Oggi fumento di storia, arte, gloria, cultura. Indispensabile.
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 11 febbraio 2018
sabato 10 febbraio 2018
Travaglio!
sabato 10/02/2018
Salvate il soldato Rosato
di Marco Travaglio
Lo dicevo che prima o poi, per Ettore Rosato, ci sarebbe voluta la scorta. Non per difenderlo dai terroristi, ma dai pidini. Più le elezioni si avvicinano, più il pericolo del fuoco, anzi del linciaggio amico, si fa probabile. Tutti ricordano come e perché nacque il Rosatellum: siccome i 5Stelle sono sempre primi nei sondaggi e il Pd e Forza Italia sono secondo e terzo, bisognava trovare il modo di far perdere i primi e far vincere i secondi e i terzi. Non esistendo al mondo, nemmeno nell’Africa nera, un sistema elettorale che arrivasse a tanto, i cervelloni renzusconiani si spaccavano la testa alla ricerca di un’ideona originale. Mettere fuorilegge il M5S? Troppo forte, poi la gente se ne accorge. Assegnare l’incarico per il nuovo governo in base all’ordine alfabetico, ignorando i voti? B. è perfetto, ma Renzi no perché la R viene dopo la Di di Di Maio. Andare in ordine di anzianità? Gli 81 anni di B. sommati ai 43 di Renzi fanno 124, esattamente il quadruplo dei 31 di Di Maio, ma c’è il rischio che la Consulta bocci tutto. A quel punto saltò su Rosato con un’idea meravigliosa per la testa, meglio di quella di Cesare Ragazzi: una legge che sottrae i voti ai 5Stelle e li moltiplica a Pd e FI, grazie a finte coalizioni valevoli fino al 4 marzo, ma solubili e biodegradabili la sera stessa. Il pregiudicato prende i voti con Salvini e Meloni e li porta a Renzi. Renzi, a sua volta, prende i voti con la Bonacci (un mostriciattolo nato dall’unione fra Bonino e Tabacci), la Lorenzin e tale Santagata, e li porta al pregiudicato.
Tanto gli italiani – pensavano lorsignori in perfetta sintonia con Di Battista – sono rincoglioniti e ci cascano. Anzi, siccome la legge è fatta apposta per creare ingovernabilità, sondaggisti e politologi lanceranno l’allarme ingovernabilità, come se non fosse un effetto studiato, ma un accidente causato dalle condizioni climatiche sfavorevoli. E si potrà ricattare la gente col solito “voto utile”, che però stavolta non deve andare al partito maggiore (chiamato M5S). Intanto si riabilita il pregiudicato ineleggibile e incandidabile come “argine” e “baluardo” contro il “populismo antieuropeo” (essendo il più grande populista antieuropeo dell’orbe terracqueo). Gli si fa scrivere sulla scheda “Forza Italia Berlusconi Presidente” (come “acqua asciutta”, “zucchero salato”, “vegetariano carnivoro”). Si tace sulle sue corruzioni, frodi fiscali, regali alla mafia, conflitti d’interessi e si spera che gli elettori si bevano pure questo. Il Pd, in un eccesso di generosità, candida nei collegi una ventina di ex berlusconiani travestiti da seguaci della Lorenzin, coi petali di peonia in testa.
Già, perché B. è in overbooking e non può farli eleggere tutti. Quel volpone di Renzi invece sì, al posto della sinistra Pd, rasa al suolo per buttar via un altro po’ di voti.
