sabato 2 ottobre 2021

Marco e i proni al nulla

 

Le ignoranze parallele
di Marco Travaglio
Per dare l’idea dell’informazione italiana, bastano i titoli dei giornali di ieri sulla sentenza Lucano. Le ignoranze (o convenienze) parallele di destra e sinistra l’hanno dipinta come la condanna di una politica di accoglienza dei migranti – il “modello Riace” – senza neppure accorgersi che da quell’accusa, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, l’ex sindaco è stato assolto. A entrambi i fronti però fa comodo raccontare che è stato punito il “buonismo” (visto da destra, per goderne) e il “reato di integrazione” (visto da sinistra, per indignarsene). Peccato che la condanna riguardi tutt’altro. L’apoteosi del doppiopesismo, che è l’altra peste del cosiddetto giornalismo, si è toccata invece mercoledì a Stasera Italia su Rete4, ospite la Raggi. Paolo Liguori: “La Raggi è incoerente perché ha detto no alla grande occasione delle Olimpiadi e ora applaude Draghi che candida Roma a Expo”. Raggi: “Veramente l’ho candidata io, ci lavoro da due anni, avrà ricadute per 45 miliardi, mentre i Giochi con 13 miliardi di debiti non potevamo permetterceli”. Massimiliano Fuksas esalta la “classe dirigente capace che a Roma non c’è”: lui la trovò a Milano “con Berlusconi e Formigoni” (entrambi pregiudicati, ma a Rete4 è meglio non dirlo). Quanto alle Olimpiadi, “non costano perché le paga quasi tutte il Coni”: strano, perché non c’è edizione che non abbia devastato le casse della sventurata città ospitante.
La Palombelli inchioda la sindaca a una grave colpa: “Il Codice degli appalti è cambiato 102 volte negli ultimi anni?”. Raggi: “Li ha fatti il Parlamento, io faccio la sindaca”. Ah già. Veronica De Romanis, moglie di Bini Smaghi e vedova del Mes: “Roma è un disastro, i rifiuti, le buche…”. Liguori: “E i cinghiali: situazione miserabile!”. Raggi: “Gli impianti dei rifiuti e gli animali sono competenza regionale”. Ah già. Liguori: “Il commissario alle partecipate dice che nulla è cambiato”. Raggi: “Non ho commissari alle partecipate”. E vabbè, dài, che sarà mai. Fuksas: “Il Comune ha comprato la stazione Tuscolana che era già sua”. Raggi: “No, era dell’Atac”. Ah ecco, vabbè. Palombelli: “Che fate contro lo spaccio di droga?”. Raggi: “Ho assunto 1500 vigili, ma l’ordine pubblico è materia del governo e della Polizia”. Ah già, vabbè. Fuksas: “Ci vorrebbero progetti culturali sulle periferie”. Raggi: “La invito alla mostra ‘Roma Eternità nel Futuro’ con 100 progetti di rigenerazione urbana”. Fuksas: “Non ci vengo a vedere i suoi progetti!”. Raggi: “Non sono miei, sono della città”. Palombelli a bruciapelo: “Conte piace alle ragazze: e a lei?”. Liguori s’illumina d’immenso: “Domenica, su quattro candidati, come minimo due vanno al ballottaggio”. Ma potrebbero pure essere di più. The end, in tutti i sensi.

Anto'

 

