di chi, ma è ovvio che non è il suo (almeno fino al prossimo sganassone di Brigitte): è il nostro. Lui politicamente è un cadavere ambulante, è detestato dal 90% dei francesi e toglierà il disturbo alle Presidenziali di aprile: ha i mesi contati e pianifica un futuro che non ha. Come il dimissionario Starmer, che ha i giorni contati, ma era all’Hôtel des Invalides (il posto giusto) a pavoneggiarsi con Merz, l’altro genio che si appresta a consegnare all’Afd una Germania armata fino ai denti. Non poteva mancare Zelensky, imbucato fisso a tutte le feste, reduce dal rimpasto di governo per le sue “nuove strategie” (soprattutto una: sostituire l’ambasciatrice a Washington prima che gliela arrestino per corruzione). Infine, per il servizio catering, Ursula e Tajani. L’allegra combriccola ha promesso l’ennesima “svolta”, dopo quelle sulle truppe in Ucraina (mai viste) e sui cacciamine nel Golfo (mai visti). Stavolta la svolta è nientemeno che uno “scudo” per proteggere Ucraina ed Europa dai missili balistici russi, che qui non vedremo mai, ma che Kiev vede sempre troppo tardi perché ha finito i Patriot e i Samp/T, e gli Usa e l’Europa pure. L’ideona è produrne un botto in casa nostra, come se fossero infallibili (il Patriot intercetta il 6-8% dei nuovi missili balistici russi), non costassero un occhio (un Patriot prodotto in Usa 4,5 milioni, qui molto di più; una batteria di Samp/T 500-800 milioni) e non richiedessero tempi biblici, mentre a Kiev servono oggi, anzi ieri. Nessuno sa quanto durerà ancora la guerra, ma tutti sanno che finirà molto prima del fantomatico scudo di missili volenterosi.

Cosa resta dei tonitruanti proclami degli Invalides? La parata del 14 luglio con 500 soldatini volenterosi in aggiunta ai francesi; le prossime esercitazioni militari in zona Ucraina fuori dal quadro Nato (a chiacchiere); e i soliti 10mila soldati anglo-francesi da inviare sui 1500 km. di linea del fronte se e quando Mosca e Kiev sigleranno la tregua, ma soprattutto se e quando Putin accetterà di cessare il fuoco senza un trattato di pace e di tenersi sotto casa le truppe di due potenze nucleari Nato (cioè mai). Intanto, secondo il FT, nei primi sei mesi dell’anno i Paesi europei, volenterosi in testa, hanno stabilito il nuovo record di acquisti di Gnl russo per 6 miliardi. In attesa di versare sangue contro Putin, lo ingrassano.

martedì 14 luglio 2026

Come poteva?


 

Mi chiedo come potesse sperare che nel voto segreto, l’accozzaglia che l’ha venerata per quattro anni, votasse per le preferenze, che sarebbe democrazia, visto che la cara poltrona è idolatrata da quasi tutti, che della politica han fatto mestiere. Tranne quei pazzi che dopo due legislature se ne devono andare a casa… ma quelli sono pazzi scriteriati. Qualcuno ha più visto la Raggi? Alfonso Bonafede? Quello poi fu terribile perché combatté la corruzione! E ora che si fa? Normalmente si dovrebbe andare al Colle e salutare. In democrazia però…

L'Amaca

 

Il fantasma del terrorismo

di Michele Serra


Darei non so che cosa per partecipare al vertice americano «contro il terrorismo di sinistra», e invidio il sottosegretario leghista Molteni che verrà spedito a Washington in rappresentanza del governo italiano. Temo sia troppo tardi per chiedere di mandare me al suo posto, e sospetto che ci siano anche impedimenti protocollari.

Essendo il terrorismo di sinistra ai suoi minimi storici, ci si domanda a quali fantasmi il vertice dovrà appellarsi per consolidare l'idea paranoica che un governo paranoico, quello di Trump, ha del mondo. Non sarà facile rendere sostenibile il tema del convegno. Si suppone che verranno presentati dei dati, dei numeri, delle notizie di reato. Ma quali?

Si dirà che Pol Pot, come Elvis Presley, è ancora vivo? Che i brigatisti rossi — i pochi superstiti viaggiano sugli ottant'anni — stanno preparando, nei bistrot sulla Rive Gauche, un nuovo assalto al cuore dello Stato, o perlomeno ai bistrot sulla Rive Droite? Che i migranti dal Messico sono, presi uno per uno, altrettanti potenziali Pancho Villa? Che il castrismo ormai alla fame sta per attaccare gli Stati Uniti? Che gli americani ammazzati dai pretoriani dell'Ice stavano tramando contro la legalità, della quale si sono perse le notizie da quando Trump è al potere?

Il sottosegretario Molteni non lo sa (è troppo giovane e troppo leghista per saperlo) ma l'Italia, il terrorismo di sinistra, lo ha effettivamente combattuto, e battuto. Però quarant'anni fa. E insieme a quello di destra, che metteva le bombe sui treni e nelle stazioni, c'è chi dice con l'assistenza della Cia. E oggi? Oggi la parte del leone, quanto a terrorismo, la fanno gli Stati.

Un fiorino!

 



Elly, Elly!

 



Natangelo