mercoledì 21 gennaio 2026

Robecchi

 


Metal detector. A scuola bisogna stare attenti ai coltelli. Però anche ai soffitti

di Alessandro Robecchi 

Dunque, il peggior ministro dell’Istruzione dai tempi della battaglia di Teotoburgo (9 d. C.), apre all’introduzione di metal detector nelle scuole, che è un piccolo ma significativo passo per avvicinarsi a quella grande democrazia che sono gli Stati Uniti d’America. Potremmo coglierne al volo tutte le implicazioni ideologiche e securitarie, l’ansia di repressione, l’aplomb virile e mascelluto, e i probabili corposi investimenti. Per il momento, mi limiterei alle ricadute pratiche, la prima ora di lezione che comincia verso le undici e mezzo e le circolari dei presidi: “Presentatevi a scuola tre ore prima del decollo”. Discussioni infinite: “Lei non entra!”. “Ma maresciallo, è un compasso!”.

Naturalmente Valditara la leviga un po’, e dice solo in certe scuole, solo in certe zone, che è – se possibile – peggio ancora. Perché nel mulino che vorrei – che a pensarci bene è scritto nella Costituzione – la scuola dovrebbe fornire a tutti la stessa qualità, mentre oggi ci ritroviamo con scuole pubbliche di serie A1 Plus (esce la classifica ogni anno) e scuole pubbliche di serie inferiori, e presto avremo anche quelle col metal detector, i cavalli di Frisia e il posto di polizia con la squadra Swat pronta a intervenire.

Quando si dice combattere le diseguaglianze.

Una volta installati i metal detector nelle scuole, i ragazzini potranno accoltellarsi, fuori, nel parcheggio, e infatti Salvini chiede altri tremila militari per l’operazione “strade sicure”, forse proprio per metterli nel parcheggio, non so. Del resto, Valditara non si astiene dalla raffinata analisi: la scuola deve “ripristinare il rispetto verso l’autorità, un altro dei valori che sono stati devastati negli ultimi 50 anni”. Cioè prima che arrivasse lui, che d’altronde aveva esordito sul suo scranno chiarendo le sue linee pedagogiche: “L’umiliazione è un fattore fondamentale di crescita”. Si scusò maldestramente, voleva dire “umiltà”, non “umiliazione”. Non male per un ministro dell’Istruzione e del Merito. Divertente.

Ci conforta il fatto che il metal detector avrebbe a breve tutti i problemi che ha la scuola italiana, e che in poche settimane sarebbe fuori uso. Deve venire il tecnico. I caloriferi sono spenti. La caldaia non va. Il cancello è rotto, l’aula di Scienze si allaga quando piove, i computer sono del 1928, che poi è più o meno l’età del corpo docente, peraltro retribuito con due cipolle e un pomodoro.

Tra il settembre del 2024 e il settembre del 2025, i crolli nelle scuole italiane sono stati 71, record nazionale, battuti anche i 69 crolli dell’anno precedente. Il 60 per cento delle scuole italiane non ha certificazione di agibilità o prevenzione incendi, metà degli edifici ha più di sessant’anni. Controsoffitti, solai, tetti e pezzi di intonaco in caduta libera sono le tipologie di disastri più frequenti, ma per i più fortunati c’è ancora tanto amianto. Quando in famiglia si chiede al figlio “Tutto bene a scuola?”, ormai non si parla solo di voti e interrogazioni, ma di antinfortunistica.

Insomma, diciamola tutta: occuparsi della sicurezza nelle scuole non è una cosa tanto campata per aria. E anche fuori dalle scuole, direi, visto che all’Inail salgono vertiginosamente le denunce di infortuni sul lavoro che colpiscono studenti impegnati nei “percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”. Traduco: in cantiere o in fabbrica. Intanto, parlare di metal detector, fa molto law and order, e indica le priorità ai tempi di Giorgia: meglio reprimere che ristrutturare.

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