La bestia manda tutto a puttani per 1.500 euro
di Antonio Padellaro
Eh no, fermi tutti, non è giusto, non ci sto, se poi si scopre che il Carroccio è sul punto di scarrucolare, Matteo Salvini di cappottare, la destra intera di sgrugnarsi, Michetti e Bernardo di inabissarsi (ma ce la fanno benissimo da soli), e tutto perché la famosa, terribile, spietata, ghignante, grugnante Bestia ha il braccino corto, beh allora ditelo che in questo Paese non funziona più niente, neppure i complotti. Sì, c’avevamo fatto la bocca ai torbidi misteri del cascinale di Belfiore, alle tante tessere che non quadrano, alle troppe incongruenze delle indagini, alle versioni contrastanti dei modelli rumeni, al Maghetto Magò della Rete incastrato dai Poteri Fortissimi (oppure dai Servizi, o dai Pupari, o dalla Giustizia a Orologeria, o dalla Spectre, o vai a sapere). Angosciosi ci agitavano gli interrogativi su chi ha portato la bottiglietta con la droga (se poi era davvero droga), e sul quarto uomo che parlava russo (o forse non era russo, o forse non parlava, o forse neppure c’era). Ma soprattutto la bomba che, guarda caso, deflagra a cinque giorni dalle elezioni, cribbio, non ci faceva letteralmente chiudere occhio.
Poi, ieri mattina, leggiamo avidamente le cronache immaginando nuove rivelazioni sulla tentacolare cospirazione, e ci cascano le braccia. Apprendiamo sgomenti che rispetto al prezzo pattuito di quattromila euro (duemilacinquecento versati con regolare bonifico), ai prestatori d’opera non ne sono stati saldati millecinquecento. Che insomma il Guru ha fatto casino, tanto che ne nasce un litigio e quando la pattuglia arriva sul viale alberato del cascinale, i carabinieri “trovano i due romeni e Morisi che urlano” (Repubblica). Purtroppo avete letto bene: “urlano”. Come in una qualsiasi volgare rissa da marciapiede. Come se in quel fatale attimo della storia patria in ballo non ci fossero le sorti del partito di maggioranza relativa, l’immagine adamantina di un leader chino sui problemi del Paese, ma anche la stabilità del governo e la credibilità stessa delle istituzioni. Almeno, ai bei tempi di Villa Certosa l’“utilizzatore finale” Silvio non solo pagava senza fiatare ma accompagnava il dovuto con dei preziosi cadeau. Altro stile. Noi, che pure con Salvini non abbiamo mai legato, non ci sentiremmo di biasimarlo se fosse un tantino irritato con il suo geniale spin doctor. Uno che poteva rovinare la vita a chiunque, e ne ha rovinate parecchie. Uno che girava a bordo di una Maserati Levante. Uno che per millecinquecento euro più Iva ha mandato tutto a puttani.

Solo per allocchi

 


Giuro che non ci credo!

 


Mi domando che senso abbia esportare copie di capolavori inestimabili in terre intrise di dollaroni, omettendo di esporre parti intime perché offenderebbero la loro cultura - ma non erano le terre del nuovo Rinascimento come il Saltimbanco sproloquiò un po' di tempo fa? -
Non capisco come sia stato possibile accettare questa censura in nome dell'Expo di Dubai, e quindi affari - arabi - potere - misoginia ecc.
Il David lo avrebbero dovuto accogliere nella sua interezza, nella meravigliosa globalità, con rispetto e riverenza. In questo modo è quanto di più blasfemo e urticante si possa immaginare. Solo la testa e la gambe! Stento ancora a crederci! E il bello è che tutto questo oramai è normalità!
Altro che Expo e futuro! Qui ci si sta adeguando al più triste ed oscuro dei medioevi!
Vuoi una copia del David? Bene te la preparo.
Come dici? Ti offendono le nudità? Benissimo, il David resta qua e se lo vorrai vedere dovrai venire a Firenze, ammirandolo nella sua totalità. Nel frattempo fatti un giro a rimirar le dune. E va' a ciapa' i ratt!

venerdì 1 ottobre 2021

Io sto con Loro


Ci sono persone, ne conosco una per fortuna, che agiscono per fede e convinzione cercando di raggiungere obiettivi ardui, accidentati, al limite del possibile, pronti pervicacemente a ridicolizzare norme, codicilli, leggi, scontrandosi probabilmente con la mentalità di questo mondo che persegue reati senza contestualizzarli, al fine di aiutare il prossimo, gli ultimi. Ci sono persone, ne conosco una per fortuna, il cui nettare, essenza dell’essere, viene focalizzato nella smania irrefrenabile di combattere il sopruso, la prevaricazione dell’altro, la ridicolizzazione del debole. Mimmo Lucano, al momento, lo considero uno di questi fortunati prescelti: arruffoni, incoscienti, sregolati, costantemente in movimento per forgiare un mondo diverso, migliore, come il don che conosco io, che m’infonde tanta gioia e speranza, e certezza, pur nel turbinio, a volte insalubre, architettato per sbeffeggiare gli apparenti sovrani delle nostre esistenze.