Poi purtroppo Frankenstein sfugge al controllo dei suoi creatori. I sondaggi danno il finto centrodestra sempre più vicino al 40%, soglia di autosufficienza, il finto centrosinistra sempre più prossimo al 25 e dunque il Renzusconi sempre più impossibile. Tant’è che B. inizia a domandarsi se non sia meglio andare al governo con gli alleati della campagna elettorale, che hanno i voti, anziché con Renzi che non li ha. È l’eterogenesi dei fini, tipica delle leggi elettorali incostituzionali che: studiate per fregare l’avversario, finiscono per fottere l’autore. Era accaduto nel 2006 col Porcellum: B. lo impose per far perdere Prodi, invece lo fece vincere grazie agl’italiani all’estero (col vecchio Mattarellum avrebbe rivinto B.). E riaccade ora col Rosatellum. È vero, al centrodestra potrebbe mancare una ventina di seggi. Ma, come nota Diego Pretini sul nostro sito, a riempire quel vuoto in nome della governabilità potrebbero essere proprio i 20 ex berlusconiani, cuffariani e lombardiani (nel senso di Raffaele) candidati da Renzi. Gente a cui basta un fischio, ma soprattutto una poltrona sfusa, per sentire il richiamo della foresta, scattare sull’attenti e votare qualunque governo pur di conservare il seggio, l’immunità e il vitalizio.
Ed eccoli, i potenziali “responsabili”, come lui chiama chi passa dal centrosinistra al centrodestra (da non confondere con i ladri di voti, traditori, voltagabbana e ribaltonisti che fanno il percorso inverso) Beatrice Lorenzin, Pierferdy Casini, Sergio Pizzolante (tre volte deputato Pdl), i ciellini Gabriele Toccafondi, Angelo Capelli e Paolo Alli (già braccio destro di Formigoni), Maurizio Bernardo (forzista dal ’94), Nico D’Ascola (socio di Ghedini), Guido Viceconte (ex eurodeputato FI e sottosegretario in due governi B.), Gioacchino Alfano (tre volte parlamentare Pdl), Federica Chiavaroli (ex Pdl), Giuseppe De Mita (ex Udc), Giacomo Mancini jr. (primo dei non eletti FdI in Regione Calabria); Paolo Ruggirello (già luogotenente del governatore siciliano Lombardo), Nicola D’Agostino (ex capogruppo regionale del partito di Lombardo), Valeria Sudano (ex deputata regionale col forzista Saverio Romano), Salvo Lo Giudice (già eletto con la lista Musumeci), Giuseppe Sodano (figlio dell’ex sindaco di Agrigento e senatore di destra), Leopoldo Piampiano (ex Pdl), Luca Sammartino (ex Udc), Franco Manniello (ex Udc), Francesco Spina (ex FI e Udc), Benedetto Della Vedova (ex FI), Valentina Castaldini (ex Ncd), Cosimo Ferri (ex pm, sottosegretario con Letta in quota FI e lì rimasto con Renzi e Gentiloni fino alla candidatura nel Pd).
Molti nel 2011 votarono festosi la leggendaria mozione “Ruby nipote di Mubarak”. Quindi hanno uno stomaco abbastanza forte per digerire di tutto. Anche un governo B.-Salvini. Nel caso, ragazzi, ricordatevi dell’amico Rosato e dei pericoli che corre. E fatelo ministro, ad honorem.
venerdì 9 febbraio 2018
Leggete e mortificatevi!
venerdì 09/02/2018
Siamo rincoglioniti?
di Marco Travaglio
È una vergogna che Alessandro Di Battista, non contento di non ricandidarsi al Parlamento per imbarazzare chi ci fa la muffa dagli anni 50, osi pure insultare il valoroso popolo italiano definendolo “strano e rincoglionito”. Come se, per dire, noi italiani fossimo male informati e di memoria corta. O addirittura portati ad affidare la soluzione dei nostri problemi a chi li ha creati. Questi sono luoghi comuni qualunquisti da bar sport che nessun politico, nemmeno di opposizione, deve permettersi di rilanciare nei comizi. Se no poi la gente ci pensa su e magari li prende sul serio. Se 5 milioni di italiani, secondo i sondaggi che lo danno sopra il 15%, non vedono l’ora di rivotare B., mica vorremo insinuare che siano delinquenti o rintronati almeno quanto lui. Sono persone serie e lucide, invece, che vedono in lui l’ultimo epigono della destra storica dei Cavour, Ricasoli, Quintino Sella, Sonnino, Giolitti, Einaudi e De Gasperi. Qualcuno insinua che non sanno o non ricordano, sennò non voterebbero mai per lui, visto che in qualunque Paese basterebbe uno solo dei suoi mille misfatti per catapultarlo fuori dalla vita politica e dal consorzio civile, ma soprattutto in galera. Ma il segreto è proprio quello: l’accumulo. I delitti sono come i debiti: se ne fai pochi e lievi, sei rovinato; se ne fai tanti e gravi, sei uno statista.
