Da quando arrivarono a “salvarci” distribuendo cioccolata, gli americani ci hanno progressivamente imposto il loro mainstream, indirizzandoci nella cultura, nell’abbigliamento, nei gusti alimentari, perfino nell’idea stessa di libertà.
Grazie all’immensa turbina di immaginario hollywoodiano, per lustri abbiamo idealizzato gli indiani come i cattivi — probabilmente negli anni Sessanta le madri dicevano ai bambini: “vai a letto, sennò arriva Toro Seduto con l’accetta”.
Poi li abbiamo seguiti pedissequamente nelle loro scorribande d’invasione: i “balordi” si sono via via trasformati in vietcong, cubani, iracheni, afghani, libici, gazawi. E il loro mainstream si è sempre inglobato nel nostro — “vai a letto che sennò chiamo Saddam!” — mantenendoci pienamente nel nostro rassicurante status di proni babbei.
Oggi, con alla Casa Bianca un eclatante psicopatico, succeduto a un guerrafondaio rincoglionito travestito da democratico, la situazione è degenerata in una sottomissione ridicola, saltimbanchesca, fantozziana.
Un mainstream che nei prossimi secoli verrà studiato da storici sbigottiti.
Stiamo infatti normalizzando l’idea che, se all’Energumeno Biondo servono petrolio o minerali rari, possa decidere di arrestare un capo di Stato — certamente un dittatore, ma pur sempre un capo di Stato — oppure comprarsi un’isola ghiacciata perché funzionale ai suoi progetti.
Accettiamo persino l’ipotesi di un nuovo “ordine pubblico” affidato a squadracce di stampo nazista, tipo Gestapo, autorizzate a uccidere e sequestrare esseri umani in nome della democrazia — di sto cazzo.
E ci sottomettiamo alle intimidazioni economiche, allo spettro dei dazi brandito come una clava.
Quel malato di mente, osannato dal “nero per sempre” guidato dalla Caciotta Bionda, si è inoltre circondato di psicopatici ultratradizionalisti e maniaci ideologici — Rubio, Vance — che lo sostengono in tutto, usando la fede nel modo peggiore possibile.
Come non ricordare allora il Grande Inquisitore di Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, quando si rivolge a Dio dicendo:
“Tu ci disturbi. Noi abbiamo corretto la tua opera.”
E infine Gaza.
Quel non voler vedere — anzi, polverizzare — l’ecatombe di settantamila civili, tra cui moltissimi bambini. L’inverno nelle tende, la fame, la carestia.
Tutto oscurato dal diktat dello scellerato grande amico dell’assassino sionista.
Ora persino il progetto di “ricostruzione”, con lui al comando, seguito e coccolato da orchi privi di qualsiasi moralità, tra cui giganteggia il padre di tutte le carogne: Tony Blair.
Questa Europa flaccida, sottomessa e intenta ad armarsi per sudditanza contro un nemico in larga parte immaginario, contribuisce a rafforzare il mainstream di questo tempo insalubre e terribilmente pericoloso.
(Vai a letto, che sennò chiamo un bimbo di Gaza.)

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