Oxfam: una dozzina di potenti
più ricca di metà del mondo
DI ROSARIA AMATO
Nel 2025 i miliardari nel mondo sono diventati più di 3.000, con una ricchezza netta aggregata di 18.300 miliardi di dollari, «una concentrazione mai registrata nella storia», e che
equivale a circa 8 volte il Pil italiano.
La ricchezza posseduta dai primi 12 miliardari (2.635 miliardi di dollari) supera le risorse economiche detenute dalla metà più povera dell'umanità, 4,1 miliardi di persone.
Il rapporto che Oxfam presenta come ogni anno in apertura del World Economic Forum di Davos stavolta s'intitola "Nel baratro della disuguaglianza".
Dai dati non emerge solo la distanza sempre maggiore tra chi ha troppo e chi ha troppo poco: la concentrazione di ricchezza estrema diventa anche una via privilegiata di accesso al potere politico.
«I più ricchi lo esercitano efficacemente, assicurandosi condizionamento indiretto o controllo visibilissimo del potere pubblico — spiega l'autore, Mikhail Maslennikov, policy advisor di Oxfam — che da molto tempo trascura le fasce sociali più deboli, che hanno minore voce e esprimono una debole rappresentanza politica».
I poveri vengono spinti ai margini: i diritti minimi di chi ha la sfortuna di nascere nel Paese o nella famiglia sbagliata sono affidati a strumenti legali sempre più spuntati, risorse pubbliche sempre più risicate, erose da debiti esteri di dimensioni gigantesche, in un contesto in cui anche gli aiuti globali diminuiscono.
Al calo del 9% registrato nel 2024 ne è seguito uno del 17% nel 2025: i tagli drastici dei finanziamenti operati dai Paesi ricchi, calcola Oxfam, potrebbero causare oltre 14 milioni di morti in più entro il 2030, dato che include 4,5 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni.
Inutile ribadire che l'obiettivo di eradicare la povertà estrema dell'Agenda 2030 dell'Onu non è più raggiungibile, non nei tempi stabiliti, sicuramente. E neanche dopo, se non si riporta l'equità e lo sviluppo al centro delle politiche globali.
«Alla crescita della concentrazione della ricchezza fa da contraltare un tasso di riduzione della povertà globale invariato negli ultimi sei anni», spiega Maslennikov, precisando però che «la povertà estrema è di nuovo in aumento in Africa».
Per far capire quanto crescono le fortune dei già immensamente ricchi Oxfam utilizza ogni anno nuovi paradossi. Quest'anno spiega che «se l'incremento di ricchezza dei miliardari globali registrato nel 2025 venisse "virtualmente" distribuito tra tutti i cittadini del pianeta (nella misura di 250 dollari a persona) i miliardari sarebbero comunque di oltre 500 miliardi di dollari più ricchi rispetto al 2024».
Ma fa ancora più impressione leggere che la ricchezza totale detenuta dagli oltre 3.000 miliardari globali vale 26 volte l'ammontare necessario a riportare alla soglia di 3 dollari al giorno gli 831 milioni di persone che vivono in povertà estrema.
Le risorse e le energie dei miliardari non vengono spese però in questa direzione. Al contrario, vengono utilizzate per consolidare posizioni già di forte predominio: negli Stati Uniti, ricorda il rapporto, le aziende associate ai 10 uomini più ricchi del mondo hanno speso 88 milioni di dollari nel 2024, una cifra superiore a quella complessiva spesa da tutti i sindacati, che si ferma a 55 milioni.
Il predominio dei ricchi crea società con disuguaglianze sempre più forti anche perché lo stato sociale, dall'istruzione alla sanità pubbliche, regredisce per mancanza o diversa distribuzione delle risorse.
Ecco perché la disuguaglianza è la porta dei sistemi autoritari: se un Paese con uno stato sociale ancora importante come la Svezia ha «una probabilità di regredire dal punto di vista democratico del 4%», calcola Oxfam, per gli Stati Uniti si arriva all'8,4% e per il Sudafrica al 31%.
Che disuguaglianze e autocrazia vadano di pari passo emerge anche da un altro dato: «Tra il 2018 e il 2024 il numero di persone che vivono in Paesi con uno spazio civico represso è aumentato del 67%».
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