Infatti ora le prime pagine dei giornali sono tutte dedicate alle pagliuzze rinvenute col microscopio negli occhi dei suoi avversari (quelli veri, M5S, LeU e persino i suoi rivali nel centrodestra), anziché alle travi che troneggiano stabilmente da decenni negli occhietti del Caimano. Decine di sentenze, tutte disponibili sul web, ci dicono quanto segue (in estrema sintesi, si capisce, perché la biografia criminale integrale del personaggio occuperebbe un paio di Treccani). Nel 1973 B. comprò la sua prima villa, quella di Arcore, raggirando Annamaria Casati Stampa, una povera orfana per giunta assistita da Cesare Previti, pagandole una cifra ridicola, per giunta in azioni di una immobiliare non quotata che non valeva una cicca. Nel 1974 strinse un patto con Cosa Nostra tramite Marcello Dell’Utri e ingaggiò un mafioso doc, Vittorio Mangano, per travestirlo da stalliere e portarselo in casa come guardaspalle e tenerlo lì anche dopo che i carabinieri vennero due volte ad arrestarlo. Nel 1978 si iscrisse a una loggia massonica segreta deviata, la P2, poi sciolta dal Parlamento. Negli anni 80 accumulò un monopolio fuorilegge nella tv commerciale, facendosi poi legalizzare l’illegalità da due decreti Craxi, appena i pretori tentarono di fargli rispettare le regole.
Intanto mise in piedi un intero comparto riservato della Fininvest all’estero, accumulando centinaia di miliardi di lire di fondi neri esentasse su 64 società nei paradisi fiscali, con la consulenza dell’avvocato inglese David Mills. Con quei fondi teneva a libro paga svariati politici (al solo Craxi e solo nel 1991 girò 23 miliardi di lire in Svizzera) e diversi giudici romani che gli garantivano impunità e sentenze à la carte. Nel 1991 scippò a De Benedetti la Mondadori, il primo gruppo editoriale che controllava Repubblica, Espresso, Epoca, Panorama e vari giornali locali, grazie a una sentenza comprata dagli appositi Previti&C.. Nei primi anni 90 la Guardia di Finanza stava per scoprire i suoi reati fiscal-contabili e i suoi manager – ispirati chissà da chi – pagarono quattro mazzette a ufficiali e sottufficiali perché chiudessero un occhio. Poi andò al governo e, siccome stavano per arrestargli il fratello e vari manager per le mazzette alle Fiamme Gialle, varò il decreto Biondi per vietare le manette per corruzione. Siccome poi Mills doveva testimoniare ai processi All Iberian e Gdf, nel 1999 gli ammollò 600 mila dollari in nero perché mentisse ai giudici e – come scrisse lo stesso legale al suo commercialista – lo salvasse “da un mare di guai”.
Dal 2001 al 2006 tornò al governo per farsi solo i cazzi suoi, con una raffica di leggi anti-giudici e pro Mediaset. Ma qualche processo sopravvisse e allora lui, perse le elezioni del 2006, cominciò a comprare senatori (il dipietrista De Gregorio venne via per 3 milioni, di cui 2 in nero cash) per far cadere il secondo governo Prodi, tornare al governo e liquidare le ultime pendenze. Nel 2008 andò al governo per la terza volta e ricominciò. Poi saltò fuori il fiorente import-escort nelle sue varie ville e lui finì nei guai perché almeno una delle bungabunga-girl, Ruby, era minorenne, e lui aveva chiamato in Questura per farla rilasciare dopo un fermo per furto, spacciandola per la nipote di Mubarak. Condannato in tribunale, trovò in appello e in Cassazione giudici abbastanza spiritosi per assolverlo, complice anche la legge Severino che aveva cambiato la concussione. Intanto era così sicuro di essere innocente che iniziò a pagare una trentina di ragazze, temendo che dicessero la verità (di qui i nuovi processi per corruzione giudiziaria). Purtroppo gli andò male con la frode fiscale sui diritti Mediaset (7,2 milioni di euro, a fronte della mega-evasione di 368 milioni di dollari prescritta dalla sua Cirielli). Così, dopo 8 prescrizioni e 5 assoluzioni perché s’era abolito i reati, nel 2013 arrivò la prima condanna definitiva.
