Gli sgherri alle Olimpiadi
di Michele Serra
Anche se Tajani non ce lo spiegava, lo sapevano già da soli che gli uomini dell'Ice in arrivo in Italia per le Olimpiadi non saranno mascherati e non spareranno agli slalomisti che non si fermano all'alt. Magari avranno perfino modi educati, che nell'America di Trump sta diventando un'eccezione, anzi una stravaganza. Ma non è questo il punto.
Il punto, altamente simbolico, fortemente politico, è che quella milizia di sgherri strapagati, politicamente non neutrali, al servizio del potere e non del cittadino, è mal voluta da chiunque sappia distinguere la prepotenza dal diritto. E se non è diventato pura retorica, se ne rimane almeno qualche briciola, anche il contesto olimpico non si direbbe il più adatto a reggere la presenza di una milizia brutale e arrogante. Già, lo spirito olimpico: si fermavano le guerre, nell'antica Grecia, quando c'erano le Olimpiadi. La violenza spiccia e sanguinaria cedeva il campo, sia pure per un attimo, alla competizione tra gli atleti arrivati da ovunque. Si faceva pace nel nome di quello che un giorno si sarebbe chiamato sport.
Si sa che le Olimpiadi (come lo sport nel suo insieme) sono diventate un business. Ma nel nome di quel poco, forse pochissimo che rimane dello spirito olimpico, anche se nessuno osa sognare che anche le Olimpiadi moderne siano l'occasione giusta per fermare le guerre: che accidenti c'entra l'Ice, con il suo spirito di sopraffazione, con le Olimpiadi?
Vance e chi altro arrivi in rappresentanza degli Stati Uniti abbia la cura e la gentilezza di non farsi scortare da quei miliziani, che qui in Italia piacciono solo al Salvini, nemmeno a tutti i suoi elettori. C'è un limite all'arroganza, e c'è un dovere degli ospiti di non essere di impiccio. Ice, go home.
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