Ritocchino



Ho dovuto vedere alcune scene de “La stanza del figlio” di Moretti per riprendermi dall’abnorme scompiscio provocatomi da questa foto! I fiori, la badante con l’abito da educanda e poi Lui, col viso riportato, dagli inarrivabili suoi maestri del tarocco photoshoppato, ai tempi della famigerata discesa in campo, infarcita dalle vomitevoli parole “l’Italia è il paese che amo” diventata la spoletta saltata per la successiva deflagrazione culturale nostrana, l’innesco della perdizione nazionale con l’arrivo sul proscenio di diversamente gnomi di sinistra, vedasi l’Ebetino su tutti. E dietro quella povera Fascina collegialmente agghindata per l’ennesimo trucco parrucco per sdoganare verso il Quirinale un pagatore di tangenti alla mafia, ci siamo tutti noi, storditi, batuffolati, scialbi, rintronati, orfani di una sana opposizione riformista, con ronf ronf Letta dedito più ai sudoku che alla lotta contro questo mondo che Al Tappone rappresenta al meglio, pregno di occulti nostalgici fascisti raggomitolati sotto le ali della rombante “io sono Giorgia.”

Tomaso

 

L’ignavia del Pd a Orbetello: destra e sinistra sono uguali
di Tomaso Montanari
La sinistra si è fermata a Orbetello. Nella bella cittadina etrusca e poi spagnola dell’ultimo lembo meridionale di Toscana, il Partito democratico è riuscito nel capolavoro di sbagliare formalmente la presentazione della lista alle Comunali di dopodomani: e così prima il Tar e poi il Consiglio di Stato non hanno potuto che certificarne l’esclusione.
Ma non è qua che si è fermata la sinistra, bensì subito dopo, nella linea politica scelta dal Pd locale: che “lascia liberi gli elettori”, decidendo di non dare nessuna indicazione di voto. Con l’ormai ex candidato Mario Chiavetta che dichiara alla stampa di sentirsi “equidistante dalle due liste” che rimangono in lizza: in assenza dei 5 Stelle, una civica collegata a Sinistra Italiana e una apertamente di destra (con candidati espressi dalla Lega e da Fratelli d’Italia).
In pratica, un’esortazione al non voto, alla scheda bianca o nulla: un chiamarsi fuori dalla politica che tradisce un’idea barbarica della democrazia.
Si sbaglierebbe a liquidarlo come un pittoresco incidente provinciale. Alla lettera in cui un piccolo gruppo di due professori (compreso chi scrive), uno scrittore e una ex sindaca chiedeva a Enrico Letta una spiegazione, il segretario non ha risposto se non con una sibillina frase in un’intervista: “Certo non possiamo appoggiare la destra dopo quello che è successo alla nostra lista”. Invece della risposta alla domanda naturale (“perché diavolo non appoggiate la sinistra?”), una specie di excusatio non petita rivolta a chi si aspettava che il Pd appoggiasse la destra.
Unica voce dissenziente nel partito, quella libera e responsabile di Gianni Cuperlo, che ha dichiarato che “se succede che in un comune la lista del Pd non venga ammessa per dei vizi procedurali, la conseguenza non può essere astenersi da una scelta di campo. E ciò anche dinanzi a divisioni e differenze che possono avere attraversato una alleanza larga di centrosinistra… E se a misurarsi nelle urne sono una candidatura di sinistra e un’altra sostenuta dalla destra la scelta dev’essere netta: si vota la candidatura espressione della sinistra e ci si batte per sconfiggere la destra e i suoi valori regressivi sul fronte della libertà e dei diritti. Questo io farei oggi a Orbetello chiedendo a Sinistra Italiana di favorire nel merito del programma il percorso dell’unità. Possiamo farlo anche raccogliendo gli appelli giunti da più parti. Penso che molti dal più grande partito del centrosinistra questo si attendono”.
Cuperlo ha ragione: in molti se lo attendono. Ma il silenzio di Letta fa intendere che questa attesa sarà vana: la sua dichiarata aspirazione a un partito che tenga insieme gli interessi dei padroni e quelli dei lavoratori (che in qualsiasi sana democrazia devono invece potersi affrontare in incruento conflitto) fa capire che la formula del governo Draghi – cioè quella di un governo di destra, con la destra – non sia affatto emergenziale o transeunte, ma rappresenti per molti dirigenti del Pd un traguardo da difendere.
Sterilizzare la democrazia, seppellire la politica, rinunciare a ogni visione alternativa del Paese e della società, garantire a oltranza lo stato delle cose, cioè i rapporti di forza esistenti: sembra proprio questa la vocazione del Pd come è fotografata dalla svolta di Orbetello.
C’è però ancora una via d’uscita: nella tradizione italiana la salvezza viene spesso dai margini, non dal centro. Gli elettori del Pd di Orbetello possono ancora fare la differenza: votando secondo coscienza democratica, contro una destra il cui vero volto fa davvero spavento. Sarebbe una splendida lezione.