Pregiudicato, espulso dal Senato e affidato ai servizi sociali nell’ospizio di Cesano Boscone, col braccio destro Dell’Utri in galera per mafia al posto suo e il braccio sinistro Previti condannato per corruzione giudiziaria e radiato dai pubblici uffici al posto suo, pensava di essere finito. Ma aveva sottovalutato gli odiati “comunisti”, sempre pronti a resuscitarlo. E anche la generosità di centinaia di giornalisti e milioni di italiani, che non sono affatto rincoglioniti. Anzi: sono come lui, o almeno vorrebbero tanto.
Lettera
Ti starai chiedendo che ci fai alle sei del mattino su un autobus. Forse perché la mamma lavora e si deve alzare presto, o forse no. Rotei gli occhi per cercare di capire il mondo intorno a te, senza piangere, senza muoverti, quasi che un dubbio si stia incuneandosi nel tuo regno popolato, spero proprio, di sogni, di carezze, di fate. Beh piccola mia, devo essere sincero, anche se mi scoccia tremendamente: quaggiù non siamo tutti uguali, pur possedendo le stesse percentuali di ossigeno, di carbonio, d’idrogeno, l’identica struttura cellulare, cromosomica. Da tanti, troppi secoli il colore della pelle è lo spartiacque tra civiltà e barbarie. Come dici? No, non c’è nessuna pace qui, fratellanza è un parolone usato principalmente nei talk show e negli ambienti dorati di signori vestiti di paonazzo dediti ad affarismo condito di latrati alla avepatergloria. Devo anche dirti, e mi duole tanto credimi, che nel paese dove il fato, la fortuna baldracca, ops scusa la trivialità, ti hanno catapultato regna sovrano con larga maggioranza, il concetto razzista che, a breve, te ne dovrai andare via e di corsa perché, dicono gli stolti, l’Italia deve essere degli italiani. Si, si lo so! Siamo ancora ancorati ai confini, alle diatribe razziali, agli idioti che bevevano l’acqua di un fiume da un’ampolla arringando verdi folle al grido secessionista, mentre pochi loro eletti ed un Trota, arraffavano il malloppo; ad un Delinquente Naturale (cit. Sentenza Corte di Cassazione nr 35279/13 del 01/08/2013) ritornato in auge grazie ad un babbeo toscano senza arte né parte, che sta cavalcando l’idea di espellervi in quanto concetto ammaliante molti disonesti e rincoglioniti, si rincoglioniti! rincoglioniti!, che tra non molto lo riporteranno al potere per curare i propri smisurati interessi. Facciamo pure finta, pensa piccola come siamo ridotti, che non vi sia attorno agli arrivi di tanti disperati, un gigantesco affare arricchente orchi senza dignità, che hanno trasformato cantine, appartamenti, mansarde, garage in indegni luoghi adibiti all'accoglienza, schiavismo sarebbe miglior termine, da cui ricavano 34 euro al giorno per ognuno di coloro che, scappando dalle proprie terre, dai propri affetti, per disperazione e per guerre, è in cerca di dignità, alto valore, diritto di tutti e per tutti; si mi spiace dirtelo: combattiamo ancora tra di noi, a volte senza motivo apparente, consumando, e questo è l’importante, armi e munizioni che anche noi qui su questo suolo, confezioniamo allegramente ottenendo lauti profitti, perché basta cambiare il termine guerra in missione di pace e si diventa eroi. Scusa se forse ti ho spaventata ma al momento questa è più o meno quello che ti aspetta. Non eravamo così, credimi! Eravamo accoglienti, simpatici, calorosi, attenti. Ci siamo fatti purtroppo rovinare da una casta inamovibile, potente, immota, dedita esclusivamente all’affarismo, alla ricerca dannata di visibilità. La speranza comunque non si è ancora spenta del tutto, pur se rigurgiti fascisti, un giorno capirai il significato di questa parola orrenda che molti idioti tentano di riabilitare con pacchi di pasta e regali ai bimbi, stanno emergendo ovunque. Ma non passeranno.
