Da sempre si credono i migliori: sempre silenti, smanettoni con le loro linde banche accoglienti, anche di nero malavitoso che tanto gli aggrada; settari e, per certe forme, persino razzisti. Sbiancano se vedono un mozzicone sul marciapiede. La loro neutralità non è del tipo “ci facciamo i cazzi nostri per campare cent’anni!”.
No: non vogliono beghe, clamori, scocciature.
Ma la liberazione di questo bifolco, con cauzione di duecentomila euro — per lui una decina di serate a vendere a minorenni bottiglie di spuma a trecento euro — li riporta nello smerdatoio globale, assieme ad altri balordi che è inutile elencare.
E quell’interrogatorio di garanzia svolto alla presenza della moglie — dicono sia norma giuridica, stridente però con il concetto investigativo che vorrebbe le dichiarazioni in solitaria, per il confronto e la ricerca di contraddizioni — ribadisce la loro pochezza culturale, anche se ospitano la sede della Croce Rossa, ma anche quella della Nestlé.
I due coniugi lucrosi, supportati dal solito avvocatone ben remunerato, stanno cercando di scaricare le colpe sul personale — compresi i morti — e sul fato.
E in quel paese sanno bene come lavarsene le mani…

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