martedì 20 gennaio 2026

V

 

Addio Valentino

l'eleganza del genio 


DI BRUNELLA GIOVARA

Dovete pensare a cos'era Voghera nel 1932, quando nasceva Valentino Garavani, da padre commerciante di articoli elettrici, e cos'era ancora nel 1949, quando se ne staccò per volare altrove, finalmente libero dalla provincia più bassa, pesante come il fango d'inverno.

E dovete quindi considerare la successiva magnifica carriera, forse primo stilista italiano, poi incoronato imperatore della moda, data una sua naturale attitudine al bello e l'amore per il lusso, acquisito nel tempo e sempre rischiarato da certi lampi rossi, tra i mille colori che ha usato resterà famoso per quel punto di rosso. Ma era un uomo nato nella nebbia, e quindi attirato dal fuoco, dalla creazione, dalla fama, dalla opulenza evidente, mai nascosta nelle pieghe degli abiti, ma esibita, con eleganza, ma immediatamente riconoscibile, in quella sua cifra sontuosa.

E bisogna anche ricordare le parole di Giorgio Bocca, quando raccontò quella stessa provincia ormai volgarmente ricca, "fare soldi, per fare soldi, per fare soldi". L'incipit famoso si riferiva a Vigevano, ma la sostanza non cambia, Vigevano e Voghera distano un'ora di macchina. Il figlio del commerciante la abbandonò ai suoi traffici, e ci ripassò raramente. Roma, era la sua casa. E prima, Parigi, e poi anche Londra, ma mai più Voghera.

Ci è tornato una volta nel 2022, e quasi di nascosto. Il Comune gli porgeva finalmente omaggio con una grande mostra delle sue opere più belle, nel vecchio Teatro Sociale chiuso da anni. E lì, davanti a quei manichini, il couturier famoso nel mondo ha versato molte lacrime, sicuramente pensando ai tempi passati. L'anno dopo il Teatro è stato restaurato e finalmente riaperto, e a lui dedicato.

Mandò un messaggio: "Il teatro è una forma d'arte meravigliosa che ha avuto un'influenza incredibile sul mio lavoro e sulla mia carriera". Aggiungeva che "tanti giovani avranno la possibilità di avvicinarsi a questo mondo senza allontanarsi troppo da casa".

Lui, se ne era proprio andato, adieu! Nel '49 a Parigi, alla École des Beaux Arts. Ragazzino, ma così bravo da essere preso da Jean Dessés, a imparare i fondamentali, e poi da Guy Laroche, il perfezionamento. Poi Roma, nel 1959, in una sfida con l'alta moda italiana, perché Milano ancora non c'era, c'era praticamente solo la Biki che vestiva le dame e anche la Callas.

A Roma c'erano già le sorelle Fontana, c'era Schuberth, c'era Capucci. Tutti vestivano le dive di Cinecittà, la Lollobrigida, la Gardner e le altre che erano testimonial senza sapere di esserlo, della moda all'italiana, non più francese ma fatta a Roma, nelle modisterie con le sarte in camice bianco. Artigiane, mani d'oro, ricamatrici bravissime, una solida struttura su cui Valentino fondò il suo impero personale, e a cui rese anche un onesto omaggio, con una foto che lo ritraeva al centro del gruppo delle "sue" sarte, sulla scalinata di piazza di Spagna.

C'è un'altra foto famosa, della lunga vita professionale valentiniana, ed è quella scattata a Milano nel 1985, con i 12 big del Made in Italy, Versace, Armani, Missoni e Moschino, Krizia, Ferrè, Soprani, Mario Valentino, Mila Schoen, e i romani: Biagiotti, Fendi, Valentino. Nell'immagine prevale il pret à porter, che lui sdegnava, preferendo clientela più alta, anzi altissima.

Regine, in subordine principesse. Semi regine, anche vedove, Jackie Kennedy, in nero Valentino e veletta al funerale del marito. Ma in bianco corto, giacchino di pizzo e maniche lunghe (e fiocco tra i capelli cotonati belli alti), dalla collezione Bianca, già strafamosa.

Quante dive ha vestito? Migliaia. Liz Taylor, nelle ultime e ottave nozze, con l'operaio Fortensky, pizzo a balze, scollatura molto generosa (e c'era al suo fianco l'amico Michael Jackson).

E c'era al fianco di Valentino, ma da molto tempo prima, il bel Giancarlo Giammetti, conosciuto a Roma nel 1960 e subito amato, forse per sempre, visto che i due hanno convissuto per anni anche dopo la separazione, assieme alle rispettive mamme, in un palazzo che lasciava abbondante respiro ed eleganza a tutto lo strano (per molti) menage. E come viveva, il serissimo Valentino, la sua non nascosta relazione gay? Con discrezione elegante, va da sé.

Coppia professionale, non solo amorosa. A lui la parte creativa, a Giancarlo quella di imprenditore. E questo fin dalla prima sfilata, a Pitti 1962, quando il debuttante esce in passerella per ultimo, ma uno strano tam tam convince giornalisti e buyer a fermarsi (forse era stata la Vreeland, a convincere tutti).

Quel tardo pomeriggio, lì è cominciato il successo, lì è decollato il marchio vincente, nei 45 anni in cui ha fatto sognare e desiderare a molte uno dei suoi inarrivabili capi, a poterseli permettere. Fino all'addio (professionale) al mondo, con la festa di 3 giorni davanti al Colosseo, gli ospiti vip, la grande pompa che ha segnato l'uscita.

Fino a ieri, Giammetti c'è stato. Coppia raffinata, impeccabile, nel taglio delle giacche e nell'accostamento dei colori, dovendo e volendo apparire insieme nella sede di Place Vendôme, e a Palazzo Mignanelli, a Gstaad e anche nel castello di Wideville, sempre con gli amati cani carlini, che ormai non se li filava più nessuno da secoli, e in altre meravigliose dimore, nel senso barocco del termine.

E si può ben dire, adesso, che la sua è una generazione a finire. E che nelle successive evoluzioni dello stile Valentino, resta ancora visibile il marchio di origine (non il logo, che è un'altra cosa) ma proprio il segno tracciato da un uomo, in volant, rose di tulle, sete, ricami, e non era solo una V.

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