Ti saluto piccola, mi ha fatto tanto piacere conoscerti. Ti auguro buona vita, costellata da fiabe che spero si tramutino per te nel reale, certo che nessun untore, nessun pagliaccio prevarrà sul concetto nobile, razionale e dignitoso, di Umanità.
giovedì 8 febbraio 2018
Aria fritta
Navigando tra strutto e adipe m’imbatto in questo blog di Costanza Mirano che redarguisce un sacerdote di Torino reo di aver organizzato incontri per fidanzati gay. Di primo acchito mi verrebbe da prorompere in un inusitato - ma fatti i cazzi tuoi!-
Rasserenandomi un tantino resto però basito al pensiero di quanta gente rancorosa ci sia ancora in giro, intenta a misurare gli altri, a raffrontarsi con loro dall’alto, così credono, della loro fede, in realtà setta. Un passo, rivolto al sacerdote, mi ha quasi costretto ad imbavagliarmi per non svegliare i vicini
“Adesso si mette a fare anche dei corsi per invitare queste persone alla fedeltà di coppia omosessuale. Cioè lei invita ad essere fedeli al peccato”
Sono esterrefatto per come ci siano ancora in giro credenze e filosofie rionali di tale portata, generanti un criticismo di per sé già allontanante da verità e comunità in cammino. I salvati, per chi crede, non sono certamente coloro che già si credono al riparo, filosofando e spargendo aria fritta.
Vomitevole bastardo
giovedì 08/02/2018
LA POLEMICA
L’uomo bianco che poteva salvare Pamela l’ha sfruttata
IL VERO MOSTRO - UN CITTADINO COME TANTI, NON UN IMMIGRATO, TROVA LA RAGAZZINA IN CERCA DI DROGA: INVECE DI AIUTARLA LA PAGA PER FARE SESSO
di Selvaggia Lucarelli
C’è una figura, nella brutta storia della morte di Pamela morta a 18 anni per ragioni poco chiare e “vendicata” dal fascistoide Luca Traini a colpi di pistola contro i “negri cattivi”, su cui tutti si sono soffermati poco. La figura di un uomo bianco di mezza età, un meccanico, un maceratese come tanti, nessun tatuaggio nazista sulla fronte, nessun precedente inquietante. Uno con un’utilitaria bianca e abitudini banali. Uno a cui nessuno ha sparato, che nessuno ha insultato su Facebook, perché sono i negri quelli cattivi.
Sui giornali, ieri, veniva descritto come un uomo con un peso sul cuore, uno che non si dà pace. Perché lui, il bianco buono, la sera in cui Pamela è scappata dalla comunità per tornare a bucarsi dopo tre mesi, è l’ultimo bianco buono ad averla vista viva. E anche l’ultimo che avrebbe potuto darle una mano, solo che l’ha scaricata alla stazione e dopo un po’ Pamela era a pezzi in una valigia. Non si dà pace, il pover’uomo. “È tutto così atroce”, dice. Il procuratore capo di Macerata aveva pure provato a coprirlo, a raccontare una storia diversa, perché non sia mai che l’uomo bianco non ne esca come la parte buona della vicenda.
