martedì 23 dicembre 2025

Preso!


 

Lo so già!

 

 È già un vantaggio sapere dove finirò: terzo cerchio, immerso nella fanghiglia, girone dei golosi. Ma avrò tempo per spiegare, non per sfangarla, ma per far comprendere che è stato impossibile resistere a Babbi, ai suoi capolavori che evaporano in bocca tra la Ola delle papille. Sì lo so, avrei dovuto aprirlo nelle feste! Ma non mi è stato possibile. Unico rammarico: erano pochi. Jingle Bells!



Ha stato Putin!

 

La drone de guerre
DI MARCO TRAVAGLIO
Mannaggia: era tutto così perfetto che sembrava vero. A noi italiani i (presunti) attacchi ibridi della Russia che invade l’Europa un millimetro quadrato al giorno a suon di droni, curiosamente mai identificati né abbattuti, quasi fossero roba nostra, facevano una pippa. Perché il Drone Zero, il padre di tutti i droni, Putin l’aveva mandato proprio sull’Italia. L’aveva avvistato in primavera sul lago Maggiore il poderoso sistema di sicurezza dell’Jrc, il Centro comune di ricerca della Commissione Ue a Ispra (Varese), che è più sveglio di Ursula e della Kallas. E mica una volta sola: 9 volte fra il 20 marzo e il 14 aprile e 13 volte fra il 16 aprile e il 27 maggio. Che ci faceva lì? Ma è ovvio, dissero tg, giornaloni e giornalini in stereo: spiava con sguardo lubrico sia i laboratori Ue sia la Divisione elicotteri di Leonardo, orgoglio e vanto dell’industria militare, che ha sede lì vicino a Vergiate (Varese). Gli occhi di lince del Corriere avevano visto non solo il velivolo, ma pure la targa: “Il drone, secondo gli esperti, sarebbe di fabbricazione russa. Una presenza che preoccupa, e tanto, visto che droni di questo genere possono essere equipaggiati con telecamere e strumentazioni digitali capaci di riprendere un obiettivo nei minimi dettagli, anche di notte, e di eseguire mappature tridimensionali”. Rep e il Giorno notarono “l’ombra della guerra ibrida”, Rep smascherò le “attività di intelligence e in particolare a Mosca”, il Messaggero dopo acute perlustrazioni svelò la “sospetta presenza di filorussi nel Varesotto”. Roba grossa. Infatti la Procura di Milano aprì tosto un’indagine per “spionaggio politico o militare”, “associazione a delinquere con finalità di terrorismo o eversione” e “attentato alla sicurezza dei trasporti”. E Calenda preallertò il tatuatore.
Poi, ieri, la ferale notizia: i pm han chiesto l’archiviazione perché il drone russo non era russo e non era neanche un drone. Un Ufo? Un pipistrello? Un tafano? Magari. Nei cieli di Ispra e Vergiate non volava nulla. Ma i sagaci ricercatori Ue, grazie a un sistema di sicurezza tedesco con software lettone, hanno scambiato per effetti di un drone (ovviamente russo) le interferenze causate da un aggeggio che una famigliola in un villino lì vicino aveva comprato su Amazon per amplificare il segnale Gsm, visto che i cellulari prendevano male. Intanto, in attesa di nuovi avvistamenti di droni russi causati da Minipimer impazziti, aspirapolvere Folletto inceppate, lavatrici in tilt, ma soprattutto abusi di bellicismo e altre sostanze stupefacenti, i nostri amici di Kiev continuano a rivendicare attentati terroristici a petroliere nel Mediterraneo, assassini di generali russi e dissidenti ucraini, sempre in attesa di farci saltare un altro gasdotto. Ma quelli sono attacchi veri, ergo chi se ne frega.

Ah beh!

 



L'Amaca

 

Un reato per comitive
di Michele Serra
Che caso è, il caso Epstein? Più si leggono le cronache relative, più si rischia di perdere cognizione dell’accaduto. L’unica certezza è che un numero notevole di donne, anche minorenni, sostiene di essere stato abusato, lungo gli anni, da uomini in media ricchi e potenti: come spesso accade in luoghi e ambienti dove il denaro non teme limiti e non riconosce regole.
Su quella base, che ha un’evidente rilevanza etica e giudiziaria, si è poi accumulata come una smisurata muffa una montagna di illazioni, voci, gossip, sospetti, ricatti politici incrociati il cui risultato è una confusione totale e indistricabile: come si dice a Roma, la si è buttata in caciara.
E così da un lato colpe e reati, violenza e dolore, quasi scompaiono dentro quel blob infetto; dall’altro lato (come è capitato a un ignaro opinionista del New York Times) essere stati fotografati a una cena con sessanta persone, una delle quali era Epstein, vale l’inclusione nei cosiddetti Epstein Files.
Che tu sia un violatore di minorenni o uno che ha incontrato Epstein da amici comuni o uno che lo frequentava, sì, ma non per approfittare dei suoi servigi sessuali, cambia moltissimo, ovviamente. Ma quali e quante di queste differenze risultano nitide, comprensibili, quando leggi un lunghissimo elenco di nomi tutti intruppati, tutti ficcati nello stesso sacco?
E se è vero che leggere un articolo per intero è diventato un sacrificio mostruoso per i neuroni dei contemporanei, quanti si fermeranno al titolo, dunque del caso Epstein terranno a mente solamente un elenco di nomi? E i veri colpevoli, quanto saranno sollevati dalla trasformazione di un reato individuale in una specie di reato per comitive? E le vere vittime, quanto abbandonate a se stesse?

Calendario dell'Avvento

 



lunedì 22 dicembre 2025

Autorizzato

 

Per fortuna il suo sguardo da maxi ebete non lo colpevolizza oltremodo. Tutti gli “scemi dei bar” infatti sono autorizzati a sproloquiare in questa becera modalità!