La Spezia. La violenza nelle scuole è anche il segno di un abbandono
Cari colleghi dell’Istituto Einaudi-Chiodo, vi scriviamo con il cuore pesante, colpiti nel profondo dall’immane tragedia che ha sconvolto la vostra comunità scolastica. In momenti come questo, le parole sembrano svuotate di senso, eppure sentiamo il dovere etico e professionale di non lasciarvi soli nel silenzio e nel dolore. Siamo al vostro fianco perché conosciamo bene la fatica di chi opera ogni giorno in prima linea.
Le nostre classi sono diventate laboratori di estrema complessità, dove si incrociano fragilità eterogenee, problemi comportamentali e disagi emotivi ogni anno più profondi e diffusi. In questo contesto, spesso incontriamo famiglie che come noi sono in difficoltà nell’affrontare la complessità del ruolo educativo, lasciando i docenti tragicamente soli a gestire dinamiche che vanno ben oltre l’istruzione e la didattica. I nostri ragazzi vivono immersi in un contesto reale e virtuale pervaso dalla violenza, dove l’aggressività fisica e verbale è diventata quotidianità e il rispetto di se stessi e degli altri sembra dimenticato. In questo scenario, l’educazione all’affettività e all’empatia verso il prossimo deve tornare ad avere un ruolo centrale. Tuttavia, il lavoro in classe non può bastare se la comunità non fa sistema: senza una collaborazione reale tra servizi territoriali, istituzioni e famiglie, l’impegno del docente resta un gesto isolato, che non trova appoggio al di fuori delle mura scolastiche. È troppo facile scaricare la colpa sulla scuola anziché affrontare in modo collegiale la complessità di questa emergenza educativa e del crescente disagio sociale. Abbiamo bisogno di risposte concrete: dalla presenza di uno psicologo in pianta stabile che faccia da raccordo con le strutture sanitarie, a risorse reali per l’integrazione degli alunni. La gestione di tale complessità continua a gravare solo sulla nostra buona volontà.
È necessario che la scuola smetta di essere considerata un costo da tagliare e torni a essere un investimento vitale; ogni taglio al personale, in piena emergenza educativa, non fa che lasciare i docenti ancora più soli: la società intera deve invece avere il coraggio di farsi carico del problema e affrontare concretamente l’emergenza. Vi abbracciamo con forza, condividendo la vostra ferita che è la ferita di tutta la scuola italiana. Restiamo uniti nella difesa della dignità del nostro lavoro. Con profonda stima e vicinanza.
i colleghi dell’I.I.S. “Capellini-Sauro”
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