Forse però è il caso di riavvolgere il nastro. Di pensare un attimo al cuore buono di questo concittadino che il 29 gennaio era sulla strada per Corridonia per andare a trovare la sorella. Mentre è in auto intravede sul ciglio della strada la sagoma di Pamela. La ragazzina cammina da sola trascinandosi il trolley con le sue poche cose portate via di fretta dalla comunità. Lui accosta e la carica sulla sua utilitaria. Se un uomo buono bianco vede una ragazzina per strada in difficoltà, le dà una mano. La ragazzina ha 18 anni. È bella e anche fragile, scopre lui. È in fuga da chi voleva salvarla dalla droga e ha un desiderio disperato di tornare a bucarsi. Per fortuna non ha i soldi per farlo. Per fortuna è sulla macchina dell’uomo bianco che può riconsegnarla alla madre o alla comunità o farle una lavata di testa o dirle che la droga fa male, quelle cose che un uomo di mezza età prova a dire a una ragazzina che si sta autodistruggendo. E invece qui la storia fa una bella virata e diventa altro.
Quello che i giornali non dicono a caratteri cubitali e non lo dicono nel momento storico in cui un tentativo di bacio diventa abuso fisico e psicologico oltre che una buona ragione per gogne pubbliche e licenziamenti.
Diventa una storia in cui l’uomo buono bianco decide che se la ragazzina fragile vuole i 50 euro per una dose da spararsi in vena, deve fare una cosa semplice: farsi scopare. Inutile edulcorare. Lo ripeto perché voglio che entri bene in testa a chi legge: farsi scopare. Tanto è debole, è disperata, è abbrutita dalla voglia di drogarsi. La ragazzina accetta. Se a 18 anni non hai paura di un ago che si conficca nelle vene, figuriamoci di un estraneo che ti entra dentro. Così lui la porta in un garage dove c’è un materasso squallido su cui poterla usare per quella mezz’ora di sesso al misero prezzo di una dose. Un affare, tutto sommato, per una diciottenne così bella.
Finito tutto, la ricarica in macchina, il gentiluomo bianco, e la porta dove lei voleva. In stazione, dai pusher di fiducia. Quelli negri, quelli cattivi. Mica come lui che non vende droga, ma al massimo, in cambio di sesso, ti dà i soldi per comprartela. La fine di Pamela (sebbene le cause della morte non siano ancora accertate) e quello che la sua fine si è portata dietro, tra sparatorie folli e dibattiti deliranti, è noto. “Credete forse che non pensi a Pamela? Non bestemmiate, per favore”, dice ora l’uomo bianco inseguito dai cronisti. Già. Come se il problema, qui, fosse solo il tragico epilogo.
Fai bene a non trovare pace, uomo bianco. Perché non hai avuto pietà e umanità. Perché ti sei approfittato della miseria, dell’abisso, della giovinezza. E mentre nell’epoca dei processi sommari agli uomini sul patibolo ci finiscono i nomi noti che piacciono ai giornali, quelli che “è abuso psicologico perché lui è il regista e lei l’aspirante attrice”, tu rischi pure di sfangarla. Invece no, non devi passarla liscia. Potevi fare molte cose quel pomeriggio e hai fatto la più schifosa. Hai abusato di una ragazzina drogata marcia, l’hai consegnata a chi le vendeva morte e ora piagnucoli perché tu ci pensi a lei, poverina, come facciamo a insinuare il contrario? Sì, io insinuo il contrario. Potevi pensarci quel pomeriggio, a Pamela. Potevi darle un passaggio e illuderla, per una manciata di minuti, che la vita, anche quando l’effetto dell’eroina svanisce, fosse il sorriso gentile di uno sconosciuto. Sarebbe morta lo stesso, forse, ma senza l’odore della miseria umana, del maschio rapace appiccicato addosso.
Scoop!
Avrete certamente saputo che il nostro Presidente del Consiglio Gentiloni che, per prestigio da esporre in questa campagna elettorale, ha ricevuto un rifiuto da parte di Angela Merkel per un colloquio che si sarebbe dovuto svolgere ieri. La ragione è che Angela è indaffarata come non mai ad organizzare il nuovo governo tedesco.
Resta il fatto che il valore del nostro paese è a livello di zerbino; controprova? Se lo avesse chiesto Macron l'incontro, pensate che Angela non avrebbe trovato il tempo da dedicargli?
Ma i nostri potenti mezzi sono in grado di donarvi la trascrizione del colloquio tra Gentiloni (G) e Angela Merkel (M)!
