I limiti del fascismo
di Michele Serra
Si sa che i fascisti, in Italia, sono tanti. D'altra parte, si tratta di
un classico del made in Italy: stupirsi di quanti italiani siano
fascisti sarebbe come meravigliarsi che a Bologna ci sono i
tortellini, a Torino i gianduiotti e ad Alberobello i trulli.
Ma, così a occhio, i fascisti non sembrerebbero in numero tale
da poter sostenere una quantità di partiti fascisti già adesso
impressionante, da Guinness dei primati. Tentando un
riepilogo: ci sono i vecchi titolari di Fratelli d'Italia (non tutti
fascisti, c'è anche Crosetto); la Lega di Salvini, a mio personale
giudizio il più fascista mai visto dai tempi della Marcia su
Roma; le antiche botteghe Forza Nuova e CasaPound, puro
vintage, nella tradizione gloriosa del manesco nazionale; più la
miriade di sigle e siglette di teste rasate, gioventù hitleriane,
pulitori etnici, negazionisti, remigrazionisti, ultras di stadio
con più tatuaggi che neuroni, neotemplari da operetta e
nibelunghi da birreria.
Ce n'è abbastanza? No, non ce n'è abbastanza. Pare che il
generale Vannacci (la cui somiglianza con Alberto Sordi
aumenta mese dopo mese, e non cessa di entusiasmarci) abbia
depositato il marchio di un ennesimo partito fascista, con
tanto di caratteri solennemente littori. Si chiama Futuro
Nazionale. Ce la farà? È possibile sopravvivere in tre, in
quattro, in cinque, in dieci, contendendosi la stessa fascia, anzi
lo stesso fascio di mercato?
Ammetto di seguire con malcelata simpatia il tentativo di
Vannacci. Rappresenta, in quel mondo lugubre e minaccioso,
la variante impazzita. Farà danni soprattutto ai partiti
confinanti, probabilmente anche a se stesso. I limiti dello
sviluppo riguardano anche il fascismo: più di tanto, non può
svilupparsi.
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