M: Pronten? Chi scocciare a quest'ora?
G: Pronto? Buonasera Angela, sono Paolo!
M: Paolo? Ah ciao Paolo! Come stai? Afere fatto delle ottime tagliatelle la scorsa estate!
G: Ehm... no Angela! Non sono un cuoco! Sono Paolo Gentiloni, il presidente del Consiglio italiano... ehm....
M: Ah ah ah ah! Scusa Paolo! Ti afere scambiato con il mio amico cuoco! Come stai? Tutto bene?
G: Si grazie! Diciamo di si! Ti disturbo per chiederti se hai un quarto d'ora da dedicarmi! Verrei a Berlino di corsa per incontrarti. Sai Matteo mi chiede di dare visibilità al nostro partito, che come saprai non è messo troppo bene nei sondaggi...
M: Paolo io essere troppo impegnata ora. Defo fare governo con Schulz, che è un romp... hai capito fero? Come il tuo Matteo chiama Trafaglio quel giornalista ficcanaso..
G: Si, si ho capito Angela! Comunque non t'impegnerei più di una ventina di minuti. Si chiacchiera al solito del più e del meno, due foto e poi ritorno a casa di corsa!
M: Paolo, cerca di comprendere! Non è che non foglia, ma gli impegni sono troppi: oltre al governo defo sistemare le mie piante dell'ufficio di Presidenza che soffrono da fari mesi. E poi mio marito mi ha ordinato di rimettere a posto le mie giacche colorate! Ne ho più di 350 e dofere togliere quelle che ho messo nel frigo perché non c'è più spazio!
G: Capisco Angela. Sono disposto anche a venire di notte e aspettarti nell'anticamera dell'ufficio. Ti ripeto: è solo propaganda, so bene che non abbiamo niente da dirci e che siamo equiparati agli uscieri del tuo palazzo. Ma la gente deve credere che abbiamo valenza internazionale.
M: Ah ah ah! Falenza internazionale? Ma come fanno italianen a crederfi ancora? Da quando afete mandato in giro quel pupazzo di Angelino Alfano tutti gli altri paesi, compreso quelli di San Marino, non hanno fatto altro che sbellicarsi dalle risa! Ah ah ah!
G: Ehm... davvero? Si riconosco che Angelino non sia il massimo. Ma si impegnava molto. Noi lo mandavamo in giro sedato e con vari luminari al seguito.
M: Paolo, ascolta: appena ho qualche minuto libero ti chiamo così ci vediamo. D'accordo?
G: Va bene Angela! Aspetto un tuo invito.
M: D'accordo Paolo. Un'altra cosa: ma allora è fero che quel nanetto è in fantaggio nei sondaggi?
G: Sembrerebbe di si...
M: Cazzen! Fortuna che non può essere ricandidaten! Hanno il terrore tutti a Bruxelles di ritrovarselo tra le scatolen!
G: Anch'io Angela! Pensa che sta promettendo cose irrealizzabili ma sembra che gli italiani gli ricredano per l'ennesima volta!
M: Siete un popolo di spaghetten e mandolinen! Ma siete simpatici! Dimmi Paolo: ma essere fero che fi unireten al nanetto dopo le elezioni?
G: Ehm... Angela... purtroppo queste cose le decide Matteo e sembrerebbe di si! Ehm... io ho leggermente protestato e per punizione ho dovuto scrivere dei discorsi alla Madia...
M: La copiona?
G: Si, lei! La chiamiamo Control C Madia!
M: Ah ah ah! E la nuofa tedesca bolzanese Maria Elena?
G: Lascia stare quel tasto Angela! Pensa che è tanto arrogante che una volta mi ha fatto persino arrabbiare arrivando a dire "Poffarbacco!" Una parola che non avevo mai pronunciato prima!
M: Stare su palle pure a me quella lì! Ora Paolo ti saluto che defo andare a dar da mangiare ai piranha del mio acquarien. Ci sentiamo presto! Ciao Paolo!
G Ciao Angela! E grazie di tutto! Sono sempre a disposizione! Riverisco!
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